Martedì, 15 Giugno 2021
Economia

Spiagge in concessione, i giudici europei bocciano la proroga al 2020

La sentenza della corte che ha sede in Lussemburgo rimette in discussione la soluzione transitoria trovata dal governo italiano. Allarme delle imprese balneari

Foto di archivio.

LECCE - La proroga automatica e generalizzata delle concessioni per lo sfruttamento dei beni demaniali marittimi (e lacustri) a fini turistici e ricreativi al dicembre del 2020 non è ammissimibile alla luce dei principi comunitari. In poche parole, anche la gestione delle spiagge deve essere affidata tramite gare di evidenza pubblica.

Lo ha detto la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, corroborando quindi l'orientamento della Commissione di fronte alla decisione del governo italiano (quello presieduto da Monti, nel 2013) di dilazionare a quella data una nuova regolamentazione. Il nostro paese è dunque chiamato ad allinearsi alla direttiva emanata nel 2006 - la Bolkestein - che impone per i servizi su suolo pubblico la libera concorrenza, la trasparenza e l'adeguata pubblicità della gare, ma anche il diritto di stabilimento per qualsiasi imprese che ha sede in uno stato membro.

Sulla vicenda, negli ultimi anni è stato aperto un serrato confronto tra le istituzioni e le associazioni di categoria che denunciano il rischio di veder vanificare investimenti e posti di lavoro: in Italia sono circa 30mila le imprese balneari. La Corte di Giustizia non ha escluso che possano prevedersi delle misure di garanzia per i titolari di concessioni, ma che questa riserva non può comunque giustificare una proroga automatica in assenza di una procedura di selezione tra i potenziali candidati alla concessione.

La questione riguarda il Salento molto da vicino. Sulla sentenza europea si è espresso il deputato del Pd, Salvatore Capone: “Io stesso - prosegue Salvatore Capone - mi farò da subito portavoce delle esigenze delle imprese turistico-ricettive titolari di concessioni demaniali, sollecitando l’immediata puntualizzazione del testo di legge delega perché la norma possa contemplare tutti i margini previsti nel dispositivo della sentenza. Tutelare e salvaguardare le imprese, metterle in sicurezza, anche quelle del nostro territorio, che hanno investito per ottimizzare la qualità complessiva non significa invocare regimi protezionistici ma sostenere un comparto che rappresenta un segmento rilevante dell’industria turistica e che in questi anni ha dimostrato un eccezionale vitalismo anche sul versante del mercato del lavoro e che offre ancora grandi opportunità di crescita".

Mauro Della Valle, presidente di Federbalneari Salento e vide presidente della federaziona nazionale lancia un monito ai rappresentanti politici, anche rispetto al pericolo di interessi della malavita organizzata: "Il Salento ha una chance in più rispetto al resto d'Europa in quanto gli imprenditori balneari salentini negli ultimi anni sono riusciti a creare un brand di alta qualità nei servizi alla balneazione, valorizzando le proprie aziende. Infine sono certo che 30mila imprese italiane non dimenticheranno mai quella classe politica che darà prova di un razionale riordino dell'ordinamento normativo incluso quello del mantenimento delle strutture per tutta la durata della concessione demaniale. Occhi aperti invece alle probabili infiltrazioni criminali nel settore turistico balneare italiano".

Per il leader di Conservatori e Riformisti, il magliese Raffaele Fitto, l'unico vero responsabile della situazione attuale è il governo perché "ha lasciato che il problema esplodesse". L'ex ministro ha espresso quindi la sua opinione sul tema: "Noi sappiamo alcune cose di buon senso. E' impossibile sdemanializzare le spiagge. Impossibile anche pensare di addossare ai privati i costi di manutenzione delle spiagge. E' impossibile anche sfuggire per sempre al criterio di gara richiesto dall’Europa e al principio di libertà di stabilimento, continuando a rinnovare automaticamente le concessioni. Morale: serviva e serve un provvedimento che sapesse e sappia trovare un equilibrio tra il principio di libera concorrenza e le ragionevoli aspettative di chi già opera in questo settore".

Per Fitto una via d'uscita praticabile è la seguente: "Concessioni della durata di 10,12 anni; riconoscere le spese sopportate dai concessionari e non ammortizzate; tutelare gli investimenti effettuati dai concessionari".

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