Lidi in muratura, appello a Conte e Grillo per non “affondare” totalmente

Il nuovo portavoce dei balneari pertinenziali, l’avvocato gallipolino Bartolo Ravenna, ha richiesto interventi urgenti al Governo e al leader del M5S sul nodo irrisolto dell’aumento dei canoni. Interessate circa 300 imprese e 2500 posti di lavoro

GALLIPOLI - La situazione della categoria dei balneari pertinenziali, i gestori di stabilimenti e beni demaniali storici in muratura, era già al collasso prima ancora dell’arrivo dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus, ma la pandemia ha contribuito a decretarne il fatidico “colpo di grazia”.

Dopo l’appello reiterato nei mesi scorsi e le manifestazioni di sensibilizzazione in quel di Roma del coordinamento dei concessionari pertinenziali, già presieduto da Walter Galli, per chiedere al Governo centrale l’abolizione dei valori Omi (i cosiddetti canoni di mercato) che hanno determinato un aumento esponenziale degli oneri dei titoli concessori tra il 500 e il 5 mila per cento, alla luce della ripresa al buio della stagione turistica parte una nuova sollecitazione posta all’attenzione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e nel contempo anche al leader del M5S, Beppe Grillo. Resta infatti di estrema attualità la necessità di adottare misure straordinarie per il comparto turistico e in particolare per le circa 300 imprese pertinenziali (quelle legate alle concessioni aventi a oggetto beni in muratura realizzati sul demanio e incamerati dallo Stato) rispetto alle 29.700 imprese balneari tradizionali, che fin dal 2007 hanno subito un criterio di calcolo dei canoni collegato ai valori Omi che ha determinato un maxi aumento degli importi concessori tra i 100 e i 250 mila euro annui.

Il nuovo grido d’allarme e l’innalzamento della soglia di attenzione viene veicolato dal nuovo portavoce nazionale del Coordinamento dei concessionari pertinenziali italiani, l’avvocato gallipolino Bartolo Ravenna, esperto in demanio marittimo e che già lo scorso anno aveva avanzato una proposta per salvare dal naufragio l’attività delle circa 300 imprese italiane che oltre agli storici servizi alla clientela fidelizzata garantiscono 2.500 posti di lavoro, di cui circa 2 mila a tempo indeterminato. L’abolizione dei valori Omi, la chiusura dei contenziosi in atto o comunque il riequilibrio con equità dei canoni demaniali di tutte le 30 mila concessioni demaniali, rimangono tra le priorità perseguite per impedire che queste imprese, che rientrano tra le categorie economiche più danneggiate dall’emergenza Covid, possano finire nel baratro più totale.

“Ricevo da Walter Galli il timone di una barca con a bordo un equipaggio stremato che, però, continua a navigare in mare aperto, speranzoso di toccare la riva” scrive l’avvocato Ravenna, “sulle murate della barca continuano ad infrangersi le onde dell’indifferenza politica che, invece, dovrebbe soccorrere l’equipaggio impaurito, oltre che per dovere civico, per consapevolezza di un’ingiustizia causata. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, forse ancora non conosce a pieno la tragedia dei concessionari pertinenziali italiani inginocchiati da una legge dello Stato unanimemente riconosciuta ingiusta. Per questo chiediamo al presidente, e per il suo tramite al Governo, ed al Parlamento di informarsi e stroncate il consumarsi di questa ingiustizia. E lo chiediamo anche a Beppe Grillo che tanto ripudia le ingiustizie Italiane, anche in qualità di padre incontestato di un movimento politico che, invece, senza ragione alcuna, dicono caparbiamente osteggiare una soluzione salvifica di questa categoria di onesti lavoratori”.  

“Vorremo parlare e che fossero spiegate eventualmente le ragioni del paventato dissenso” incalza Ravenna, “e bisogna fate subito in modo che la nave riprenda, pian piano, a navigare in sicurezza, dando forza a quell’equipaggio che, per poco ancora, riesce a trovarla negli occhi dei propri figli e dei loro padri i quali, pure, quella nave hanno contribuito a costruire. Nel frattempo l’equipaggio, continuerà a sperare, incuriosito di capire, per quanto ancora, la macchina dei soccorsi sarà capace di rimanere silente. E sempre che la disperazione non prenda il sopravvento. Ringraziamo il presidente Conte e Beppe Grillo” conclude il portavoce salentino dei pertinenziali, “per l’attenzione che vorranno dedicare e per quello che riterranno di fare per una storia davvero triste ed oramai fuori tempo massimo. Il Coordinamento dei concessionari italiani resta a disposizione per una costruttiva collaborazione volta a ricercare un ragionevole e definitivo percorso risolutore”.

Come hanno avuto modo di spiegare in diverse interviste e con interventi su riviste di settore e mass media, tanto Walter Galli quanto Bartolo Ravenna hanno rimarcato che "la classe dei concessionari pertinenziali non potendo adeguare in modo proporzionale i prezzi dei propri servizi, sono stati costretti in questi anni ad accumulare debiti per ingenti somme che si sono aggiunte agli altrettanto esosi costi collegati alla gestione di un bene in muratura tra manutenzione e pressione fiscale e tributaria”.

Questa situazione ha esposto i pertinenziali a cartelle di pagamento, pignoramenti, decadenze delle concessioni e ordini di sgombero da beni gestiti per generazioni, alcuni dei quali già riconsegnati (è già accaduto sul litorale di Viareggio, così come a Cervia o a Rimini) e con imprenditori che hanno dovuto gettare la spugna a fronte di richieste di canoni annuali di migliaia di euro. Anche da Federbalneari, a livello nazionale e locale, è giunto un monito e la sottoscrizione all’appello lanciato dal coordinamento dei concessionari pertinenziali affinché, in questo momento, siano poste in essere tutte le misure necessarie per salvare la categoria, e quindi per l’abrogazione, anche in via provvisoria, della determina del calcolo del canone con i valori Omi, con una contestuale equiparazione delle pertinenze alle aree occupate da impianti di difficile rimozione.

“E’ del tutto evidente che per i pertinenziali” conclude l’avvocato Ravenna, “non si tratta, come per le altre categorie imprenditoriali italiane, di gestire solo le già catastrofiche conseguenze dell’evento pandemico, il cui danno rimarrà circoscritto alla interruzione dell’attività e al tempo necessario per la ripresa, ma di aver un quadro normativo urgente e salvifico dell’intera categoria a cui l’emergenza coronavirus ha dato il colpo di grazia”. Sul litorale salentino vivono sull’orlo di una crisi economica irreversibile e con la mannaia dei canoni pertinenziali alle stelle anche alcune strutture balneari storiche, con beni in muratura, che attendono segnali risolutivi da parte delle istituzioni e del governo centrale.             

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