Mercato immobiliare: provincia in ripresa, mentre il capoluogo frena ancora

Nel 2015 a Lecce è calato il numero di compravendite rispetto all'anno precedente mentre nel resto del Salento torna il segno più. Rilevazione dell'Osservatorio Economico di Confartigianato Imprese

LECCE – Mercato immobiliare con il segno negativo nel capoluogo, mentre in provincia si registra un incremento delle transazioni: flessione del 3,5 per cento da una parte, crescita del 2,4 per cento dall’altra.  Lo dice uno studio dell’Osservatorio Economico di Confartigianato.

In valore assoluto nel 2015 sono state 5mila 148 le unità abitative vendute in provincia e 926 nella città di Lecce. In entrambi i contesti la tipologia più venduta è stata quella definita media.  Cioè da 90 a 120 metri quadrati, tra i 5,5 e i 7 vani.

“La ripresa del mercato immobiliare – commenta Davide Stasi, direttore dell’osservatorio – procede a doppia velocità con la periferia e la provincia che sembrano avere una marcia in più rispetto al capoluogo che, invece, indietreggia. L’area urbana, purtroppo, continua a perdere appeal perché non viene riqualificata, tantomeno valorizzata”.

Il responsabile del centro studi spiega il differenziale in parte con la possibilità di trovare nell’hinterland di Lecce e in provincia una scelta tra le varie tipologie che in città non c’è. Più in generale sono tre i fattori che hanno inciso sull’andamento delle compravendite: la stretta del credito, il peso dalla burocrazia e la pressione fiscale e tributaria: nel 2012, l’entrata a regime dell’Imu ha certamente contribuito a determinare una contrazione nel volume di compravendite.  Il 2015 ha però mostrato segnali di inversione di marcia.

“Si conferma in questa direzione  cruciale per il consolidamento della ripresa – ha aggiunto Stasi - il ruolo del credito, per il quale è vietato abbassare la guardia nonostante i tassi ai minimi e la crescita delle stipule. In assenza di una situazione reddituale o patrimoniale affidabile non è facile superare il vaglio degli uffici creditizi. Non deve ingannare – conclude Stasi – il boom delle erogazioni, la cui dinamica di crescita a doppia cifra risulta favorita dalle surroghe, ossia dalla possibilità di cambiare le condizioni (tasso e durata) di un mutuo già acceso”.

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