Domenica, 1 Agosto 2021
Economia

"Senza Tap non c'è hub": il refrain del gasdotto ad ogni costo passa in Senato

Giampiero Russo, country manager della società interessata alla realizzazione dell'opera, ascoltato nella Commissione industria, ne ribadisce la centralità nella gestione delle risorse energetiche. Ma le comunità ribadiscono il no

@TM News/Infophoto

Roma - "Senza Tap non c'è hub": non è il refrain del motivetto dell'estate, sparato dalle radio sulle spiagge, mentre i bagnanti curano la tintarella e si godono il mare, ma uno dei passaggi centrali 'passato' nell'audizione che il Country manager di Tap, Giampaolo Russo, ha espresso davanti alla Commissione industria del Senato. Un modo come un altro per qualificare l'infrastruttura come snodo decisivo del traffico energetico internazionale.

Il principio di convincimento su cui far leva è quello basato sul concetto di "ad ogni costo" e "non esiste terza via". Ovviamente, la Commissione ascolta, prende nota, si mostra interessata perché le cifre fanno gola. Il Salento, invece, è costretto ad osservare, nonostante da tempo si sia levata alta la voce di un dissenso manifesto, che a chiare lettere ha risposto: "No, grazie".

"Tap rappresenta l'unica modalità di accesso alle risorse del Mar Caspio al mercato italiano e europeo - ha ricordato Russo - per lo sviluppo energetico è infatti fondamentale fare dell'Italia un hub sud europeo, inteso come ponte di ingresso". Non solo. "Aumenterà la sicurezza degli approvvigionamenti permettendo di differenziare dal gas algerino e russo che ora sono i principali fornitori del continente".

E allora ecco di nuovo cifre e qualche dettaglio più specifico: dieci miliardi di metri cubi l'anno di risorse come capacità iniziale del gasdotto Trans Adriatic Pipeline, che si estende per circa 870 km.  L'opera, pescando dalle riserve azere, partirà dal confine greco-turco, attraversando Grecia e Albania, con l'approdo in Italia, previsto a San Foca, marina di Melendugno, entro il gennaio 2019. La capacità di "trasferimento" è destinata a raddoppiare in breve tempo e ad allontanare l'Europa dalla dipendenza energetica da Russia ed Ucraina.

La sezione italiana del progetto prevede poi la costruzione di una condotta sottomarina lunga circa 45 km, di una parte interrata per circa 10 km e di un terminale di ricezione del gasdotto ubicato a San Foca, nel Comune di Melendugno. Il tutto collegato con la rete italiana di Snam. Inevitabile intervenire sulle perplessità ambientali e legate al turismo lamentate dalle comunità locali. Per Tap, naturalmente il rischio di "ricadute negative" sul territorio pugliese è un falso problema.

Anzi, ci saranno solo "vantaggi", con forti ricadute in termini economici ed occupazionali: ''Secondo uno studio di Nomisma Energia - ha illustrato il manager - il contributo di Tap avrà effetto totale, (diretto, indiretto e indotto) di 290 milioni di euro nella sola fase di costruzione fino al 2018, mentre nei cinquant'anni di fase operativa sarà di altri 380 milioni". A questi numeri, si aggiungono i 2.170 posti di lavoro nella fase di costruzione, un maggiore gettito fiscale locale e la possibilità per le imprese del territorio di lavorare con l'azienda: "Stiamo già facendo un censimento delle imprese della provincia di Lecce per cercare le competenze che ci servono - ha spiegato Russo - per quelle che dovessero averne solo una parte, come ad esempio la saldatura a nastro, offriremo formazione gratuita così che queste possano partecipare ai bandi anche per i lavori in Albania, dove non c'è tessuto industriale per questo tipo di lavoro".

Insomma, stando alla relazione di Tap, tutto bene. E il gasdotto s'ha da fare. Così come pensato e, nonostante le alternative internazionali, che erano allo studio degli stessi "padroni del gas". "Senza Tap non c'è hub": il refrain 'passa' insistente nelle stanze del Senato. Ma nel Salento è un ritornello tutt'altro che accattivante.

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