Economia

Autotrasportatori sul piede di guerra: indetto il fermo nazionale

Le associazioni salentine di categoria aderiscono allo sciopero del 22 gennaio che potrebbe prolungarsi a oltranza. Prevedibili ricadute negative per l'economia. Organismi di controllo allertati per evitare disordini

Al centro, Carlo Taurino

 

LECCE - Gli autotrasportatori sono ormai sul piede di guerra. Lo sciopero del 22 gennaio proclamato dalle categorie di settore, potrebbe essere confermato, e durare anche più dei cinque giorni previsti, con disagi più che prevedibili per tutti i settori dell'economia: dalle benzine fino alla distribuzione dei generi alimentari nei negozi.
 
C'è poco da scherzare quindi, anche se a Lecce sarà scongiurato il rischio di blocchi stradali, come precisa Carlo Taurino, presidente provinciale e regionale Fai Confcommercio: "Vogliamo evitare ogni tensione e forma di manifestazione eclatante , ma è necessaria un'azione congiunta per poter applicare correttamente i costi minimi di sicurezza, che non devono gravare nè sugli autotrasportatori nè sulle ditte committenti".
 
Nell'attesa che domani il Governo, dopo l'incontro con le Federazioni nazionali riunite a Roma in seduta straordinaria, dia una risposta alle richieste della categoria, - riservandosi, probabilmente, di prendere altro tempo per decidere - le associazioni salentine Fai Conftrasporto e Confartigianato Trasporti hanno deciso di aderire al fermo nazionale.
 
Sul piatto della bilancia pesano alcune rivendicazioni su cui, il precedente esecutivo, aveva dato maggiori segnali di apertura. Innanzitutto i costi di trasporto minimi – detti anche di sicurezza - che troppo spesso non vengono rispettati dalla committenza. Il risparmio sui chilometri percorsi si traduce in un alto rischio per l'incolumità pubblica degli autisti e per gli stessi autotrasportatori. "Un autotreno che, per risparmiare, non si ferma ogni 4 ore per garantire il giusto riposo al conducente, si trasforma in una bomba che viaggia sulle autostrade", denuncia Taurino. In tempi di crisi, si sa, questa è una voce da sforbiciare con troppa facilità, a vantaggio del prezzo finale delle merci.
 
In seconda battuta, ritorna il tema già noto ai tassisti, della liberalizzazione delle licenze che "fino a questo momento erano contigentate. Si esercitava la professione, cioè, subentrando a un'attività cessata", spiega Taurino, già consigliere della Commissione trasporti della Camera di commercio di Lecce. La liberalizzazione produrrebbe storture del mercato e una pericolosa diminuizione dei controlli.
 
Sul piatto delle richieste non mancano le agevolazioni al credito per le imprese, "indipendentemente dal rating delle aziende, che in questo momento, è praticamente azzerato". Ma soprattutto il prezzo del gasolio dovuto all'incremento delle accise: un costo non più sostenibile dagli autotrasportatori che richiedono un prezzo "professionale" (ovviamente più basso) come accade nel settore agricolo o della pesca. "In mancanza di una tessera da garantire per l'acquisto del greggio, si può optare per un rimborso da utilizzare in altro modo", propone Taurino.
 
Tutti gli organismi di controllo del capoluogo, dal prefetto alla questura, dalla polizia stradale ai carabinieri, sono stati allertati per scongiurare il rischio disordini.
 
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