Mercoledì, 28 Luglio 2021
Economia

Fumata grigia per Filanto. Incognita sulla cassa, pronto il piano di rilancio

Si torna da Roma con due ulteriori appuntamenti destinati alla verifica sulla possibilità di ottenere la cassa ministeriale retroattiva e del piano aziendale volto alle assunzioni. Possibile un anticipo del "buco" salariale di 8 mesi

ROMA – Il ministero dello Sviluppo economico non sbroglia la matassa della vertenza Filanto, avvolta sul nodo della cassa integrazione pregressa e futura. E rimanda a due distinti appuntamenti, uno a Lecce e l’altro nella Capitale, le possibili soluzioni.

Quattro ore di trattative tra sindacati (nazionali, confederali locali e di categoria), i due assessori regionali allo Sviluppo economico ed al Lavoro, Loredana Capone e Leo Caroli, l’assessore provinciale al ramo, Ernesto Toma, i parlamentari Teresa Bellanova, Salvatore Capone, Roberto Marti, Rocco Palese, il sindaco di Casarano, Giovanni Stefano, il presidente di Confindustria Lecce, Angelo Costantini ed i rappresentante aziendale Antonio Sergio Filograna, hanno confermato ciò che già si sapeva.

Innanzitutto che la richiesta di accesso alla cassa integrazione ministeriale con effetto retroattivo (volta a coprire 8 mesi di mancato salario) è una questione burocraticamente complessa. Per non dire “estranea” alla normativa nazionale vigente. Nelle maglie strette della legislazione, però, una “soluzione straordinaria” si potrebbe ancora trovare. Previo l’approfondimento tecnico che spetta ai funzionari della Regione Puglia e dei dicasteri competenti (Lavoro e Sviluppo economico): il nuovo appuntamento per tentare l’impresa è fissato a Roma all’inizio della prossima settimana.

Più precisamente, secondo il numero uno di Cgil Lecce, Salvatore Arnesano  “si valuterà la possibilità di modificare i verbali per l’accesso agli ammortizzatori legati alla richiesta di concordato preventivo”. Istanza avanzata per tre società del cluster (Filanto spa, Zodiaco srl, Tecnosuole srl) e poi improvvisamente ritirata all’inizio di luglio, per effetto dell’intervento della magistratura.

Il pasticcio burocratico ha avuto, come diretta conseguenza, quella di creare un buco salariale nelle tasche delle maestranze più simile ad una voragine. Dall’inizio dell’anno, infatti, 600 lavoratori sono rimasti sprovvisti sia del salario ordinario, che del sussidio statale che non è mai stato regolarmente autorizzato. Una toppa sulla barca che affonda potrebbero metterla gli stessi amministratore del calzaturificio di Casarano, del cui splendore rimane solo un pallido bagliore, già nel corso di questa settimana. La “buona volontà” degli amministratori aziendali, chiamati a presentarsi tra due giorni presso la Provincia di Lecce, al cospetto dei sindacati, dovrebbe manifestarsi nel versamento di un anticipo delle mensilità arretrate.

Secondo le segreterie di Cisl e la Femca Cisl di Lecce la riunione di coordinamento tra le istituzioni è stata una premessa positiva che “getta le basi per una soluzione della cassa integrazione pregressa e un ragionamento sul futuro, in termini di ammortizzatori sociali”. Più cauto il commento del segretario di Uil Lecce, Salvatore Giannetto, che parla di un “incontro produttivo ma interlocutorio”, ricordando come “l'azienda, a suo tempo, ancora prima del sequestro da parte della Guardia di finanza, non abbia presentato il concordato preventivo per ottenere la concessione della cassa in deroga ministeriale”.

La vera “buona notizia” del tavolo odierno ha a che fare, invece, con la produzione. Gli amministratori del cluster, ormai messi alle strette, hanno presentato un piano di rilancio industriale che sarà valutato a breve giro di posta dalle parti sociali. Un impegno a risollevare le sorti dell’ex impero, probabilmente ripartendo da una manciata di assunzioni. Il segretario di Cgil, Arnesano indica una cifra sommaria, del tutto ufficiosa, che ammonta a 35, 50 unità al massimo destinate al reinserimento. Il piano, è bene ricordarlo, ha una funzione strategica anche per l’accesso alla futura indennità di cassa integrazione.

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