Economia

Tagli all’Inps, i lavoratori protestano. E annunciano sit-in a Lecce e Casarano

Volantinaggio e mobilitazione degli impiegati presso le due sedi provinciali: le retribuzioni tagliate per effetto della legge spending review. Sindacati: ennesimo attacco a chi ha già sofferto dell'accorpamento con Inpdap ed Enpals

La sede leccese di Inps.

LECCE – Retribuzioni tagliate al personale Inps per effetto delle manovre della spending review. La situazione, potenzialmente esplosiva, è stata presa in carico dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Cisal che hanno organizzato per domani un sit-in di protesta davanti alle sedi territoriali degli istituti di previdenza sociale di Casarano e Lecce.

“Si tratta di una serie di iniziative a livello territoriale – spiega Giuseppe Melissano della Funzione pubblica di Cisl -,  in linea con le politiche regionali, che vedranno partecipare i lavoratori del nostro territorio. Domani è previsto, infatti, il sit-in in tutte le sedi provinciali della Puglia ed in particolare è previsto il volantinaggio presso le sedi dell’Inps di Lecce in viale Marche e presso quella di Casarano in via Agnesi. Ciò servirà ad informare la popolazione di ciò che sta accadendo all’Inps”.

Secondo i sindacati, infatti, la manovra rappresenterebbe l’ ennesimo “attacco” che viene perpetrato nei confronti dei lavoratori dell’Inps, per mezzo dei tagli che verranno effettuati dopo la bocciatura da parte della Ragioneria generale dello Stato, del piano contenente le misure di riduzione della spesa presentato dall’Istituto. “Una situazione che, se non bloccata, metterà in ginocchio lavoratori, famiglie e l’intero sistema di sicurezza sociale”, denunciano i rappresentanti sindacali.

Gli stessi lavoratori, che operano con organici ridotti e con un blocco del contratto ormai quadriennale, lamentano carichi di lavoro insopportabili e si dicono ormai esasperati. Su tutto questo peserebbe anche la profonda e radicale trasformazione dell’Istituto, dopo l’accorpamento con l’Inpdap e con l’Enpals.

La trasformazione, prosegue il segretario Cisl, sarebbe avvenuta senza un vero piano di riorganizzazione finalizzato all’impiego e alla valorizzazione del personale che continua ad affrontare mansioni sempre più complesse, garantendo il miglioramento dei servizi. “Piuttosto che intervenire in modo incisivo su spese improduttive, appalti, consulenze, affitti e commesse inutili – conclude Melissano -, si preferisce continuare a prelevare dalle tasche dei lavoratori somme che oscillano fra i tre e i  cinque mila euro di salario pro capite”.

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