Semaforo rosso per i prodotti italiani nel Regno Unito. E c'è l'olio extravergine d'oliva

Londra mette un freno all’export agro-alimentare italiano. Potenzialmente un altro duro colpo anche per l'economia pugliese e salentina in un momento di crisi in cui si dibatte per giunta di xylella. Da Bruxelles l’intimazione a dirimere la querelle internazionale o saranno presi provvedimenti sanzionatori

Repertorio (@TM News/Infophoto)

LONDRA – Semaforo rosso sui prodotti alimentari italiani. Sembra uno scherzo ma è l’amaro boccone che hanno dovuto ingoiare gli imprenditori italiani dell’agro & food nel Regno Unito.

La luce rossa, infatti, si trova appiccicata sui prodotti alimentari importati dall’Italia. Il motivo? Alla base della bastonata ci sarebbe la volontà dell’autorità sanitaria inglese di suggerire al consumatore se un alimento è “buono” o “più o meno cattivo” per la sua salute. E ciò avverrebbe in base all’effige adesiva di un semaforo a tre luci sui prodotti cosiddetti sensibili. Tra essi, manco a dirlo, l’olio extravergine d’oliva e molte altre eccellenze provenienti dal Belpaese. E quindi anche dai produttori pugliesi.

La notizia è di un giorno addietro, a dire il vero, ma è passata assolutamente in sordina anche se è filtrata dalla seconda rete nazionale solo oggi nel tg delle 13 e battuta da testate nazionali il giorno prima.

Ciò che lascia perplessi, però, è che non ci sia stato alcun commento o presa di posizione da parte degli enti e delle istituzioni pugliesi. E vuoi che in questi giorni si sta parlando proprio di xylella fastidiosa, vuoi che di emergenze la Puglia ne affronta da anni e sembra che non ne manchino mai di nuove, ma visto che di crisi si rischia di morire, sarebbe il caso di correre ai ripari prima che la catastrofe si trasformi in ecatombe.

Ecco punto per punto il problema.

Innanzitutto la questione è stata già presa in considerazione dagli imprenditori italiani dell’agroalimentare che ne hanno fatto subito menzione all’Unione europea. Quest’ultima ha sollecitato l’Inghilterra a chiarire i termini della vicenda e le modalità che hanno portato il settore della distribuzione alimentare ad applicare un labelling a “semaforo”, che pone un bollino verde, giallo o rosso sul packaging dei prodotti per identificare facilmente quelli più “sani”.

Classificazione del tutto arbitraria, a detta degli esportatori del made in Italy, perché non sarebbero state tenute in buon conto le proprietà dell’alimento in sé nell’ambito di una dieta corretta, ma la percentuale campione di elementi potenzialmente dannosi se consumati in dosi eccessive.

Chi non sa, infatti, che sale, zuccheri e grassi sono sempre e comunque pericolosi se consumati in maniera smodata? Eppure è altrettanto noto che ogni alimento ne contiene una minima percentuale. Motivo per cui sulle etichette alimentari è presente una tabella con il contenuto degli stessi nel campione standard di 100 grammi. E’ la porzione quotidiana consigliata.

Ma, allora, cosa ha indotto ad apporre un adesivo che sconsiglia, a tutti gli effetti, il consumo di certuni alimenti piuttosto che di altri?

Paradossalmente tra i prodotti bollati come “cattivi”, o non sani, che poi è pure peggio, figura l’olio extravergine d’oliva. La cosa assurda, poi, è che capita di trovare il bollino verde sull’olio di semi che non si sa neanche che provenienza abbia. 

Ora, che l’iniziativa sia stata legata all’educazione alimentare e alla difesa della salute pubblica e al contrasto dell’obesità può pure passare, ma non passa il fatto che la cosa si ritorca su migliaia di dop e igt delle eccellenze dei produttori italiani che, in fatto di salute, se ne intendono un po’ più della monarchia britannica.

Sta di fatto che l’Italia ha chiamato Bruxelles a garantire non solo la libera circolazione delle merci, ma anche a difendere da attacchi contro le importazioni mascherati da campagne salutiste i produttori del comparto più importante.

Da Bruxelles, intanto, è partita la procedura d’infrazione ai Trattati Ue in materia che ha, proprio da oggi, visto l’invio di una lettera di “messa in mora” il governo di Londra che avrà due mesi per rispondere ai rilievi avanzati dal Prlamento europeo. 

Ma a fare le spese di questa politica interna dell’Inghilterra ci sono anche Spagna e Francia che, immancabilmente, hanno fatto partire le proprie istanze. Per l’Italia il Regno Unito rappresenta il quarto mercato al mondo per l’export alimentare: un fatturato che si aggira intorno a 2,5 miliardi di euro all’anno. 

Un vero e proprio colpo basso all’economia locale in un momento storico di grandi difficoltà in ogni settore del lavoro. Le unioni camerali, e le associazioni dei produttori e consumatori italiani Coldiretti, Copagri e Cia, Adiconsum a Slow Food e Confagri, hanno proposto una levata di scudi evidenziando l’assurdità del sistema applicato dagli inglesi che sembra andare nella direzione di un bieco “protezionismo”.

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Intanto nelle prossime ore si riuniranno i sindaci delle provincie salentine proprio per discutere dell’emergenza del batterio killer che ha messo in ginocchio il comparto olivicolo.

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