Scarlino ad un passo dai licenziamenti: 59 lavoratori a rischio

Flai Cgil: “Sconcertati. Che fine fanno promesse di rilancio delle produzioni? Buona parte della produzione realizzata in Polonia può essere ripristinata nel sito di Ugento-Taurisano”

TAURISANO- Il salumificio Scarlino, asse portante nel tessuto industriale della zona tra Ugento e Taurisano, sta per procedere con i licenziamenti a carico di 59 persone, su un totale di 92. Un colpo durissimo che ha fatto scattare i sindacati, pronti a riparlarne il 4 novembre presso la sede di Confindustria , laddove si terrà un esame congiunto della situazione.

In vista di quell’incontro, che vedrà la partecipazione di una delegazione di lavoratori, la Flai Cgil Lecce ha inviato una nota a Confindustria e all’azienda, oltre che, per conoscenza, al prefetto di Lecce, all’assessorato al lavoro della Regione Puglia, al responsabile politiche attive della Provincia di Lecce ed al sindaco di Taurisano.

“Siamo oltremisura sconcertati nel constatare che, a differenza di quanto dichiarato dall’amministratore unico, il numero di personale individuato in esubero non avrebbe ecceduto il 50 percento e, con l’impegno, a breve, della ripresa della produzione dei wurstel, totalmente ferma nel sito salentino ma realizzata in Polonia”, si legge nella lettera.

“Più volte, ed in più sedi, anche istituzionali, la dirigenza aziendale si è dichiarata convinta della necessità di riportare l’attività produttiva nel sito salentino, nonché di favorire la ricollocazione di eventuale personale in esubero presso la società che risulta in procinto di avviare la produzione di prosciutti cotti, e che ha già stipulato un contratto di fitto per parte della struttura aziendale all’interno del sito di Ugento-Taurisano”, spiegano i sindacalisti.

Tale produzione era già stata presentata tra le attività in via di implementazione della stessa “Salumificio Scarlino Srl” ed i segretari Flai chiedono di conoscere che fine abbia fatto l’ipotesi di ricollocare l’esubero dichiarato: “Vorremmo far notare che le 59 unità lavorative raffigurano esattamente i 2/3 della forza lavoro aziendale, e se si prendono in considerazione i soli reparti di “incartonamento” e di “pelatura”, siamo di fronte ad una riduzione del 100 percento; per inciso, non si comprende attraverso quali criteri di scelta siano stati individuati, nonostante sia un obbligo di legge a cui l’azienda deve attenersi scrupolosamente”.

“Tutte le 59 unità rappresentano quelle adibite ai reparti di produzione – aggiungono - . Affermare “l’interesse a mantenere il più possibile la maggior parte della forza lavoro”, equivale semplicemente ad un tentativo maldestro di celare che la sede di Ugento-Taurisano persegue esclusivamente l’obiettivo di gestire lo stoccaggio e la commercializzazione di prodotto che giunge dalla Polonia; ne è prova evidente il fatto che su 24 impiegati, solo 6 (il 25 percento) vengono individuati in esubero”.

“Non comprendiamo neppure le insistenti giustificazioni, che appaiono come un alibi, legate al sequestro della linea di produzione coinvolta, purtroppo, nel gravissimo incidente del 30 agosto 2013 – si legge ancora nella lettera - . Non è più accettabile a distanza di anni riproporre tale giustificazione sulla quale tutte le maestranze avrebbero fatto volentieri a meno di leggere, specie se si considera che la società da tempo ha acquistato una moderna linea di produzione, molto più efficiente e performante”.

Il sindacato ritiene che anche le ragioni che giustificano il calo della produzione attraverso la rappresentazione dei dati Cerved risultino “fuorvianti”: “L’azienda infatti fa notare che, a causa dell’allarme sul potenziale rischio delle carni rosse ed insaccati di sviluppare una cancerogenesi (riporta il dato del meno

16 percento del 2015 sul 2014) che a nostro avviso va analizzato a fondo. La Salumificio Scarlino Srl, avendo delocalizzato la produzione per una precisa scelta strategica, ha utilizzo il sostegno al reddito per le relative maestranze locali, ora in esaurimento, e ha consolidato i volumi produttivi in altra sede; riteniamo che il dato Cerved su base nazionale vada letto in quest’ottica”.

“Sarebbe interessante, viceversa, comprendere quale sia la produzione ed il volume d’affari complessivo realizzato attraverso l’attività consolidata all’estero dal 2014 ad oggi. E soprattutto, le ragioni che impediscono di investire nuovamente sul sito leccese, dal momento che i dati relativi al primo semestre del 2016 parlano di un incremento del saldo commerciale nel settore degli insaccati pari a +5,1 percento”, prosegue la Flai.

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Il sindacato respinge quindi le ragioni addotte nella comunicazione di avvio della procedura di riduzione del personale e si oppone ai licenziamenti perché convinto che buona parte della produzione realizzata in Polonia possa essere ripristinata presso il sito di Ugento-Taurisano.

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