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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Vadrucci: “Importante diversificare”

Export, nel 2021 incremento del 25%. Il mercato russo vale 24 milioni di euro

Il settore macchinari e apparecchiature fa da traino per le imprese salentine. Aumento notevole del fatturato dei prodotti mandati negli Stati Uniti. Importazioni: Cina primo fornitore

LECCE – La provincia di Lecce e quella di Bari sono le uniche, in Puglia, a registrare per il 2021 un saldo positivo della bilancia commerciale, pari rispettivamente a 182,3 e 102,2 milioni di euro.

Il dato emerge dalla lettura del report sugli scambi con l’estero, prodotto dal Servizio Studi, Statistica e Informazione economica della Camera di commercio di Lecce. Positivi molti indicatori, nell'ambito di un rilancio evidente sul piano nazionale, a partire dall’aumento del 25 percento su base annua del valore delle esportazioni, con un recupero del terreno perso l'anno precedente.

Il fatturato estero delle imprese salentine è stato di circa 717 milioni di euro, importo che incide per poco più dell’8 percento sul totale dell’export pugliese: è il Barese, infatti, a farla da padrone con quasi la metà del valore complessivo. Il 48 percento delle merci in partenza dal Salento afferisce al comparto macchinari e apparecchiature che ha registrato un incremento di quasi il 42 percento su base annua. Seguono la moda – che include prodotti tessili, articoli di abbigliamento, calzaturiero -, il settore degli alimenti e bevande (con l’export di vino in crescita del 9 percento) e quello dei metalli di base e prodotti in matallo (con incremento analogo).

I mercati europei acquistano il 72 percento delle esportazioni delle imprese della provincia di Lecce, a partire da quelle del settore macchinari e apparecchiature, con la Francia al primo posto, la Germania al secondo e la Polonia al terzo: l’incremento in quest’ultimo caso è stato del 56 percento. Sono però gli Stati Uniti il secondo mercato in assoluto dell’export, con un aumento su base annua di quasi l’80 percento.

Importazioni: Cina primo fornitore

Sul fronte delle importazioni - un volume di 535 milioni di euro - la crescita su base annua è stata complessivamente del 40 percento, del 63 percento nel comparto macchinari e apparecchiature. Il settore moda incide per quasi un quinto del totale. Il principale fornitore delle aziende salentine è la Cina: nel 2021 sono stati acquistati prodotti per circa 123 milioni di euro, mentre le esportazioni verso Pechino ammontano ad appena 6,5 milioni. L’Albania occupa il terzo posto, con un ruolo rilevante giocato dalle materie, come il cuoio conciato e lavorato, che servono per realizzare le scarpe che rientrano in Italia come prodotto finito. Dalla Spagna, invece, che il quinto fornitore della provincia di Lecce arrivano anche olio, per 5,6 milioni di euro, pesci e crostacei, per quasi 4.

Per quanto riguarda Russia e Ucraina bisogna dire che nel 2021 le esportazioni verso il primo paese sono cresciute del 47 percento su base annua, per un totale di 24 milioni di euro mentre il volume delle importazioni non ha raggiunto i due milioni. Marginali, invece, sono i flussi con l’Ucraina: circa 2 milioni vale l’export, appena 320 mila euro valgono le importazioni.

Vadrucci: “Importante diversificare”

Nel commento di Mario Vadrucci, presidente della Camera di Commercio, la soddisfazione per i dati positivi del 2021 fa i conti con la preoccupazione per i primi segnali del 2022: “Nella speranza che gli episodi della guerra lascino al più presto il passo a quelli della diplomazia, occorre che le imprese salentine, che, nel quadro pugliese spiccano per vivacità, trovino, insieme a quelle di tutta la regione, un terreno più favorevole anche sotto il profilo normativo; è importante riuscire a mantenere i ritmi produttivi senza problemi di approvvigionamenti di materie prime, questione che pure sta penalizzando non poco comparti rilevanti come il metalmeccanico e le costruzioni. Anche grazie al supporto delle istituzioni e delle Camere di commercio appare strategico, altresì, in questa fase, riuscire a diversificare i paesi verso i quali le nostre imprese esportano le loro produzioni, individuando quei nuovi mercati di sbocco in grado di compensare eventuali blocchi nell'importazione dei paesi maggiormente coinvolti dagli effetti diretti ed indiretti della crisi internazionale”.

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