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Venerdì, 19 Agosto 2022
Economia

Pensione di reversibilità, si cambia: storica sentenza tutela i percettori di altri redditi

La Corte Costituzionale ha ritenuto giusta la contrazione dell’indennizzo in presenza di altri redditi, ma non rispettosa nei casi in cui si arrivi a decurtazioni superiori alle stesse entrate del beneficiario. Dal Salento numerosi, potenziali ricorsi

LECCE –  Anche dal Salento partiranno domande e ricorsi. La vicenda di un pensionato e vedovo del Tacco, M.S., riguarda infatti diverse centinaia di altri cittadini e cittadine. Appena dallo scorso 30 giugno, infatti, una storica sentenza della Corte costituzionale andrà a modificare la cosiddetta “Riforma Dini” circa le pensioni di reversibilità, quelle che spettano cioè al coniuge superstite di una coppia.

La sentenza sarà recepita nei prossimi giorni, tramite comunicazioni e circolari, dagli uffici dell’Inps: in tanti dalla provincia di Lecce dovranno rivolgersi agli sportelli ad hoc per chiedere gli aggiornamenti dei propri indennizzi. Le modifiche alla legge del 1995, però, non riguarderanno indistintamente tutti i percettori della pensione. Come infatti ci ha spiegato l’avvocato Francesco Pizzuto del Foro di Lecce, rappresentante legale del sindacato Uil, le novità riguarderanno solo coloro che si ritrovino a subire un taglio della pensione di reversibilità superiore all’ammontare di quei redditi che causino loro la decurtazione.

Un passo indietro per fare chiarezza. Va specificato che la pensione viene corrisposta al coniuge nella misura del 60 per cento lordo.(Esempio: se il deceduto riceveva mille euro di pensione, al coniuge superstite ne spetteranno 600). Dal 1995 sono state però introdottre delle riduzioni su quella somma per coloro che percepiscano altri redditi: nei casi in cui il coniuge lavori, o percepisca una propria pensione o ancora disponga di altre forme di reddito.

Si parla di contrazioni che possono essere del 25, del 40 o addirittura del 50 per cento. Il beneficiario può dunque arrivare a percepire la metà della somma della pensione (ricordiamo che questa viene corrisposta per il 60 per cento rispetto alla cifra iniziale e mai per intero).

Sono proprio coloro che si ritrovino tagli maggiori, del 40 e 50 per cento, i potenziali destinatari delle modifiche apportate da questa sentenza. È stata infatti rilevata una parziale illegittimità, da parte della Corte Costituzionale, relativa al comma 41 dell’articolo 1 della Legge Dini. E riguarda, appunto, i casi in cui la riduzione operata arrivi a essere superiore ad altri redditi. Un esempio: se un cittadino dovesse percepire 100mila euro di pensione di reversibilità, ma disponesse al contempo anche di altri redditi per 40mila euro, a causa della riduzione del 50 per cento arriverebbe a perdere 50mila euro. Perderebbe dunque persino più dei redditi che gli causano quell’abbattimento. La riduzione della pensione, in questo caso, dovrebbe essere al massimo pari a 40 mila euro e non superare il reddito già esistente dal percettore. Questa casistica riguarderà numerosi cittadini del Salento che, già dai prossimi giorni, saranno costretti a rivolgersi agli uffici preposti per chiedere aggiornamenti e informazioni circa la propria pensione di reversibilità.

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