Giovedì, 23 Settembre 2021
Economia

Olivicoltori in agitazione: "Sindaci, intervenite voi"

Le associazioni inviano un documento ai primi cittadini della provincia di Lecce, chiedendo una serie di interventi per tutelare il comparto. A partire da maggiori e ferrei controlli alle frontiere

Il settore olivicolo salentino versa in gravi condizioni. Tanto da portare ad un vero e proprio stato di agitazione. Aprol, Cosal, Coopolio, Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Copagri, Confcooperative e Lega coop di Lecce e Oopp di Martano scrivono dunque ai sindaci della provincia per arrivare ad un'immediata risoluzione delle problematiche di uno fra i comparti economici più importanti del Salento. "Non si è ancora riusciti a smaltire la produzione olearia della scorsa campagna e la presente campagna olivicola si presenta con una buona produzione dal punto di vista qualitativo", dicono cooperative, organizzazioni professionali agricole e organizzazioni cooperative. "I prezzi sul mercato dell'olio d'oliva sono bassissimi e per la buona qualità del prodotto non superano, ad oggi, i 2,50 euro a chilo". In tutto questo, si registra "la crescita esponenziale di tutti i costi di produzione: dai concimi agli anticrittogamici, dagli antiparassitari ai carburanti, dai costi delle macchine agricole alla manodopera; con aumento dei costi produttivi superiore anche del 200 per cento rispetto all'anno precedente" ed "il ridicolo prezzo che i sansifici sono disposti a riconoscere ai frantoiani per l'acquisto del sottoprodotto sansa".

Secondo le associazioni, "non è possibile continuare a rappresentare l'incudine della produzione olivicola in cui tutti sono abilitati a scaricare i costi di produzione nell'anello più debole della catena, trovare su gli scaffali della Gdo olio extra vergine di oliva, che di tale ha solo il nome, a meno 2,50 al litro", né "è possibile che in Italia si commercializzi il doppio dell'olio extra vergine che produciamo come prodotto nazionale e che, di conseguenza, sugli scaffali della distribuzione una bottiglia su due contiene olio estero senza che ciò venga evidenziato in etichetta" e "consentire ai sansifici, di pagare 0,50 euro +/- 1,00 qle un prodotto che permette ricavi esagerati e slegati da ogni corretta logica industriale, mediante l'esercizio di lobby settoriali".

Ecco perché, "nel proclamare lo stato di agitazione della intera categoria", la domanda rivolta ai primi cittadini è che possano supportare "le seguenti iniziative che si ritiene necessario attivare per attenuare la crisi che attraversa il settore". Ovvero: "Attivazione delle procedure finalizzate ad un controllo immediato, massivo e costante rispetto alla conformità alle normative vigenti in materia di etichettatura dell'origine del prodotto (decreto 9/10/2007) dell'olio extravergine presente sugli scaffali della piccola e grande distribuzione; attivazione delle procedure finalizzate alla effettuazione di controlli puntuali e sistematici nei porti e alle frontiere al fine di verificare l'idoneità del prodotto a garanzia del consumatore ed assicurare la tracciabilità dell'olio di provenienza estera perché non venga "italianizzato" nella fase di imbottigliamento".

E ancora: "Attivazione delle procedure di ritiro dal mercato di olio di oliva da destinare ad usi non alimentari, al fine di decongestionare l'attuale situazione di mercato; relativamente alla sansa vergine autorizzare lo stoccaggio temporaneo presso i frantoio e/o presso eventuali locazioni diverse, che rispettino i requisiti minimi di igiene e sicurezza ambientali da concordarsi con gli Organi vigilanti, al fine di poter utilizzare la sansa come giusto ed efficace ammendante del terreno, da spargersi nei tempi e nei modi più opportuni. Tali interventi - concludono - sono richiesti con la massima urgenza al fine di evitare che gli olivicoltori attivino sistemi di protesta incontrollabili".

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