Mercoledì, 28 Luglio 2021
Economia

Sanitaservice: poche luci, molte ombre. Nuovo sciopero e presidio a Bari

I lavoratori della società in house di Lecce si sono uniti alla protesta sulle linee guida approvate dalla giunta regionale che impongono limiti stringenti sulle verifiche di bilancio. Usb: "Rischio chiusura ed esternalizzazione. Un ritorno al passato"

I lavoratori leccesi a Bari

BARI – Non c’è pace per le Sanitaservice pugliesi, le società in house create dalle varie Asl al fine di gestire internamente molti servizi appaltati all’esterno. In primis, quello di pulizie cui si sono aggiunti la manutenzione del verde e delle aree comuni, la gestione del servizio informatico e del supporto amministrativo.

E questa mattina è di nuovo sciopero, con annessa manifestazione a Bari, sul lungomare Nazario Sauro a partire dalle prime ore della mattinata. Superate le ‘forche caudine’ dell’articolo 4 della ‘spending review’ che paventava la liquidazione e messa sul mercato delle società partecipate, ora la paura dei lavoratori “internalizzati” è rivolta alle nuove linee guida approvate dalla giunta regionale il 3 dicembre. Il governo pugliese, a detta del sindacato Usb, lascerebbe intravedere una volontà di smantellamento delle varie Sanitaservice, con contestuale ritorno al passato: cioè al vecchio sistema degli appalti per la gestione di alcuni servizi che ora ricadono sotto la competenza diretta delle aziende sanitarie locali, per il tramite della procedura in housing. Quindi, di nuovo, il supporto amministrativo ed informatico, la gestione del verde e via dicendo.

 L’unione sindacale di base ha tenuto diversi incontri con l’assessore regionale alla Sanità, Elena Gentile, per consegnare delle proposte di modifica al provvedimento che in alcuni passaggi risulterebbe addirittura “pericoloso” per la sopravvivenza delle società in house. In particolare, spiega Usb, le linee guida prevedono l’obbligo per i direttori generali di esternalizzare nuovamente i servizi, a fronte di scostamenti rispetto ai costi previsti, anche se “di carattere temporaneo e di lieve entità”. Come a dire: se i conti non tornano perfettamente, nel corso delle verifiche di bilancio anche ravvicinate nei tempi, l’intero banco del gioco potrebbe saltare.

 I paletti fissati dalla giunta regionale risulterebbero “troppo stringenti”  al punto da diventare la nuova spada di Damocle che pende sulla testa dei lavoratori: “Non lasciano alcuna possibilità di rientrare nei costi, né di motivare gli scarti in un arco temporale normale, proprio di qualsiasi bilancio aziendale”, spiegano i sindacalisti Usb che storcono il naso di fronte alla richiesta di provvedere a stilare bilanci con cadenza semestrale o addirittura trimestrale. “Nessuna società al mondo ha l’obbligo di fare questo”, tuonano loro.

 La preoccupazione è massima, poi, rispetto alla possibilità che tra le pieghe delle linee guida, così formulate, si possano trovare dei facili pretesti per decretare la chiusura delle società in house, ponendo fine a quel percorso di  internalizzazioni iniziato, almeno a Lecce, nel 2010. Inoltre, la delibera incriminata conterrebbe anche  un richiamo per le Asl ai vincoli già posti dalla legge di spending review, norma che ostacolerebbe, di fatto, la possibilità di aumentare l’orario di lavoro con contratti full-time.

 L’adesione allo sciopero indetto per oggi è stata piuttosto alta nella Asl di Lecce, al pari di altre realtà regionali, arrivando al picco dell’80 percento a Galatina, del 70 percento a Gallipoli e 60 nel capoluogo e a Casarano. Le richieste del sindacato e dei lavoratori sono chiare: la modifica delle linee guida, con l’esclusione dei vincoli che minano la tenuta di Sanitaservice; il passaggio al tempo pieno per l’intera platea di lavoratori; il completamento dei servizi da internalizzare (tra cui quello di emergenza-urgenza 118); il mantenimento dei servizi già transitati nella società in house, a partire dal supporto amministrativo ed informatico che, in due anni di affidamento, ha garantito un notevole risparmio economico alla Asl di Lecce. 

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