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Economia

Metro, sciopero dei dipendenti. I sindacati non firmano l’accordo

In concomitanza con la trattativa a livello nazionale, i lavoratori incrociano le braccia anche nel punto vendita di Lecce. Fragassi, Cgil: “Per ottenere il rinnovo della cassa integrazione l’azienda vuole adesione alla sua proposta. Decideranno i dipendenti”

LECCE – Un’intera giornata di sciopero anche a Lecce all’interno del negozio Metro Cash&Carry dedicato alla distribuzione, all'ingrosso, di prodotti food e no food per le attività commerciali. L’adesione dei dipendenti, che nel solo Salento ammontano a 70 unità, tra lavoratori a tempo pieno e part time, è stata buona, per quanto l’intero punto vendita non sia stato chiuso e siano rimaste comunque in funzione due casse.

Ma, come avvisa la sindacalista Filcams Cgil Valentina Fragassi, i disagi non sono mancati. In linea con quanto accaduto sull’intero territorio nazionale giacché la giornata di oggi è stata dedicata ad una mobilitazione generale. In concomitanza con la trattativa tenuta dai vertici nazionali della società insieme alle parti sociali.

I problemi per i dipendenti di Metro sono iniziati, infatti, un anno addietro. Quando l’azienda ha comunicato ai sindacati Cgil, Cisl e Uil le proprie difficoltà economiche legate ad un calo consistente del fatturato. La crisi aziendale ha avuto, come conseguenza, l’attivazione della cassa integrazione in scadenza a metà novembre.

A distanza di 11 mesi, tuttavia, le sorti di alcuni punti vendita appaiono ancora fortemente in bilico. “A rischio” ci sarebbero i negozi di tre città tra cui Bari. Per quanto riguarda il Salento, invece, i sindacati di categoria attendevano rassicurazioni chiare circa il proseguo degli ammortizzatori sociali che, però, non sarebbero arrivate.

“Metro ha confermato oggi la propria volontà di non licenziare nessuno, ma per la continuazione degli ammortizzatori sociali richiede la massima condivisione della propria proposta di rilancio dell’attività- spiega Valentina Fragassi -. Il progetto di Metro prevede l’attivazione dei contratti di solidarietà per un tetto massimo del 40 percento, una flessibilità lavorativa di cui però già gode per contratto e l’applicazione del part time, fatti salvi alcuni reparti della distribuzione che ritiene strategici e l’infungibilità di determinate figure professionali”.

A conti fatti i sindacati, oggi, non hanno firmato l’accordo. E si sono riservati la possibilità di discuterne, preventivamente, con gli stessi lavoratori, sottoponendo la questione al loro voto diretto. Se ne riparlerà il 26 novembre oppure il 2 dicembre, date scelte dalla società per strappare l’intesa dei sindacati.

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