Protestano i lavoratori part-time di Poste: poca trasparenza sul passaggio a full-time

La presunta mancanza di trasparenza riguarda i criteri adottati per 17 di loro. Slc Cgil: "Violati i diritti contrattuali, condizioni salariali da fame e costretti a subire una flessibilità selvaggia". Il 19 febbraio a Lecce assemblea con i lavoratori

Foto di archivio

LECCE - In Poste italiane esiste una giovane comunità di lavoratori part-time che opera ormai da anni negli uffici dell’azienda. “Consideriamo, per questo, anacronistico che accadano fatti come questi in un’azienda così importante” denuncia la Slc Cgil. Poste, a detta del sindacato, infatti, non vorrebbe rendersi conto delle condizione economiche in cui versano questi dipendenti (circa un centinaio nella sola provincia di Lecce), costretti a vivere “con un salario sotto il minimo della sopravvivenza, condannati a subire una flessibilità selvaggia, imposta dal bisogno primario e da un ricatto occupazione continuo, in un contesto sociale in cui il mercato del lavoro, non offre alternative né possibilità di integrare il proprio salario”.

Senza dimenticare che, quando arriveranno alla pensione, se mai ci arriveranno, saranno condannati ad un reddito da fame, visti i versamenti contributivi. “Fra l’altro – ricordano i referenti della categoria Cgil- non sono supportati da nessun ammortizzatore sociale”.

“Molti di questi lavoratori sono stati assunti da oltre quattro anni, per cui apprendere che, a Lecce, l’azienda ha effettuato circa 17 trasformazioni dei contratti da part-time a full-time, senza che della cosa fossero investiti il sindacato e i diretti interessati (così come prevede la norma contrattuale e legislativa)- prosegue Slc Cgil -, lascia presupporre che siamo di fronte a scelte meramente discrezionali”.

E ancora: “L’enorme mole di ore di straordinario lavorato in questi anni, i tanti distacchi temporanei subiti d’ufficio presso altre sedi per coprire le assenze, una carenza d’organico mai dichiarata ma reale, visti i lunghi tempi d’attesa a cui sono costretti cittadini e pensionati, non giustifica la decisione di Poste italiane di trasformare solo una piccola parte dell’organico part-time e fra l’altro in maniera del tutto discrezionale e senza alcuna trasparenza”.

Inoltre la notizia che l’azienda abbia rinviato a data da destinarsi il previsto incontro del 18 febbraio a Bari, proprio sul problema delle trasformazioni in full-time, avvenute nella filiale di Lecce, dimostrerebbe “tutta l’arroganza di Poste italiane che non vuole in nessuna maniera dar conto al sindacato e ai lavoratori delle proprie decisioni”.

Pertanto giovedì 19 febbraio, presso la sede della Cgil di Lecce, in via Merine 33, alle ore 16.30, i lavoratori part-time si riuniranno in assemblea per tracciare insieme una linea utile alla costruzione di una piattaforma rivendicativa, da proporre anche alle altre organizzazioni sindacali, per una posizione chiara e condivisa.

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