Giovedì, 29 Luglio 2021
Economia

Pro Loco e sagre di qualità, ecco come investire sui piatti che raccontano le tradizioni

Parla Adelmo Carlà, presidente dell'Unione nazionale Pro Loco della provincia di Lecce: "Importante la pianificazione degli eventi, la qualità dei prodotti a chilometro zero - afferma - e l'organizzazione delle manifestazioni nel rispetto dell'ambiente

LECCE – Oltre mille le sagre organizzate in un anno nel Salento. Un numero impressionante di eventi che rischia però di portarsi dietro polemiche sull’organizzazione e sulla qualità dei prodotti. Non a caso la Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) aderente a Confcommercio imprese per l’Italia, prima di entrare nel vivo della stagione estiva, ha messo la mani avanti chiedendo regole e trasparenza con un “manifesto” contenente 7 utili indicazioni per un corretto svolgimento delle sagre. 

Ma la battaglia degli imprenditori, tengono a precisare gli interessati, nulla toglie alla consapevolezza della valenza positiva delle sagre, quali manifestazioni in grado di creare momenti di aggregazione sociale, ma soprattutto di rilevanza per la promozione turistica del territorio attraverso la valorizzazione delle tradizioni locali.
 

Adelmo Carlà è invece il presidente dell’Unione nazionale Pro Loco della provincia di Lecce, l’associazione per eccellenza che in fatto di sagre ha un notevole know how, conoscendo il territorio e le dinamiche che muovo le organizzazioni di questi eventi in lungo e in largo nel Salento.presidenteProloco 003-4

Presidente Carla, come le mettiamo sulla regolamentazione delle centinaia di sagre che si organizzano nel Salento?

Sono d’accordo sulla pianificazione, anzi dirò di più, penso che darsi regole precise sulla qualità dei prodotti da somministrare e sull’organizzazione delle sagre nel rispetto dell’ambiente, siano ormai argomenti imprescindibili per la buona riuscita degli eventi.

Non succede spesso ma accade, sagre che puntano su prodotti che non appartengono alla tradizione culinaria del nostro territorio: qual è la posizione della Pro Loco provinciale?

Nei piatti c’è una storia, una cultura, una tradizione che viene raccontata e la Pro Loco punta proprio su questi aspetti, valorizzando le associazioni che organizzano sagre il cui fine è la promozione del territorio attraverso quell’arte culinaria  che recupera e valorizza le pietanze tradizionali.  Ecco perché il marchio “Salento Food” nel 2010, ecco perché nasce la “Sagra di qualità”, un progetto condiviso da tutti i partner, come per esempio l’iniziativa in cui era presente la Confartigianato con i pasticceri e panificatori salentini, i sommelier . Siamo distanti quindi dalle sagre inventate di sana pianta e che hanno poco a che fare con il nostro territorio.

Può spiegare meglio cosa si intende per sagra di qualità?

E’ un obiettivo impegnativo, perché sagra di qualità significa cambiare cultura per mettere al centro dell’organizzazione di un evento il presupposto di sostenibilità: significa presentare al grande pubblico delle sagre produzioni agricole a chilometro zero,  vale a dire prodotti dell’agroalimentare del posto, il pesce azzurro pescato nel nostro mare, le carni locali.  Non è facile mirare alla qualità con innumerevoli sagre che si organizzano tutto l’anno nel Salento, specie durante il periodo estivo. La Pro Loco non può avere il conto di tutte le sagre, perché conosciamo per certo quelle che organizzano le nostre associazioni, ma siamo intorno a mille eventi l’anno, dato che ci sono Comuni, comprese le loro frazioni, che propongono più manifestazioni  in un anno.  Di queste solo il 20, il 25 per cento sono organizzate dalle Pro Loco. Vorrei ricordare che  Le Pro Loco non nascono per le sagre ma sono le sagre che nascono per le Pro Loco, ecco perché noi abbiamo il dovere di tutelare la nostra storia come associazione non a scopo di lucro, che risale e 133 anni fa.  

C’è chi punta il dito sulle durata delle sagre, quattro giorni sono troppi con il rischio di copromettere il lavoro i ristoratori locali, trattorie, bar… 

Dipende dagli eventi , certo, ma posso assicurare che se una sagra ben organizzata richiama in un paesino della provincia 100mila visitatori, per cui alla fine lavorano tutti, con un notevole incremento dell’economia locale. Pensiamo invece se lì la sagra non si fosse mai organizzata. Ma resta sempre il fatto che le sagre debbono essere regolamentate, aspetto diverso dalla durata in sé dell’evento. Ecco perché teniamo a questo format, eventi organizzati per tempo, regolamentati nel rispetto della qualità dei prodotti e dell’ambiente, con la partecipazioni di tutte le associazioni di categoria.  Ognuno deve fare la propria parte, perché nelle sagre possono partecipare gli chef, i quali propongono determinati piatti che poi possono essere serviti in quella trattoria o in quel ristorante, per esempio. Non è facile, ma è necessario iniziare un percorso formativo a tutti i livelli.

E se le sagre non esistessero?

Ribalto la domanda: se le Pro Loco smettessero di lavorare durante l’estate, cosa accadrebbe?  Le Pro Loco, sia bene inteso, non  organizzano solo sagre, ma raccolgono informazioni preziose sui flussi turistici, propongono attività culturali, aggregano associazioni. La loro presenza è fondamentale soprattutto nei territori a vocazione turistica come il nostro.  Il turista pretende giustamente la qualità del prodotto tradizionale, la qualità dell’organizzazione e sono questi gli aspetti che su cui puntiamo con il coinvolgimento diretto delle associazioni. Stiamo comprendendo, tutti insieme, che la qualità, l’onestà del prodotto, ripagano con il consenso crescente dei visitatori l’impegno che mettiamo nel nostro lavoro”. 

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