Lunedì, 20 Settembre 2021
Economia

Lecce, protesta contro i tagli scolastici della Gelmini

Precari sfilano davanti alla Prefettura in un clima surreale: alto dispiego di forze dell'ordine per pochi manifestanti, presenza-assenza dei sindacati, latitanza di molti politici con poche eccezioni

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LECCE - L'Italia è una Repubblica fondata sullo stage e sull'attesa. Un tempo c'era il lavoro: oggi si tira a campare con precariato ed amarezza. Sono giorni di fuoco questi, infatti, per la scuola italiana, investita dai nuovi tagli di cattedre, prodotti dal ministro della Pubblica Istruzione (o come la definisce qualcuno della Pubblica "Distruzione"), Maria Stella Gelmini, che hanno dato il via ad una serie di proteste lungo tutto lo stivale. Disagi per gli insegnanti di ruolo di alcune materie scolastiche e disagi soprattutto per i precari, che non sono di ruolo e che da settembre a giugno rimarranno disoccupati, nonostante l'indennità di disoccupazione e la maggiore facilità di supplenza, garantite dalla responsabile del dicastero nel suo piano di riforma. I manifestanti non vogliono "contentini" e la protesta non tarda a cessare. Anche a Lecce, nella mattinata, si è svolta una manifestazione dei precari salentini della scuola contro i tagli gelminiani: hanno realizzato un sit-in nei pressi della Prefettura, prima di dirigersi in prossimità della sede del Provveditorato, in via Cicolella.

Eppure la protesta nel capoluogo salentino, nonostante l'orda d'urto su scala nazionale, si è svolta in un'atmosfera quanto mai inattesa, con una certa "confusione logica": pochi, ad esempio, i partecipanti, circa una cinquantina di persone, andate via via scemando col passare delle ore. A dispetto della scarna presenza dei protestanti, è stato quanto meno sorprendente l'alto dispiego di forze dell'ordine, quasi come ci si trovasse in una succursale improvvisata del G8 di Genova.

Ma quel che più ha stupito i manifestanti è stata l'assenza di alcuni soggetti, che avrebbero dovuto e potuto partecipare: i presenti lamentano soprattutto di essere stati abbandonati dai sindacati. Per qualche minuto sono comparse le insegne delle principali organizzazioni sindacali, ma, come per incanto, ad un certo punto, si sono misteriosamente volatilizzate. Anche la politica sembra aver disertato un appuntamento, per dimostrare vicinanza e partecipazione alle incertezze di alcuni cittadini: in particolare, nessun rappresentante dell'opposizione nazionale e locale si è fatto vedere, a parte il solo Francesco D'Agata dell'Italia dei Valori.

L'unica ad esprimere solidarietà ai manifestanti e a scusarsi per la propria assenza è l'onorevole Teresa Bellanova, parlamentare del Pd e componente della Commissione Lavoro della Camera, che proprio in queste ore manifesta il proprio sostegno a quanti hanno protestato davanti alla Prefettura. La deputata spiega di non aver potuto prendere parte alla manifestazione, accanto ai lavoratori, per impegni precedentemente assunti, e a loro rivolge un pensiero scritto: "Da tempo mi muovo dentro e fuori il Parlamento per segnalare la gravità della situazione in cui versa la scuola e in cui ancor più questo Governo intende affossarla. Migliaia di insegnanti precari con anni di esperienza alle spalle e grande competenza si ritrovano oggi senza lavoro e senza prospettive; nella stessa condizione anche migliaia di lavoratori del personale Ata. Se si tenesse davvero in conto di quanto l'istruzione incida sul futuro del Paese, non saremmo costretti a sentire le aberranti battute del centrodestra sulla scuola come 'ammortizzatore sociale'. Nel Mezzogiorno, poi, i tagli alla scuola avranno conseguenze ben peggiori visto il già alto tasso di disoccupazione. Ricordiamoci che la risorsa del Mezzogiorno sono le persone: è anche per questo che la scuola va difesa, perché più le persone avranno la possibilità di studiare e progredire, più potranno contribuire alla crescita del territorio e del Paese nel suo complesso. La mia solidarietà e il mio impegno, allora, per questi lavoratori, e accanto ai sindacati che ne difendono i legittimi diritti".


Diritti appunto. Quelli che alcuni dei manifestanti ancora più svantaggiati hanno chiesto ad alta voce: perché se l'attenzione spesso và sui precari, esistono categorie spesso ignorate che sono ancora più in difficoltà. Gente iscritta nelle graduatorie scolastiche da oltre due anni, che non hanno mai avuto la possibilità di lavorare. Il precariato, del resto, ha molte facce. La più drammatica è quella della speranza disattesa.

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