Martedì, 27 Luglio 2021
Economia

Bancari sull'orlo della crisi. Il primo sciopero, dopo una pausa di dieci anni

Impiegati di banca travolti dai problemi di esuberi e liquidità. I sindacati di categoria indicono lo sciopero per il 31 ottobre contro la disdetta unilaterale del Ccnl da parte dell'Abi e annunciano rischio licenziamenti e caos contrattuale e retributivo

Una foto di repertorio (Foto di repertorio)

LECCE – Una categoria considerata fin'ora intoccabile, o quanto meno al riparo completo dall'effetto domino della crisi economica, si trova in piena tempesta. Non sono mesi facili, infatti, neppure per gli impiegati di banca: non i grandi speculatori finanziari (quelli che il sistema lo hanno mandato in tilt dall'interno, con operazioni ad altissimo rischio), ma chi in banca ci lavora da sempre. O aspirava a quel ruolo. Neppure l'impiego allo sportello di un istituto di credito può dirsi ormai "sicuro", considerato che l'Abi (associazione dei banchieri italiani) ha consegnato la disdetta unilaterale, ed anticipata, dei contratti collettivi specifici per la categoria. Tutt'ora vigenti ma in scadenza alla fine di giugno 2014.

"Non era questa la prassi", fanno sapere i sindacati di categoria che tornano a protestare dopo una pausa lunga dieci anni. Anzi, lo sciopero indetto il 31 ottobre si è reso un atto estremo, tanto necessario quanto insolito per chi fa questo mestiere, considerato che "per la prima volta nella storia", i banchieri rischiano di ritrovarsi senza un contratto. La prassi, dicevamo, si è retta per decenni su un sostanziale equilibrio che prevedeva disdetta con sei mesi di anticipo e un dialogo costante, con tanto di trattativa che coinvolgeva i sindacati. La doccia fredda dell'Abi giunge, invece, senza preavviso.

Con 10 mesi di anticipo che comunque non bastano a tranquillizzare gli animi di un esercito di lavoratori su scala nazionale (320 mila), di cui 2 mila e 600 nella sola provincia di Lecce. Senza distinzione alcuna tra gli istituti bancari di grossa e media "taglia": i presunti problemi di redditività, esuberi di personale, gestione dell'organizzazione aziendale travolgono tutti. I dipendenti in stage, atipici, e quelli che in banca ci hanno passato una vita. Rivoluzionano le piccole banche roccaforte dei territori, come la locale Popolare Pugliese, e i giganti del credito, vedi Unicredit e Monte dei Paschi di Siena.

La disdetta incombe, dunque, senza che sia stata approntata neppure una piattaforma condivisa per il rinnovo. E apre tutti gli scenari possibili, ugualmente inquietanti per diverse motivazioni. Nel cuore della prossima estate nessuno esclude, infatti, che una larga fetta di persone possa essere rispedita a casa in cambio di una vigorosa stretta di mano. O che tra colleghi si creino abissali disparità contrattuali e di retribuzione, persino a parità di mansione.

E questo perché qualunque tipo di contratto, non specifico della categoria dei bancari, potrebbe essere virtualmente applicato ad ogni lavoratore. In totale autonomia e discrezione. Con conseguente perdita di quelle garanzie previste dalla contrattazione collettiva e modellate sulle esigenze dei bancari. Quasi tutto verrà rimesso in discussione: inquadramenti e retribuzioni, inamovibilità, garanzie sulla mobilità e sul demansionamento.

In più, precisa il segretario di Fiba Cisl, Antonio Perrone, il blocco della trattativa con il governo per il "Fondo esuberi" che ha tamponato la situazione degli esodati, aprirebbe scenari preoccupanti. Al pari della disdetta dell'accordo sulla rappresentanza dei lavoratori nell'ambito della vigilanza e sicurezza. "L'intenzione dell'amministrazione bancaria è quella di ripredere le redini del potere, mediante una dimostrazione di forza, assumendo decisioni unilaterali che non consentono margini per proporre alternative – aggiunge il sindacalista -. Ma l'Abi non si rende conto della perdita di credibilità agli occhi della pubblica opinione, a causa dei compensi dei top manager, davvero inaccettabili se paragonati alla condizione economica degli stessi esodati".

"Un atto di inaudita arroganza e gravità", lo definiscono, parimenti, i colleghi dei sindacati Fisac Cgil, Sinfub, Ugl, Uilca, Dircredito, Fabi che, contestualmente allo sciopero, stanno organizzando un articolato un percorso di mobilitazione dei lavoratori. Nella provincia di Lecce sono state convocate tre assemblee sindacali che cominceranno oggi presso l'hotel Messapia di Cavallino e proseguiranno con le tappe di Maglie (21 ottobre) presso l’Auditorium Madonna Addolorata (via XXIV Maggio, 3) e di Casarnao il 22 ottobre presso la Fondazione Filograna.

La Fiba Cisl di Lecce comunica prosegue, invece, il suo tour dello sportello itinerante per la raccolta firme dell’iniziativa “Firma anche tu – un tetto agli stipendi dei Top Manager” avviata l’8 luglio scorso in tutta la provincia di Lecce. Prossima tappa prevista è per sabato 19 Ottobre 2013 in Piazza Sant’Oronzo a Lecce dalle 16,00 alle 24,00. “Questa iniziativa – spiega Perrone – ha già ottenuto buoni risultati, da luglio in 97 comuni della provincia di Lecce, abbiamo raccolto 2mila firme e 100mila a livello nazionale. Abbiamo tempo fino a metà novembre per raccogliere il massimo delle firme, per tanto invitiamo i cittadini ad aderire all’iniziativa".

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