I sindacati denunciano il deserto industriale del Salento: “Uniamo le forze”

Presso l'hotel Hilton un convegno di Cgil, Cisl, Uil e categorie sul tema dell'industria. Bilancio drammatico per il comparto Tac, l'economia non decolla. Soluzioni per le imprese: infrastrutture, politiche fiscali, accesso al credito e visione d'insieme

LECCE - Il bilancio industriale del Salento, negli ultimi quindici anni, contiene numeri drammatici: una deindustrializzazione progressiva ha determinato la cancellazione di decenni di storia del lavoro e dell’impresa del territorio. Partire da questi dato di fatto per proporre soluzioni concrete è l’imperativo dei sindacati Cgil, Cisl e Uil che, questa mattina, si sono dati appuntamento a Lecce, presso l’hotel Hilton, per discuterne. E tentare di raccogliere la sfida offerta dalla crisi, trasformandola in un’opportunità di sviluppo, di aggregazione e di cambiamento. Diversamente, l’intero sistema produttivo sarà condannato a vivere ai margini della ripresa.

Al convegno, dal titolo “Sviluppo: serve l’industria”, hanno partecipato i segretari generali nazionali Emilio Miceli (Filctem), Danilo Lozito (Femca Puglia), Paolo Pirani (Uiltec) ed il sottosegretario al ministero del Lavoro Teresa Bellanova. Partendo da uno dei comparti principali, il Tac (tessile, abbigliamento, calzaturiero), i sindacalisti hanno ricordato come, nel 2008, fu sottoscritto un accordo di programma che assegnava a un finanziamento di 40 milioni di euro (20 dal Mise e 20 dalla Regione Puglia). Ma, ancora una volta, la grande crisi non ha consentito alle imprese di utilizzare le risorse messe a disposizione. Delle due più grandi aziende del basso Salento, Filanto e Adelchi, che hanno dato lavoro a circa 5mila persone, oggi sono rimaste solo macerie e desolazione.

Una delle possibili soluzioni sta nell’allargamento dei confini provinciali, per sfidare i mercati internazionali:” È necessario iniziare a pensare in maniera diversa, una trasformazione, soprattutto culturale, che porti la classe imprenditoriale a un nuovo modus operandi”. Tra gli ostacoli da superare, le parti sociali hanno indicato la farraginosa macchina burocratica e la carenza di infrastrutture, legate ai trasporti ed alla tecnologia: “Sarebbe importante riposizionare il Salento all'interno del panorama nazionale annullando, le difficoltà di accesso al resto del Paese e dell’Europa (ferrovie e voli), oltretutto la tanto sbandierata velocizzazione della tratta ferroviaria Bari-Napoli non potrà dare risposte in tempi brevi. Né l’ultima scelta di avviare l’alta velocità passeggeri (non merci) Bari-Milano ci potrà dare un aiuto. È necessario puntare sulle iniziative imprenditoriali di quanti hanno idee, capacità e voglia di operare nell’industria e nell’artigianato, rivendicando un sistema di trasporti che abbatta tempi e costi per le aziende”.

DS-bellanova[1]Altra nota dolente per le piccole e medie imprese del Sud è quella della difficoltà di accesso al credito: “Questa è, da sempre, una ferita che sanguina, ancor più da qualche anno con la quasi totale estinzione delle “banche locali” e la preponderante presenza degli istituti bancari a “trazione nordista”. Ma senza credito, buono e veritiero, non ci può essere sviluppo. Da questo semplice ragionamento intravediamo gravi e copiose responsabilità del sistema bancario”. “Il Salento deve riuscire a mettere insieme tutte le sue anime e le sue forze per un obiettivo ambizioso: reindustrializzare un intero territorio – proseguono i sindacalisti -. Ciò è possibile partendo dalle proprie vocazioni e valorizzando quel tessuto produttivo che ha retto rispetto alla crisi”.

E proprio in questa prospettiva Cgil, Cisl, Uil sono riusciti a mettere insieme, sul “lavoro minimo di cittadinanza”, 64 Comuni del Salento. Allo stesso modo, avvisano, i fondi comunitari 2014/2020 possono aiutare la piccola impresa a dotarsi degli strumenti necessari per fare ricerca di innovazione tecnologica e di prodotto, creando una vera Carta di identità dei prodotti.
Fondamentali rimangono, però, le politiche nazionali industriali e fiscali: “Noi pensiamo che se tutti i soggetti interessati, organizzazioni sindacali, associazioni datoriali, enti locali e imprenditori, fanno congiuntamente la propria parte, riusciremo ad ampliare la base produttiva del Salento.

È ovvio che tutto questo deve essere supportato da politiche nazionali che guardano alla riduzione della pressione fiscale, sia per le aziende che per i lavoratori. Tutto questo deve essere supportato da politiche industriali nazionali e da una nuova politica per il Sud che premi la qualità dei prodotti e l’innovazione dei processi produttivi, al fine di avviare una nuova fase di sviluppo e favorire la stabilità occupazionale. Questa è la sfida che noi oggi, qui da Lecce , vogliamo lanciare. Ci riusciremo? Al pessimismo della ragione ci piace contrapporre, come sempre, l’ottimismo della volontà. In fondo oggi è il domani che ieri ci faceva tanta paura, ma è passato”.

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