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Domenica, 22 Maggio 2022
Economia

Turismo, stato di salute non perfetto: cercasi ricetta per risalire

Il report per Unioncamere di Puglia evidenzia il crollo delle prenotazioni e la difficoltà a destagionalizzare. Vadrucci: "Puntare sugli investimenti promozionali"

LECCE – Qual è lo stato di salute della fetta economica legata al turismo, fra i settori trainanti della Puglia? Non proprio ottimale, specie dopo due anni di pandemia, ma con qualche segnale di ripresa da considerare. C’è però molto ancora da lavorare, specie sul fronte della destagionalizzazione, di cui si discute da decenni in Puglia come nel Salento.

Questo e molto altri rivela il primo report di analisi economico-territoriale per Unioncamere di Puglia, con cifre e dati illustrati da Francesco De Giorgio, segretario generale della Camera di commercio di Lecce, insieme con Flavia Maria Coccia, di Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche). Elementi e analisi che, secondo il commento del presidente dell’ente camerale leccese, Mario Vadrucci “alla vigilia di un’importante stagione, sono da leggere con particolare attenzione”.

Puglia, un'offerta pari al 5,6% della nazione

L’offerta turistica pugliese, specifica il report, conta 35.501 imprese registrate al quarto trimestre del 2021, pari cioè, al 5,6 per cento dell’intera filiera nazionale. Gli addetti al settore regionale sono poco più di 142 mila, il 5,4 per cento del totale nazionale. Basti pensare che prendendo in esame le sole province di Bari e Lecce, esse rappresentano il 60 per cento dell’offerta in Puglia, in termini di imprese (Bari 36,4 per cento; Lecce 23,8 per cento) e oltre il 65 per cento in termini di addetti (Bari 41,6 per cento; Lecce 23,8 per cento).

Ebbene, al quarto trimestre del 2021, per la Puglia si registra un tasso di natalità dello 0,6 per cento a fronte di un tasso di mortalità d’impresa dell’1,8 per cento. Si ha un saldo negativo pari a -1,2 per cento, una flessione che, precisano i redattori del report, si pone in linea con il valore fatto registrare nello stesso periodo dell’anno precedente (-1,1 per cento), ma che risulta leggermente superiore a quello del 2019 (-0,8 per cento).

In questo quadro, le imprese di ristorazione rappresentano addirittura il 64 per cento della filiera turistica regionale. Taranto e Brindisi fanno registrare valori superiori alla media regionale con, rispettivamente, il 70,5 e il 67,2 per cento sul totale delle due province. In provincia di Lecce il dato è pari al 59,8 per cento.  Seguono le imprese di alloggio, che costituiscono il 12,4 per cento della filiera (17 per cento nella provincia di Lecce, prima in Puglia).

Il crollo del sistema ricettivo

Per quanto riguarda il mercato alternativo, dai dati forniti da Airdna risultano circa 66 mila le offerte disponibili nella regione, di cui oltre 58mila sono appartamenti per locazioni brevi e 7.445 camere in affitto o in b&b. Si tratta di un’offerta almeno sette volte superiore al sistema ricettivo ufficiale che è paria 8.786 strutture, di cui 4.324 b&b. Ed è un mercato che ha sofferto a sua volta degli effetti della pandemia, se è vero che l’estate scorsa si è registrato il -13 per cento di strutture presenti sul mercato legato a Airb&b.

In generale, non sono ottimi i segnali che arrivano dal sistema ricettivo, se è vero che nei primi sei mesi dell’anno in Puglia si sono avuto livelli definiti significativamente bassi dei tassi di occupazione delle camere rispetto alla media nazionale. A giugno, rivela l’indagine, le imprese ricettive pugliesi hanno venduto solamente il 36,6 per cento della disponibilità del periodo contro la media nazionale del 42,3 per cento. Percentuale che tende a crescere a luglio (63,7 per cento) fino a raggiungere il picco, di quasi l’84 per cento, ad agosto, collocandosi al di sopra della media nazionale (81,5 per cento).

Già, ma i redattori dell’analisi spiegano anche che il dato di agosto non è sufficiente a compensare il calo di vendite degli altri mesi dell’anno: la Puglia registra una flessione di 7 punti percentuali nel tasso medio annuale di occupazione delle camere del 2021 rispetto al 2020 (Italia +14,2 punti percentuali). L’effetto, quello di un fenomeno di stagionalità ristretta con il rischio di affollamento. Il che non rappresenta necessariamente qualcosa di positivo in termini di pressione turistica. E, circa le varie problematiche riscontrate, l’indagine effettuata presso le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere rileva che, nel corso del 2021 – fatto ritenuto significativo – fra le altre cose, quasi il 34 per cento delle strutture ha dichiarato di aver incontrato difficoltà nel reperimento del personale stagionale, il che per gli analisti assume un certo rilievo in relazione alle performance di vendite stagionali nei mesi di luglio e agosto. In Puglia, infine, un’impresa ricettiva su due stima perdite in bilancio, in linea con la media italiana (54 per cento).

