Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia

Un operaio edile su due è disoccupato. I sindacati di categoria lanciano l’allarme

Feneal, Filca e Fillea puntano il dito contro il Governo che non assicura un trattamento equo ai lavoratori, costretti ad andare tardi in pensione e sottoposti a periodi di fermo. Nel Salento numerosi i cantieri bloccati: nuovo plesso del Fazzi, 275, Regionale 8, Maglie Otranto ed ex liceo Schipa

LECCE – Il settore edile non ha mantenuto la barra dritta nella tempesta della crisi finanziaria, ed è letteralmente in ginocchio. Accade nel Salento, come in tutta Italia. La denuncia arriva dai sindacati di categoria leccesi, Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil che stanno scaldando i motori  in vista della grande manifestazione di protesta, indetta il 18 luglio a Roma, che vedrà la partecipazione di molti operatori del settore provenienti proprio da Lecce, già pronti a partire a bordo di due pullman.

Pochi investimenti nel settore delle costruzioni, a detta dei sindacati, stanno determinando una contrazione dell’offerta di lavoro. D’altro canto non mancano i problemi tipici del lavoro usurante, legati al ritardo con cui si può accedere alla pensione ed agli infortuni nei cantieri che aumentano in proporzione con l’aumentare dell’età: i dati dimostrano, infatti, come gli incidenti gravi e mortali siano sempre più frequenti tra gli over 60. Ma sul piatto della bilancia pesa anche la mancata copertura economica nei periodi di “fermo”: la discontinuità lavorativa, determinata dagli improvvisi stop nei cantieri o dalla realizzazione saltuaria delle grandi opere, dovrebbe essere sostenuta mediante il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Questo è, a grandi linee, il quadro generale del settore edile. Ma il Salento vive situazioni del tutto autonome, come confermato dai tre segretari generali di categoria, Salvatore Listinge (Feneal), Donato Congedo (Filca) e Alessio Colella (Fillea) che hanno tenuto una conferenza stampa all’ingresso dell’ ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Una scelta non causale, quella dei sindacalisti, considerati i ritardi nella cantierizzazione del nuovo plesso ospedaliero e l’invio di tre richieste di incontro, inoltrate alla direzione generale della Asl, rimaste ancora senza risposta. L’esempio serve ai sindacati per sottolineare un assunto fondamentale: “I cantieri di importanza strategica, come questo, necessitano di una contrattazione preventiva con le parti sociali utile a fissare le norme di sicurezza e le condizioni di organizzazione del lavoro, nell’interesse degli operai coinvolti”.

foto video edili 008-2I casi di grandi infrastrutture bloccate dalla burocrazia non mancano sul territorio, e sono noti. Tre nomi su tutti: strada Regionale 8, rimasta in attesa di approvazione del progetto esecutivo; arteria Maglie-Otranto su cui manca l’accordo tra Anas e gruppo Palumbo relativamente al prezzo al costo della variante individuata in corso d’opera; strada 275, pomo della discordia tra ambientalisti e associazioni di cittadini da un lato, sindacati dall’altro che premono per l’avvio dei lavori e ritengono necessario il miglioramento della viabilità e la messa in sicurezza di quel tratto stradale.  A questi tre casi si aggiunge il cantiere “fantasma” dell’ex Liceo musicale “Tito Schipa” di Lecce: sull’immobile, sito in viale dell’Università, pende un progetto di ristrutturazione di cui è committente la Provincia di Lecce, per un valore di 1 milione e 545 mila euro, fermo dal lontano 2011.

“Le tematiche sono numerose - ha commentato Colella -  e cruciali per il rilancio dell’economia locale. Abbiamo intenzione di far capire a questo Governo che i lavori non sono tutti uguali e gli operai edili devono godere di una restrizione dell’età pensionabile”. “I dati che provengono dalle Casse edili ci stanno mettendo in allarme – aggiunge il collega Congedo – perché, su scala nazionale negli ultimi cinque anni, sono stati persi circa il 40, 50 percento di posti di lavoro. Quasi un operaio su due, è attualmente disoccupato e un numero enorme di imprese ha chiuso i battenti: questa crisi ha fatto pagare al settore edilizio un prezzo troppo alto e non si intravede alcun segnale di ripresa”.

Questo quadro a tinte fosche è complicato dal massiccio ricorso al lavoro nero ed alle partite Iva fittizie, utili a mascherare rapporti di lavoro dipendente, come conferma Salvatore Listinge di Fenal: “I dati confermano un notevole ricorso al sommerso: l’edilizia in questi anni è stata eccessivamente penalizzata e soprattutto gli operai, che prestano servizio in condizioni atmosferiche e ambientali spesso proibitive, non vengono trattati equamente e devono accumulare 42 anni e 6 mesi di contributi: è davvero inaccettabile”.

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