"Sicurezza e lavoro": l'impegno di Cgil, Cisl e Uil per il 1° maggio

Il Salento conta 23 morti bianche nel 2017; 12 in più rispetto all’anno precedente. Duro il giudizio dei sindacati: "Sicurezza e salute devono essere esigibili. No al ricatto occupazionale"

LECCE – Sicurezza e lavoro: un binomio imprescindibile che, quest’anno, diventa il tema scelto dai sindacati confederali per le celebrazioni del 1° maggio.

La città dove si terrà il tradizionale corteo dei lavoratori è Prato: una realtà industriale toscana in cui il tema è particolarmente sentito. La città è il luogo simbolo di una delle tante tragedie sul lavoro: quella del 19 luglio 1911, avvenuta nella cava marmifera di “Bettogli”, nei pressi di Carrara, dove il monte crollò all'improvviso, uccidendo dieci cavatori, alcuni dei quali giovanissimi. 

Ma questo è solo uno dei tanti episodi nell'interminabile stillicidio di morti ed il Salento non è immune dal fenomeno. I segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, quindi Valentina Fragassi, Antonio Nicolì e Salvatore Giannetto sottolineano come la provincia salentina abbia registrato, nel 2017, un aumento di morti bianche rispetto all’anno precedente. 

I dati Inail dipingono una situazione allarmante: sui 48 decessi a livello regionale, ben 23 sono leccesi, 12 in più rispetto all’anno precedente. Più nel dettaglio, a fronte di una lieve riduzione delle denunce di infortunio (passate da 5mila 369 nel 2016 a 5mila 261), si evidenzia un aumento nelle nuove patologie derivanti da stress da lavoro correlato, in particolare nel settore terziario.

Rimane invece stabile il dato relativo alle malattie professionali (712 casi rispetto ai 737 dell’anno precedente) che riguardano, in special modo, i lavori con sovraccarico biomeccanico.  

Duro il giudizio dei sindacalisti: “Le cifre restituiscono un’immagine del mondo del lavoro in cui la logica del profitto prevale su quella delle condizioni di lavoro – scrivono-. Un lavoro sempre più connotato da una precarietà dilagante e dove diritti e condizioni di salute e sicurezza sono considerati un ostacolo, un fastidioso obbligo da relegare ad un costo sempre più marginale da sostenere”.

Cgil, Cisl e Uil ritengono prioritaria la realizzazione di una strategia nazionale di prevenzione che il nostro Paese (l’unico dell’Ue) ancora non ha. “Lo sguardo deve restare vigile, attuare l’impegno preso di  azioni mirate e conseguenti agli accordi programmatici sottoscritti, come nell’accordo interconfederale del febbraio 2018 tra sindacati e Confindustria, in cui è stabilito l’obiettivo primario di  garantire la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, attraverso un ambito privilegiato di relazioni sindacali responsabili e partecipate”, puntualizzano.  

“La sicurezza deve essere esigibile nei tanti progetti di alternanza scuola lavoro; la tutela della salute dev’essere esigibile in una ottica di genere, per le tante lavoratrici che conciliano a fatica le esigenze di vita, di genitorialità e lavoro – si legge ancora in una nota stampa-. La previsione di assunzioni annunciata dal ministro Poletti di 150 nuovi ispettori va in questa direzione, ma le ispezioni devono essere sempre più mirate, finalizzate a intervenire nei settori e nelle lavorazioni più a rischio”

Inaccettabile, poi, “il ricatto occupazionale che specula sui bisogni primari dei lavoratori” e che “obbliga a lavorare in spregio alle regole”. La vertenza sicurezza diventa quindi per Cgil, Cisl e Uil una lotta a favore della legalità, del lavoro regolare e di qualità, della difesa delle condizioni di vita delle persone e dello sviluppo socialmente eco-sostenibile.

“Cgil, Cisl e Uill agevoleranno l’unità di intenti sulla tematica, con scambio di informazioni, buone pratiche, piattaforme condivise – conclude la nota - per un futuro che garantisca loro di progettare la vita a lunga scadenza”.    

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