Lecce, la più amata dagli stranieri

Inutile dire che la pandemia ha avuto un impatto devastante, con una significativa flessione della domanda dall’estero e dalla stessa Italia. Nel 2020 in Puglia si è avuto un decremento del 45,5 per cento in termini di arrivi e di quasi il 70 per cento in termini di presenze. A pesare, soprattutto la componente italiana della clientela (-75,4 per cento). E tuttavia, seppur significativo, il decremento dei flussi turistici risulta comunque più contenuto rispetto ad altre regioni. Tanto che la Puglia è cresciuta in termini di quota di mercato sul sistema turistico nazionale.

C’è da dire che, rispetto al resto della regione, la provincia di Lecce registra un indice di specializzazione turistica internazionale (cioè il rapporto tra il peso in percentuale delle presenze straniere nella provincia e quello in Italia) di 0,9 punti, grazie soprattutto alle sue mete balneari. Mentre, circa l’indice di pressione turistica, che misura l’impatto che i flussi hanno sul territorio, sulla popolazione residente e sul turista stesso, in testa si trovano le province di Foggia e Lecce, con, rispettivamente, 1,4 e 1,2 punti nella scala. Dati superiori alla media regionale e a quella nazionale, ma valori, come già evidenziato, che dipendono dall’affollamento estivo nei mesi di luglio e agosto.

Segnali di ripresa dai dati del 2021

Se lo scenario è stato drammatico nel 2020, segnali di ripresa arrivano dalle stime relative alle presenze turistiche nel 2021. Per la Puglia, spiega il report, i primi dati stimati sul consuntivo 2021 prevedono un incremento di quasi il 35 per cento rispetto al 2020, ovvero 13.664.000 presenze, tra italiani e stranieri. Sono valori prossimi a quelli prima della pandemia (le stime elaborate al 2021 evidenziando una flessione di dell’11,5 per cento rispetto al 2019) e un gap meno evidente rispetto a quello della media italiana (+19,3 per cento le presenze medie rispetto al 2020 con un divario ancora del -43,1 rispetto al 2019).

Come dice il presidente della Camera di commercio di Lecce, Vadrucci, a commento dell’analisi, i dati ribadiscono la “fondamentale importanza del turismo per la Puglia e il Salento in particolare, visto che le cifre del comparto, che rappresenta il 5,6 per cento dell’intera filiera turistica nazionale, impegnano tutti gli addetti ai lavori, pubblici e privati, ad una riflessione nuova del fenomeno che tra Bari e Lecce copre il 60 per cento dell’offerta turistica pugliese”.

Ma quale la ricetta? Per Vadrucci “appare chiaro che, dopo le cifre dei due anni di pandemia, che hanno sconvolto il panorama turistico pugliese (il 50 per cento degli operatori ha dichiarato che chiuderà in perdita anche quest’anno), bisogna puntare forte sugli investimenti promozionali, visto che le prenotazioni dei primi sei mesi dell’anno fanno segnare ancora coefficienti bassi di occupazione degli esercizi ricettivi. Né si può confidare ancora, come negli anni appena trascorsi, sui ricavi dei due mesi di luglio e agosto, collegati con il turismo balneare”.

Scarica da qui il Report sul turismo *

“La ricerca Isnart – prosegue Vadrucci - ha confermato che i turisti vengono in Puglia e soprattutto nel Salento per le motivazioni ormai note: la presenza di numerose località costiere nonché la qualità delle acque rende la motivazione balneare (24,1 per cento) la principale scelta tra i turisti. Segue la ricchezza del patrimonio artistico/monumentale (21,8 per cento).  Tra le altre, il 14,5 per cento dei turisti sceglie la Puglia per riposarsi, il 13,4 per cento per lo shopping e il 9 per cento per interessi gastronomici”.

“Non cambiano, quindi, le abitudini e la destagionalizzazione è ancora tutta da realizzare”, prosegue il presidente dell’ente camerale, nella sua analisi. “Occorrono manifestazioni di richiamo, culturali ed economiche ma anche ambientali, vista l’importanza sempre crescente del turismo che privilegia la sostenibilità e la salvaguardia dell’ambiente. E poi incentivi per le imprese turistiche che hanno bisogno di rinnovare alberghi e ricettività alternative per renderle adeguate alle nuove esigenze, ma anche per i ristoranti e le attività collaterali, che andrebbero maggiormente controllate, come tutto il comparto. Confidiamo che la Regione possa riprendere pienamente la sua attività di sostegno e promozione dell’attività turistica, accanto alle imprese che sono chiamate ad un ulteriore sforzo per non vanificare i risultati lusinghieri raggiunti prima della pandemia”.

In conclusione: “La Camera di commercio di Lecce – dice Vadrucci - s’impegna a cercare di coagulare l’attenzione di istituzioni e aziende sull’importanza del turismo per capire, insieme agli attori protagonisti di questo fondamentale comparto, le cose che si possono mettere in campo per far sì che il Salento torni ad essere punto di riferimento nazionale nella filiera turistica italiana”.

* Il report è in Pdf. Non si può scaricare con l'app. Occorre collegarsi con un browser da mobile o da pc. 

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