Storie impres(s)e, lo sviluppo aziendale tra sogno e realtà

Giovedì 10 alle 18.30 persso la Feltrinelli di via dei Templari è prevista la presentazione del libro di Oronzo Trio

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

Giovedì 10 dicembre alle 18.30 persso la Feltrinelli di via dei Templari è prevista la presentazione di Storie Impres(s)e, lo sviluppo aziendale tra sogno e realtà - Manni Editore, di Oronzo Trio.  con il prof. Nicola Di Cagno ed il presidente della camera di commercio Alfredo Prete

La scheda a cura dell'autore.

In questo libro vengono descritti alcuni modelli di business che hanno dato buona prova di sé, che hanno funzionato e sono stati forieri, per chi li ha adottati,  di buone performance di mercato. Sono dieci casi che nascono da fattori e motivazioni non sempre assimilabili l’una all’altra. Ogni storia enuncia dei principi comportamentali e di gestione manageriale che sicuramente i manuali universitari descrivono e rappresentano in maniera più rigorosa e puntuale. Il fatto però che le storie vengano raccontate  in presa diretta dalla voce dei protagonisti presenta il vantaggio di fornire uno spaccato del mondo reale che gli stessi manuali  o le riviste di Management riescono a dare solo in parte.

Proprio la possibilità di raccontare le storie attraverso le impressioni e le sensazioni degli imprenditori costituisce  un primo motivo per cui il libro è stato pensato. Una seconda ragione è legata alla necessità di mettere in risalto, ancora una volta, il ruolo e le tipicità delle piccole e medie imprese. L'Italia è la nazione del "piccolo è bello", nella quale  le imprese sono e spesso decidono di rimanere piccole. Da anni si dibatte se ciò sia un punto di forza o di debolezza, se  sia preferibile che le esse attivino percorsi di crescita fondati su aggregazioni ed alleanze cosi da poter sfruttare i vantaggi legati alle economie di scala ed al miglioramento dell'efficienza e dei livelli di produttività propri della grande dimensione, o se al contrario sia meglio rimanere piccoli per non perdere  caratteristiche come la flessibilità - vale a dire la capacità di sapersi adattare ai mutamenti nell'ambiente circostante - o il controllo e l'autonomia decisionale, elementi ai quali l'imprenditore non sempre è disposto a rinunciare.

Non entreremo nel dibattito piccola/grande impresa. Non alimenteremo una discussione che è ben lungi dall'aver trovato una conclusione univocamente accettata. Ciò che però ci interessa è provare a  dare la giusta collocazione alle piccole imprese - in alcuni casi sarebbe più opportuno definirle micro - nel quadro più ampio dell'economia italiana, mettendo in risalto da un lato la strategicità e l'importanza della loro esistenza - e aggiungerei della loro salvaguardia -  dall'altro gli ostacoli e le problematiche che le stesse devono affrontare e superare quotidianamente.

Non è un mero esercizio teorico o accademico ma un modo per conoscere meglio il fenomeno in questione, anzi un dovere affinché si prenda diffusamente consapevolezza del ruolo sociale oltre che economico del "fare impresa" e si assuma un atteggiamento più consono. E' mia opinione che non sempre ciò sia avvenuto ed avvenga in molti casi ancora oggi. Sembra mancare  in molti strati della società e nella stessa classe politica e di governo avvicendatasi negli anni, la percezione  del contributo che le piccole imprese garantiscono alla crescita economica e sociale dei territori in cui operano e producono, ma anche dei pesi e delle problematiche connesse alla loro gestione di cui parleremo diffusamente nel prosieguo.

Un'ultima ragione sottostante a questo lavoro interessa chi imprenditore non è ma potrebbe o avrebbe l'aspirazione e le potenzialità per  diventarlo. Ho  il grande privilegio per il  lavoro che faccio di  interagire con i giovani, di parlare con loro, di intrattenermi a discutere della loro visione del mondo, dei loro progetti di vita, dei loro sogni. Da assiduo frequentatore dei social network riesco come molti a captare il pensiero, la condizione, le emozioni e gli stati d'animo. E non sempre quello che arriva è confortante.  Di frequente si percepisce una marcata sfiducia verso il futuro, una sostanziale certezza che non vi sia possibilità di cambiare il corso delle cose. Il convincimento che l'unica strada davanti a se' sia quella di un perenne ed inesorabile precariato.

Le storie che raccontiamo ci dicono però una cosa diversa. Mandano un messaggio differente. Ci danno una prospettiva alternativa, essendo tutte accomunate dal medesimo tratto distintivo: i protagonisti sono partiti dal nulla e sono arrivati ai risultati cui sono giunti credendo costantemente e senza esitazioni al loro progetto di impresa Quello che mi auguro è che la lettura delle esperienze riportate nelle pagine che seguono possa essere da stimolo incentivando i giovani a credere di più in sé stessi e nel grande potenziale che è in ciascuno di loro.

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