Economia

“Il porto turistico di Otranto s’ha da fare”: lanciata una petizione on line

Dopo il no della Soprintendenza all'opera progettata dalla società Condotte e l'appello del sindaco Cariddi ad un impegno collettivo per non fermare l'iter, sulla piattaforma Change una lettera indirizzata al Ministro Franceschini

OTRANTO - Il porto turistico di Otranto s’ha da fare: cittadini in campo per chiedere attraverso una petizione on line che l’infrastruttura, attesa da circa quarant’anni, nella città dei Martiri, si possa realizzare. Dopo il parere negativo della Soprintendenza al Paesaggio, che ha messo un paletto all’iter di approvazione del progetto di porto esterno e dopo le polemiche dei giorni scorsi, culminate con la conferenza stampa del sindaco, Luciano Cariddi, che aveva rivolto un appello a tutti per superare l’ostacolo burocratico, ecco una risposta nel segno della partecipazione dal basso.

E, infatti, è proprio di queste ore il lancio di una petizione on line, sulla piattaforma Change.org, per chiedere al Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che si dia seguito all’opera. Il progetto del porto turistico di Otranto, che vede la società Condotte d’Acqua responsabile della realizzazione della parte esterna, quella economicamente più rilevante, prevede un investimento di circa 60milioni di euro e dovrebbe garantire l’ingresso nell’area di yacht e imbarcazioni di medie dimensioni.

Lo stop, arrivato dalla Soprintendenza, è stato motivato col cambiamento morfologico del paesaggio esistente, nonostante i pareri favorevoli degli altri enti interpellati e il giudizio positivo delle associazioni ambientaliste, soprattutto alla luce di alcune variazioni fatte dalla società incaricata, a tutela della Posidonia.

Nel testo della petizione (qui), che, al momento, ha raccolto ancora poche firme, si ribadisce come, nella sua ultima formulazione, rivisitata alla luce delle prescrizioni emerse durante il lungo procedimento autorizzativo, l’opera sia “condivisa dalla popolazione locale, che in più occasioni ha manifestato, in questi anni, il suo consenso”. In buona sostanza, poiché la comunità locale, a maggioranza, sembra aver a cuore la realizzazione del porto esterno, sulla base della convinzione che possa rappresentare un volano per l’economia del territorio, si chiede che il Ministro s’impegni ad intervenire per rendere realizzabile l’opera.

“Questa comunità condivide un'idea di sviluppo sostenibile per il nostro territorio – si legge -; ancor più in questa fase storica in cui c'è l'esigenza forte di ripensare i nostri modelli di sviluppo, non certo orientabili verso un'industrializzazione spinta, ma verso la valorizzazione turistica del nostro patrimonio. Lo sviluppo richiede la realizzazione di infrastrutture capaci di attrarre turismo qualificato in grado di garantire anche un graduale ma effettivo ampliamento della stagione”.

Una battaglia, dunque, che sembra giocarsi su più tavoli e che, dopo sette anni di discussioni specifiche sul progetto, non intravede ancora un finale certo. D’altra parte, non si può discutere sul fatto che la maggior parte della comunità locale abbia più volte espresso il proprio favore all’infrastruttura, sebbene esistano diverse incognite, di cui tenere conto, dalle effettive ricadute occupazionali al futuro del diportismo, che, come altri settori, non vive un momento d’oro. La stessa Assonautica, in un recente convegno, tenutosi a Genova a febbraio, ha evidenziato, tenendo conto del rapporto 2013 dell’Osservatorio nautico nazionale, di come, l’ultimo biennio abbia rappresentato il periodo nero del diportismo.

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