L’azienda licenzia tutti. E’ caos nella mensa dell’ospedale di San Cesario

Dal primo dicembre Rr Puglia lascerà l'impianto, procedendo al licenziamento collettivo di tutto il personale. Cgil:"La Asl deve richiamare l'azienda alle proprie responsabilità, o affidare servizio e personale ad un'altra ditta"

L'ospedale di San Cesario di Lecce

LECCE – L’azienda Rr Puglia, che gestisce in appalto per la Asl di Lecce il servizio di mensa presso il nosocomio di San Cesario, mette tutti in mobilità. La notizia ormai è ufficiale e dal primo dicembre l’azienda lascerà l’impianto a causa di un aumento dei costi di produzione che determinano il servizio ristorazione “in perdita”, svolto in condizioni “proibitive” .

Dalla crisi aziendale al licenziamento collettivo del personale il passo è cortissimo. Mancano una manciata di giorni, tempo in cui, secondo Mirko Moscaggiuri di Filcams Cgil, bisogna correre ai ripari.

Due sono le alternative: poiché dal mese prossimo i degenti non potranno restare senza pasto durante il ricovero ospedaliero, “o l’azienda sanitaria richiama Rr Puglia alle proprie responsabilità, sollevando il rischio dell’interruzione di pubblico servizio, oppure bisogna convocare tutte le altre società in appalto nei vari nosocomi, per capire chi è disponibile a proseguire l’attività a San Cesario”. Con relativo assorbimento del personale che attualmente ammonta a 16 unità.

Il disagio registrato nel presidio ospedaliero del comune leccese rappresenta quasi un paradosso nel panorama sanitario salentino. Il piano di rientro sanitario firmato nel 2010 dall’allora governo Berlusconi con il presidente regionale Nichi Vendola, prevedeva una strategia di riordino ospedaliero con chiusure, ridimensionamenti e valorizzazioni di alcuni reparti, i cui effetti, a pioggia, si fanno sentire sino ad oggi.

Nel caso specifico, l’ospedale di San Cesario sarebbe dovuto diventare un polo d’eccellenza per la riabilitazione, con un aumento dei posti letto sino alle 100 unità. Al contrario, con la chiusura del reparto di cardiologia i degenti ricoverati sono poco più di 40. E la contrazione del numero dei pasti quotidiani potrebbe influire ulteriormente sul mantenimento dei livelli occupazionali.

Sei dipendenti di Rr Puglia da due anni usufruiscono degli ammortizzatori sociali mentre “l’azienda aveva già tentato di ridurre il personale”, aggiunge Moscaggiuri. Una richiesta che i sindacati hanno rispedito al mittente “perché non era possibile operare ulteriori tagli proprio in virtù di questi lavoratori entrati in cassa integrazione tenute a zero ore. Ciò avrebbe significato rimanere senza un’adeguata forza numerica per garantire il servizio nell’ospedale”. 

Il percorso di riabilitazione viene comunque svolto in convezione con le cliniche private, “ma se dovessero riaprire cardiologia, così come appare probabile, si potrebbe di nuovo contare su un numero maggiore di ricoverati e quindi su un incremento del servizio”, aggiunge il sindacalista Cgil.

Sullo sfondo rimane l’espletamento del nuovo bando di gara, fermo presso l’agenzia regionale sanitaria dal un bel po’, che prevedeva novità importanti come l’uniformazione della tipologia del servizio mensa in tutti gli ospedali, gestita da un unico committente. Neppure un mese addietro di parlava della necessità di velocizzare i tempi per la nuova gara, onde evitare il rischio licenziamento dei lavoratori ed assicurare il passaggio di tutto il personale nel nuovo appalto.

 

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