Domenica, 13 Giugno 2021
Economia

“Legalità e futuro”, la ricetta di Cgil per lo sviluppo economico

La Camera di commercio ha ospitato un convegno del sindacato sulle possibili risposte alla crisi: stabilità occupazionale e lotta al lavoro nero. "Dalla legalità passano tutti gli strumenti di crescita"

 

LECCE - Il momento di svolta nella vita politica del Paese, per la Cgil di Lecce merita una riflessione eccezionale: lo sguardo deve essere ora fissato sulla legalità, intesa come unica risposta alla domanda urgentissima di sviluppo economico. E di futuro. Il tema è stato al centro del convegno organizzato dal sindacato cui hanno partecipato i segretari provinciali Cgil, la segretaria regionale Antonella Morga, la segretaria nazionale Serena Sorrentino, il presidente della Camera di commercio di Lecce che ha ospitato i lavori, Alfredo Prete, l’assessore provinciale al Lavoro, Ernesto Toma e il direttore della direzione provinciale del Lavoro, Virginio Villanova.

Il cambio di passo del Governo Berlusconi ha rappresentato, peIMG_1957-2r il segretario generale Salvatore Arnesano, la fine di un’epoca in cui la politica ha smantellato lo stato sociale e i diritti del lavoro. Da qui bisogna ripartire, da un’alternativa alle “fallimentari ricette finanziarie e liberiste”: Cgil già a settembre ha proposto una contromanovra economica, che potrà essere integrata dalle riflessioni sulle molteplici facce dalla legalità.

Lotta all’evasione fiscale, dunque, stabilità occupazionale e trasparenza nella gestione della pubblica amministrazione, sono gli ingredienti della ricetta avanzata dal sindacato rosso che mira alla distruzione del sistema mafioso, il quale si insinua nel tessuto produttivo sano e si sostituisce al governo degli enti. “Mafia, appalti e politica sono una zavorra che impedisce lo sviluppo del Sud, – ha sottolineato Arnesano – e la repressione non basta. Occorrono nuove norme, tra cui l’attivazione della contrattazione d’anticipo, di liste d’imprese pulite, l’eliminazione del criterio del massimo ribasso negli appalti e il divieto di sub-appalti”.

Ma la ferita più profonda nel cuore del territorio, l’ha inferta il ricorso alla manodopera straniera: dalla sacca di sfruttamento degli immigrati, si è alimentata l’economia illegale, mentre la paura del diverso diventava materia di campagna elettorale. “Gli stranieri sono, invece, compagni di lavoro – ha sottolineato Arnesano – che producono più dell’11 per cento del Pil nazionale”. Il riferimento della segretaria confederale Antonella Cazzato è tutto per il ben noto fenomeno del caporalato, che ha segnato le vicende di Masseria Boncuri a Nardò e dei campi fotovoltaici di Tecnova e su cui si è già fatto un salto in avanti, grazie all’introduzione del reato penale che punisce la pratica.

L’assessore Toma rivendica la collaborazione per l’azione di contrasto al fenomeno, e sottolinea l’esigenza di utilizzare strumenti nuovi nel mercato del lavoro, come i “voucher” che possono alleggerire le aziende e tutelare i lavoratori, in agricoltura così come nel turismo. Il lavoro nero, ha, però, un volto tutto italiano, sottolinea Cgil che lancia dati allarmanti sull’aumento del popolo delle partita Iva, delle ditte individuali che nascondono singole persone, costrette a fingersi autonome pur svolgendo un lavoro subordinato. “Così l’impresa aggira il fisco”, denuncia il sindacato.

Dal canto suo, Alfredo Prete punta il dito sulla mancanza di professionalità adeguate alle richieste del territorio: “Mancano operai specializzati e le botteghe di artigiani non lasciano eredi – sottolinea – attraverso le sinergie con enti e sindacati, possiamo colmare questo vuoto formativo”.

L’ultima parola spetta ai controlli sul lavoro: negli ultimi mesi, la provincia di Lecce ha registrato un significativo incremento dell’attività ispettiva, conquistando la 38esima posizione dopo il triste primato di maglia nera (penultima in Italia). “L’ispezione è colta con fastidio dalle imprese e con sospetto dai dipendenti che credono di rischiare il proprio posto di lavoro – ha spiegato il direttore Villanova – ma la nostra attività mira a creare una cultura della legalità, senza sconti”. Pur nelle difficoltà create dai tagli lineari che ha subito il comparto, gli ispettori continuano  a prevenire le morti bianche. “Ma sono anch’essi lavoratori, con stipendi fermi da quattro anni ed esposti a rischi, ricatti, aggressioni”, ha concluso Villanova.

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