Economia

Linea dura di Giuliana Perrotta. Lettera ad Adechi: "Venite in Prefettura"

Scende in campo Giuliana Perrotta, nella delicata vicenda che vede come sfortunati protagonisti i 700 lavoratori. In una missiva si ricorda l'assenza a tutti i tavoli di concertazione della proprietà. "Individuare un futuro"

La protesta dei lavoratori

 

LECCE – Scende in campo il prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta, nella delicata vicenda che vede come sfortunati protagonisti i 700 lavoratori ex Adelchi. E lo fa scrivendo in prima persona alla proprietà del gruppo Adelchi. Una missiva che non è rimasta, come si suol dire, lettera morta. Giovedì, i rappresentanti dell’impresa hanno assicurato il loro impegno a recarsi in Prefettura.

Un’iniziativa importante, quella del prefetto, che non usa mezzi termini. “Mi dicono che malgrado gli inviti – scrive, infatti –, i proprietari della fabbrica che porta il suo nome, non si presentano ai tavoli di concertazione finalizzata a individuare delle soluzioni per assicurare un futuro a quella struttura produttiva”. Dito puntato, dunque, verso una dirigenza che sembra aver lasciato la fabbrica e i lavoratori a un destino che apparirebbe segnato “tra concordati preventivi, delocalizzazioni definitive e una generale deresponsabilizzazione da distribuire tra proprietà e maestranze”.

“Non posso credere però – prosegue il prefetto – che in un momento così delicato per il nostro Paese non si avverta la responsabilità e l’imperativo morale di dare un qualche contributo per tentare, con l’aiuto delle istituzioni, di salvare il salvabile”. Un intervento, quello che arriva dal numero della prefettura, che suona come invito ben preciso a dare una scossa a una situazione sempre più complessa e a “risvegliare l’orgoglio dell’imprenditore e la passione civile e il senso di appartenenza al territorio del cittadino meridionale”. E’ Giuliana Perrotta a scrivere, al termine della missiva a spiegare che il suo è stato “un estremo appello che come Prefetto di questa provincia ho voluto rivolgere ad un esponente della sua classe dirigente”.

La linea dura nasce dalla cassa integrazione straordinaria, la cui ultima scadenza era prevista il 31 dicembre scorso. Le istituzioni, coinvolte a vario titolo nella vicenda occupazionale, si sono riunite più volte in tavoli di concertazione, anche con la partecipazione della deputazione nazionale e a livelli più elevati di Governo, fino a produrre la proroga della misura sino al 31 dicembre 2012, nonché la riattivazione delle procedure, presso il ministero dello Sviluppo economico, per individuare soggetti imprenditoriali a carattere nazionale, interessati a ricollocare i lavoratori anche mediante il riutilizzo dei beni aziendali.

I vari incontri che si sono susseguiti in Prefettura, però, si sono svolti sempre in assenza della proprietà che quindi. Di fatto, un modo per chiamarsi fuori da qualsiasi coinvolgimento in un eventuale progetto di ripresa dell’attività produttiva. 

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