Martedì, 15 Giugno 2021
Economia

"Il nostro lavoro non è un gioco": la protesta di acconciatori ed estetisti

Saracinesche alzate, ma senza accogliere clienti, per chiedere la riapertura. Al danno, la beffa degli artigiani che operano in nero

Nella foto di apertura, Alessandra Bene.

LECCE – Porte aperte, ma non al pubblico. Anche a Lecce e in provincia, dalle 9 alle 13 di oggi, acconciatori ed estetisti che fanno capo a Confartigianato hanno aderito alla manifestazione “bianca” delle imprese del benessere organizzata in tutta la Puglia. Un modo per protestare a causa degli effetti sull’economia per la zona rossa senza, di fatto, violarla.  

Parrucchieri e centri di bellezza, così, si sono uniti idealmente da nord a sud della penisola salentina, con una manifestazione simbolica e pacifica, consistita nell’alzare le saracinesche dei propri saloni, senza accogliere clientela all’interno, per non violare le restrizioni. Il tutto al grido di: “Il nostro lavoro non è un gioco”. Obiettivo dichiarato, opporsi al divieto di apertura per le attività del benessere.

“Abbiamo aperto le porte per far vedere che ci siamo anche noi e che la categoria non può essere dimenticata dalle istituzioni”, spiega Roberta Apos, presidente della categoria acconciatori di Confartigianato imprese Lecce. “Il nostro settore rientra tra le attività socialmente utili e ha bisogno di rimettersi in moto al più presto, anche in zona rossa. Per questo chiediamo di poter tornare a lavorare in sicurezza per offrire un servizio ritenuto essenziale per la cura della persona”.

“In questo modo - aggiunge Apos - impediamo anche il proliferare dell’abusivismo evitando che la professione venga svolta senza alcuna regola, creando un possibile pericolo sanitario. Il momento è difficile per tutti ma non lasciamo che l’illegalità vinca e che diventi la normalità. I dati sui contagi ci dicono che non possiamo abbassare la guardia”. Da qui, anche un monito: “La riapertura dei saloni deve essere accompagnata da responsabilità e buon senso da parte di tutti”.

È facile intravedere dietro a questa manifestazione l’esasperazione per una chiusura prolungata. Piccoli e medi imprenditori si sentono oggi in ginocchio, con l’aggravio di subire anche la concorrenza sleale di artigiani abusivi che operano in nero e, inutile anche dirlo, trascurando le regole anti-contagio.

Al coro della protesta si aggiunge Alessandra Bene, presidente della categoria estetica di Confartigianato Lecce, che spiega: “Abbiamo deciso di manifestare aprendo le nostre attività per dare voce alle difficoltà dei tanti professionisti del settore che stanno vivendo un periodo di profonda crisi. La chiusura delle attività del comparto benessere è una assurdità e ad andarci di mezzo non siamo solo noi imprenditori ma l’intera comunità. I nostri centri estetici sono sicuri. Fin dall’inizio della pandemia abbiamo rispettato tutte le procedure interne per garantire la massima protezione dei nostri collaboratori e dei clienti. Mentre noi siamo chiusi l’abusivismo non si ferma: questo è un rischio per la salute di tutti. Ecco perché - conclude - chiediamo di poter tornare subito a lavorare”.

Secondo il centro studi di Confartigianato Puglia, sono 9.664 le aziende attive del comparto tra “servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici”, “saloni di barbiere e parrucchiere”, attività legate ai “servizi degli istituti di bellezza”, imprese si occupano di “servizi di manicure e pedicure” (categorie indicate da specifici codici Ateco). In base alle province, 2.931 operano in quella di Bari; 1.079 in quella di Barletta-Andria-Trani; 1.003 in quella di Brindisi; 1.249 in quella di Foggia; 2.155 in quella di Lecce; 1.247 in quella di Taranto. Si calcola che la chiusura delle attività abbia determinato, solo nel 2020, una perdita di ricavi per 2 miliardi e 104 milioni di euro. Mentre, sulla base dei dati dell’Istat, si stima nei servizi alla persona un tasso di lavoro indipendente irregolare del 28 per cento.

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