Martedì, 15 Giugno 2021
Economia Via Liguria

Un mese prima di chiudere. E la panetteria fornisce un pasto a chi ha bisogno

Un leccese di 32 anni, che ha avviato un'attività solo pochi mesi addietro, sta per abbassare la saracinesca: la sua è una storia, purtroppo, per certi versi comune ma vuole comunque vivere questa facile difficile aiutando chi sta peggio di lui

LECCE - La storia di Alfredo, 32 anni, non fa eccezione rispetto a quella di tanti altri coetanei. Giovani, ma non ancora per molto, che pagano senza averne colpa il peso di un collasso economico dovuto essenzialmente allo sviluppo tentacolare di un apparato amministrativo e burocratico che per mezzo secolo è servito più come sistema di collocamento che come strumento per realizzare efficienza e sviluppo. E che poi si è trovato del tutto impreparato dinanzi alla globalizzazione e alle sue regole selvagge.

Dopo solo cinque mesi di attività, Alfredo è intenzionato a chiudere la panetteria avviata a dicembre a pochi metri dal tribunale penale di Lecce, in via Liguria. Non ce la fa, come tanti, a star dietro ai costi di gestione e gli impegni assunti per il finanziamento iniziale. Ci ha provato a seguire un percorso nella sua città, nel luogo dove vivono i suoi affetti, e non si è mai tirato indietro rispetto ai sacrifici che gli sono stati richiesti: vorrebbe creare le condizioni materiali minime sulle quali costruire un progetto di vita, insieme alla sua fidanzata, ma le speranze con le quali era partito in questa piccola avventura commerciale stanno per svanire.

Dalla sua famiglia ha imparato a rigare sempre dritto, accettando il sudore e il lavoro come unità di misura dell’onestà, e a rifuggire dalle scorciatoie. Tanto da apporre una targa, all’entrata del suo esercizio, dedicata alla madre e alla nonna. Si è ripromesso di tener duro, ma oggi si sente ad un passo dal gettare la spugna. E allora ha scelto di farlo in una maniera particolare: innanzitutto mettendoci la faccia, nonostante in fondo si tratti dell’anticamera di un fallimento, ma anche trasformando il suo locale commerciale in una sorta di centro di ascolto e di aiuto per chi non ha nemmeno di che sfamarsi: “Fino a quando sarà aperta questa attività – recita uno dei cartelli con cui ha rivestito la panetteria – darò la possibilità a chi sta peggio di me di consumare un pasto al giorno senza pagare”.

baudaffi2-3Si chiama “Baudaffi” la panetteria, come il protagonista di “Vieni avanti cretino”:  appena terminato un periodo di detenzione il personaggio interpretato da Lino Banfi viene aiutato a trovare lavoro da un cugino, impiegato in un ufficio collocamento. Allora si poteva cambiere mestiere facilmente mentre oggi - l'esperienza di Alfredo lo dimostra - si fa una gran fatica a tenersene uno, dignitoso. Eppure di promesse ne ha sentite tante e oggi non si fida più della classe politica: non andrà a votare , e non è il solo, mortificato come si sente da ingranaggi che lo calpestano, insensibili, nelle sue legittime aspirazioni ad una vita normale, fatta certo di sacrifici, ma anche di un minimo di serenità.

Quella che ancora riesce a trovare nel calcio, suo passione da sempre: infortunatosi al ginocchio quando era adolescente si è dedicato ad allenare, cosa che continua a fare con una squadra amatoriale. Grazie al mondo del pallone, quello genuino degli allenamenti sulla terra battuta, riesce ancora a regalare agli altri e a se stesso ancora un sorriso ma la vita non si esaurisce in un rettangolo di gioco. E la sua ricerca di una via d'uscita, anche attraverso la visibilità di un racconto mediatico, è una scelta ancora una volta dignitosa, oltre che legittima.

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