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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Economia Santa Cesarea Terme

Contro il parco eolico offshore Pagliaro chiama a raccolta per una nuova protesta

Un sit-in è stato organizzato per domenica prossima, 17 marzo, a Porto Miggiano. “Al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica continuano a piovere istanze di insediamento lungo le coste dal Salento al Gargano”

LECCE – Continua la protesta portata avanti da Paolo Pagliaro, nella doppia veste di capogruppo regionale de La Puglia domani e presidente del Movimento regione Salento contro le centrali eoliche offshore. Una nuova manifestazione è prevista per domenica prossima 17 marzo, alle ore 10, a Porto Miggiano, frazione di Santa Cesarea Terme. Cioè, laddove vi fu la prima, all’inizio del novembre del 2021, di chi contesta gli insediamenti eolici offshore, ritenendoli una minaccia per il mare e il paesaggio.

“Al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica continuano a piovere istanze di insediamento lungo le coste dal Salento al Gargano”, spiega Pagliaro. “Soltanto nel Capo di Leuca sono stati presentati progetti che prevedono concessioni demaniali marittime per 600 chilometri quadrati, quattro volte il territorio dell’unione dei comuni del Capo di Leuca”.

“L’iniziativa di protesta di domenica prossima a Porto Miggiano è aperta a tutti quelli che vogliono difendere la nostra terra, alle forze politiche e alle cariche istituzionali, a tutte le associazioni e a tutti i sindaci del territorio, a prescindere dal colore politico, perché portino la testimonianza del loro dissenso con la fascia tricolore, simbolo di ogni Comune e dell’Italia”, aggiunge il consigliere regionale.

Sempre secondo Pagliaro, le consultazioni dei territori fatte da chi sta portando avanti istanze, sarebbero state, si può riassumere, fumo negli oggi. “La verità è che i territori sono stati ignorati”, tuona. “Un esempio su tutti: il progetto di Odra Energia da novanta pale ciclopiche nel Canale d’Otranto, contro il quale hanno deliberato, inascoltati, ben settantadue Consigli comunali, e hanno espresso parere sfavorevole cittadini, ambientalisti, proloco. Tutto inutile. È stato concesso un misero e irrisorio allontanamento delle pale dalla litoranea, che comunque non servirebbe a mitigare l’impatto di questo impianto colossale su una delle coste più incantevoli al mondo”.

Per la precisione, dai precedenti 9 chilometri si è passati agli attuali 12, ma ciò non sposterebbe la questione reale di un solo centimetro, come già avevano lamentato gli esponenti della sezione del Capo di Leuca di Legambiente. “I mostri galleggianti in mare – dice Pagliaro – sono visibili da ogni punto della costa e in qualsiasi condizione meteo. Un pugno nell’occhio inaccettabile, una cicatrice permanente e un colpo al cuore della nostra terra”. Il tutto, secondo il consigliere regionale, senza reali benefici.
“Lo ribadiamo – sottolinea, ancora, Pagliaro –: siamo favorevoli alle rinnovabili e pronti a dare il nostro contributo alla produzione di energia, ma abbiamo già sacrificato troppo del nostro patrimonio di bellezza all’eolico e al fotovoltaico selvaggi, e non consentiremo ulteriori sfregi. Invece le acque costiere sono divenute prateria di conquista, a causa dell’assenza di un piano regolatore del mare. Il Piano di gestione dello spazio marittimo non è stato ancora presentato a Bruxelles, e ci auguriamo venga recepita la delibera con cui la Regione Puglia ha indicato i porti industriali di Brindisi, Bari e Manfredonia come uniche aree destinate all’eolico offshore”.

Ma per Pagliaro “è necessario che la Regione specifichi nel Pear (il Piano energetico regionale fermo al 2017 e di cui da anni attendiamo l’aggiornamento) queste zone dov’è consentito impiantare le centrali del vento. Non certo, questo sia chiaro, a pochi chilometri dalle nostre coste che vivono di turismo”.

Fra le varie contestazioni mosse, non solo l’impatto visivo dovuto a pale galleggianti che sfiorano i 300 metri di altezza, ma anche il rumore prodotto che disturberebbe la fauna marina, riducendo le zone di pesca e di navigazione. In più, vi sarebbero il potenziale danneggiamento dei fondali con gli ancoraggi e scavi e costruzioni devastanti per gli allacci a terra.

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