Economia

Operai ex Bat occupano sala consiliare: "La nostra sia una vertenza nazionale"

Richiamare la multinazionale del tabacco alle sue responsabilità e convincere i suoi dirigenti a partecipare al prossimo incontro ministeriale: riparte il pressing degli operai sulle istituzioni locali. Confronto in aula con il sindaco, Paolo Perrone. Il Comune non ha ancora ratificato il fallimento della riconversione

Alcuni ex operai Bat tra i banchi del consiglio.

LECCE – Si è arenata, per l’ennesima volta, la vertenza ex Bat: un gruppo di lavoratori, insieme ai sindacati metalmeccanici della provincia, questa mattina ha deciso di allestire un presidio permanente all’interno dello stabilimento che, un tempo, serviva alla produzione di sigarette per la multinazionale British American Tobacco. Questo fino al settembre 2010, quando l’azienda ha scelto di chiudere i battenti ed avviare un processo di riconversione del sito che, di fatto, non è stato completato.

Secondo quanto racconta Annarita Morea di Fiom Cgil, l’azienda Iacobucci (coinvolta insieme ad altre due società nel percorso di riconversione della produzione) sarebbe stata intenzionata a portar via anche gli ultimi macchinari dalla ex manifattura. Svuotando completamente lo stabilimento e spegnendo, così, le ultime, flebili, speranze degli operai di recuperare il posto perduto. I lavoratori si stanno giocando il tutto per tutto ed hanno occupato i locali, con l’intenzione di non far partire i camion atti al trasloco.

Una parte di loro si è trasferita, invece, presso Palazzo Carafa insieme ai delegati di Uilm, Fim - Cisl, Failm-Cisal, Ugl, decidendo di occupare la sala consiliare. Lo scopo? Coinvolgere direttamente le istituzioni locali e richiamarle alle proprie responsabilità. “Nel verbale firmato nel settembre 2013 presso il Mise da Comune e Provincia, insieme ai sindacati alimentaristi nazionali, le parti dichiaravano che il percorso di riconversione era completamente avvenuto".

"Ma oggi sappiamo con certezza, e per vie ufficiali, che non è così e che gli operai non sono mai stati coinvolti in nessun progetto lavorativo serio – spiega la segretaria Fiom - . Quel verbale è stato rettificato soltanto dall’amministrazione di Palazzo dei Celestini, il Comune di Lecce non ha ancora smentito nulla", Di questa ambiguità gli operai hanno discusso direttamente con il sindaco Paolo Perrone, intervenuto in tarda mattinata dopo aver partecipato ad una riunione dell'Ato. Il primo cittadino ha accolto le richieste degli operai e si è impegnato a convocare, lunedì 4 maggio alle ore 10.00, l’intera deputazione salentina presso la sala consiliare di Palazzo Carafa.

L’istituzione rappresentata da Perrone, hanno spiegato gli interessati, non può defilarsi, ma dovrebbe collaborare per operare le dovute pressioni sul ministero dello Sviluppo economico affinché la prossima riunione romana convocata per il 14 maggio non si risolva nell’ennesimo ‘nulla di fatto’. L’unica strada per sventare questo rischio è assicurarsi la presenza  della multinazionale del tabacco.

E’ utile sottolineare come il vertice Mise, utile a tirare le fila della presunta riconversione e immaginare percorsi alternativi, abbia già subito diversi slittamenti: la data iniziale, del 15 aprile avallata dagli stessi funzionari ministeriale, è stata posticipata al 27 dello stesso mese ed infine a metà maggio. In questa circostanza la presenza di Bat Italia non è ancora stata confermata. Dalla segreteria del sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, è giunta invece una nuova notizia: il tavolo potrebbe tenersi il 12 maggio a Roma e vedere la presenza diretta della Bat. Ma la comunicazione, per il momento, viaggia sui canali della ufficiosità.

batsindaco-2-2-2L’unica certezza con cui fare i conti è che le tre aziende coinvolte nella riconversione hanno confermato, a più riprese, la loro intenzione di non proseguire con gli investimenti sul territorio. L’ultima, nell’ordine di tempo, è stata proprio Iacobucci che durante l’ultimo, infruttuoso, tavolo del 17 marzo, ha issato bandiera bianca,  dichiarando di aver fatto richiesta di concordato preventivo liquidatorio e di essere pronta a chiudere i battenti.

Iacobucci ha replicato il fallimento industriale che aveva già travolto le altre due sigle, Ip Korus e Hds, ed il rischio di ingrossare le fila dei disoccupati con altre 160 persone ha scatenato le più dure contestazioni degli operai. I lavoratori non hanno esitato a bloccare i punti nevralgici della viabilità urbana, negli ultimi giorni, e sono pronti ad alzare il tiro se le istituzioni non si muoveranno compatte al loro fianco, mirando ad un unico obiettivo: richiamare a responsabilità la vera protagonista dell’intera vertenza, la British American Tobacco.

Il tavolo potrà dirsi completo solo se vi siederanno tutti gli attori secondari, ovvero i soggetti firmatari degli accordi del 2010: sindacati alimentaristi nazionali, metalmeccanici (subentrati in un secondo momento), istituzioni locali e aziende. “Abbiamo chiamato in prefettura per chiedere di essere accolti già nelle prossime ore – aggiunge Annarita Morea -: chiederemo al prefetto Giuliana Perrotta di invitare il Mise al rispetto degli impegni presi a marzo. Dal punto di vista sindacale ci stiamo muovendo per sollecitare un intervento incisivo delle segreterie nazionali: servono pressioni efficaci sul Mise, al pari di quelle messe in atto per altre vertenze che hanno rilievo nazionale. La vertenza non è da meno di qualunque altra problematica italiana”.

Un film già visto, dunque: la scena è quasi una replica del fallimento industriale che aveva già travolto le altre due aziende (Ip e Hads) selezionate per la riconversione industriale del sito. Il rischio di bruciare altri 160 posti di lavoro ha scatenato la reazione animata dei dipendenti ex Bat, al pari di quella dei sindacati che hanno bollato quel tavolo come “il rito finale di una morte annunciata”.

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