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Economia

Saldi estivi, tre famiglie salentine su quattro aspettano al varco il 4 luglio

Il monitoraggio di Confesercenti dà un quadro stabile ma per le famiglie salentine c'è ancora aria di crisi. Se è vero che non si registra un nuovo calo come negli anni precedenti le vendite sono cresciute solo dello 0,78 per cento e lo scontrino medio è passato da 150 a 120 euro

LECCE– I saldi inizieranno sabato 4 luglio e, secondo l’Osservatorio economico di Confesercenti, saranno circa 285mila le famiglie che coglieranno l’occasione per rinnovare il guardaroba in attesa che i capricci del clima concedano alla stagione estiva d’incominciare. In buona sostanza 3 famiglie su 4 quelle che nella provincia salentina starebbero aspettando con impazienza il prossimo weekend, data di avvio dei saldi estivi, per aggiudicarsi qualche capo a prezzi vantaggiosi.

Il trend rilevato dall’associazione dei commercianti si confermerebbe stabile rispetto al 2014, pur se in calo sul 2013, anno terribilis, in cui la crisi aveva portato ben 8 famiglie su 10 a concentrare le spese per rinnovare il guardaroba proprio nel periodo buono. Cosa che se da un lato faceva sperare in una timida ripresa, dall’altro dava il polso della maggior pressione fiscale sui consumatori che si riducevano ad acquistare solo, o per buona parte, merce in saldo. Eppure, a fronte di dati tutto sommato confortanti, la situazione in casa nostra non appare esente da un certo pessimismo. Una vera e propria impennata dei consumi sarà cosa difficile a vedersi, quindi, nonostante l’osannato bonus Renzi sia stato pensato soprattutto in tale ottica.

In città i negozi sono stati già presi d’assalto in questi giorni per visionare prezzi e confrontare marchi e prodotti da acquistare nel periodo degli sconti. Questo infatti, a detta di esperti e associazioni, è il momento giusto per togliersi qualche sfizio in più o accaparrarsi i capi che non ci si è potuti permettere a prezzo pieno. Per le strade del capoluogo cittadino, però, la gente reagisce con stizza alle domande sulla percezione della situazione economica locale e su quanto sta accadendo nella vicina Grecia, adducendo come ragione di un atteggiamento più “prudente” la conseguente paura che in autunno, se non si sbloccherà il debito greco, possa esserci l’ulteriore correzione dei conti pubblici che porterà a ristrettezze maggiori.

L’effetto Tsipras, dunque, avrebbe inferto un brutto colpo sia alle aspettative dei commercianti che a quelle degli acquirenti consapevoli, ormai, che se da una parte il Governo concede, dall’altra è già pronto a togliere. E con l’aliquota tra le più alte d’Italia la Tasi leccese non ha lasciato poi molto da spendere nei portafogli.

La crisi greca e le minacce del leader ellenico di non pagare il debito si ripercuotono in maniera altalenante sulla borsa nazionale e su quelle del resto dell’Unione Europea. Come a dire che la percezione del rischio di dover pagare le conseguenze di una situazione così incerta non slancia certo l’ottimismo. Così i piccoli risparmi restano sotto il materasso in vista di avversità future.

“In Tv si sente parlare di avvio di ripresa e di uscita dal tunnel della crisi – dice il presidente nazionale Fiepet (Federazione italiana esercenti pubblici esercizi), nonché vice di Confesercenti Lecce Roberto Petrelli – ma dalle nostre parti tutto ciò non si percepisce. E una conferma, in tal senso, arriva anche dai colleghi delle altre regioni. Le aziende continuano a chiudere e quelle che resistono lo fanno, purtroppo, a suon di licenziamenti. Per certi versi le promozioni sono già iniziate da giorni. Alcuni commercianti si sono già attivati con micro campagne pubblicitarie, attraverso sms, rivolgendosi direttamente ai clienti e invogliandoli a recarsi nelle attività commerciali già prima dei giorni clou, facendo venire un po’ meno quella che dovrebbe essere la filosofia del saldo, cioè smaltire i capi di fine stagione a prezzi sottocosto. Lo scontrino medio è passato dai 150euro del 2014 ai 120euro di quest’anno e il cosiddetto bonus del Governo Renzi è stato già usato dalla gente per far fronte alle tasse e acquistare generi di prima necessità. Malgrado tutto speriamo di essere smentiti dai dati e che i saldi portino un po’ di freschezza in questa che si preannuncia un’estate molto calda ma che ancora stenta a decollare.”

 
I consigli per spendere meglio

Anzitutto, attenzione allo scontrino: occorre conservarlo sempre per richiedere eventuali cambi merce. Il negoziante è tenuto a sostituire l’articolo “difettoso” pur se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Qualora il cambio non fosse materialmente possibile per esaurimento merce, si ha comunque diritto alla restituzione del denaro speso, non già al famigerato buono. Vale sempre l’adagio: chi domanda non è pazzo; perciò meglio assicurarsi prima che ci siano queste possibilità. Ad ogni modo ci sono 2 mesi per denunciare eventuali difetti e non una settimana.

Sarebbe utile fare una passeggiata qualche giorno prima dell’inizio dei saldi per avere ben a mente cosa acquistare e, magari, valutare se gli sconti sono effettivi o c’è stato il solito furbetto che ha pensato di ritoccare i prezzi in eccesso per poi farli tornare al prezzo normale con lo sconto. I disonesti sono pochi, ma la crisi, pardon, l’occasione, fa l’uomo ladro. Allo stesso modo, si deve fare attenzione che gli scaffali vuoti fino a qualche giorno addietro non si siano magicamente riforniti di merce che non c’entra nulla con i saldi di fine stagione.

Se possibile, conviene armarsi di pazienza e acquistare ciò che potrà andar bene per l’inverno prossimo con un po’ di lungimiranza. In ogni caso è sempre importante passeggiare confrontando i prezzi dello stesso articolo in più negozi, per evitare di mangiarsi le mani di fronte a occasioni migliori. Naturalmente conviene lasciare l’auto in un parcheggio d’interscambio. Ciò farà sì che non si perda tempo prezioso in code inutili per trovare parcheggio.

I prezzi devono essere esposti in maniera chiara e leggibile e sempre differenziati dalla merce non in saldo per non indurre in errore il cliente.

Meglio, infine, diffidare di sconti superiori al 50%. In quei casi la merce potrebbe essere di scarsa qualità e riveniente da giacenze passate. È Confesercenti stessa a ricordare che tranne nei casi dell’alta moda i commercianti non hanno ricarichi così elevati da potersi permettere sconti del genere. Oltre il 70% si parla di chiusure e fallimenti, non certo di saldi di fine stagione. Le associazioni dei consumatori, sempre vicine alla gente, spiegano che gli affari migliori sono quelli che presentano sconti tra il 30 e il 40 per cento del prezzo originale.

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