Economia

Mercato del lavoro: nel Salento meno partite Iva dopo la riforma Fornero

Nel secondo semestre del 2012, informa Confartigianato, dimezzato il numero delle posizioni aperte in provincia. Il provvedimento punta a far emergere i rapporti subordinati inquadrati come autonomi per il miglior regime fiscale

Elsa Fornero.

LECCE – L’entrata in vigore della riforma del mercato del lavoro ha abbattuto il numero delle partite Iva, anche nel Salento. La conferma arriva da uno studio dell’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Lecce che ha elaborato gli ultimi dati del Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia.

Uno degli obiettivi del provvedimento del ministro Elsa Fornero era, infatti, quello di smascherare i rapporti di lavoro subordinati nella prassi ma inquadrati come collaborazioni a partita Iva, in ragione di una minore imposizione fiscale per le aziende e per i lavoratori “autonomi”.

Sono state 5312 le posizioni aperte in provincia di Lecce nella prima metà del 2012 e solo 2605 nella seconda. Il discrimine, sostiene Confartigianato imprese – diretta da Amedeo Giuri (nella foto) -, sta proprio nella riforma. Nel primo semestre il boom era stato favorito dal nuovo regime fiscale, denominato “Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità”, conseguente al decreto legislativo numero 98 del 2011), che riduce l’imposta sostitutiva dal 20 al 5 per cento e può essere applicato per cinque anni dalle persone fisiche che intraprendono un’attività d’impresa, arte e professione o che l’hanno intrapresa dopo il 31 dicembre 2007.

Amedeo Giuri1-4Per scoprire le partite iva fittizie, la riforma – che prevede tuttavia delle eccezioni - considera legittime solo quelle che hanno ricavi annui lordi superiore a 18mila euro. I lavoratori, inoltre, non possono avere collaborazioni che superano gli otto mesi l’anno e percepire, da uno stesso datore, un corrispettivo che rappresenti più dell’80 per cento dei ricavi complessivamente incassati dal collaboratore. La riforma, dunque, fa scattare l’assunzione se l’80 per cento del reddito arriva dalla stessa azienda, perché se supera questa percentuale, molto probabilmente, si tratterà di un dipendente mascherato.

Qualora l’utilizzo della partita Iva sia improprio, il rapporto si considera una collaborazione coordinata e continuativa, con la conseguenza che, mancando il progetto, si trasforma in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

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