Economia

Turismo nelle perle salentine: risposte irrisolte ed ambiguità del sistema

Dopo il vertice in Prefettura per l'emergenza gallipolina, sulle sponde ioniche ed adriatiche imperversano i dibattiti sull'identità dell'offerta turistica da promuovere. Ancora una volta è scontro tra "quantità" e "qualità"

Lungomare di Otranto durante una manifestazione (foto repertorio)

LECCE - Un vertice in Prefettura per amministrare l'emergenza: il "caso" Gallipoli resta al centro delle cronache salentine e diventa il pretesto per una discussione più ampia. Mentre le istituzioni locali, infatti, sono alla ricerca di soluzioni tampone all'assalto di presenze, che ha mandato in tilt la gestione logistica della città, fuori, tra gli osservatori, c'è chi si continua a domandare se la perla dello Ionio sia il modello da seguire o se dovrebbe cambiare registro.

In realtà, per chi ha buona memoria (ma anche per chi non ne ha), la questione non è del tutto "nuova": sono anni che si discute dell'identità turistica del Salento e delle sue mete attrattive, tanto che, spesso e volentieri, si è finito per contrapporre Otranto a Gallipoli come due "modelli" alternativi del "sistema" turistico salentino. Discussioni a fiume si sono consumate (e per la verità si consumano ancora) su forum, social, siti. Ma esiste davvero questa contrapposizione?

Da un lato, c'è una città, Gallipoli, che, negli ultimi anni, è diventato il polo di un turismo prettamente giovanile, che ha intravisto nella città ionica una sorta di "Ibiza" salentina: maggiori presenze, una migliore offerta in termini di "movida" (soprattutto con l'impegno di alcuni privati), pregi e i limiti che il sovraccarico antropico comporta per quel che concerne traffico, parcheggi, servizi e sicurezza.

Dall'altra parte, esiste una realtà, Otranto, che, sempre secondo gli osservatori, avrebbe fatto una scelta diversa, sostenuta anche dalle amministrazioni che si sono succedute nel tempo, su un turismo meno di "massa", più di giovani coppie e famiglie. Di "qualità", direbbe qualcuno.

"Quantità" e "qualità" come idee in contrapposizione perenne tra loro. Ma, nell'esperienza concreta, il confine è meno netto di quel che sembra, perché possono esistere compromessi tra le due visioni. Non per forza dove c'è quantità non esiste qualità. Certo, il rapporto non è facile, ma l'estremismo è sconsigliato. E nessuno sembra totalmente poter essere maestro dell'altro in questo percorso.

Ad Otranto, ad esempio, ogni anno si ripropone come una litania la discussione sull'accoglienza, sui prezzi alti ad agosto, sui "divertimenti". Da una parte, c'è chi rimpiange quell'idea di città più "giovanile" com'era, ad esempio, quindici - venti anni fa, con discoteche, locali sulla falsa riga di quello che accade oggi nel versante ionico. C'è chi, invece, ritiene che Otranto si sia "imborghesita", ma poi viva di esercizi commerciali che aprono e chiudono solo per la stagione estiva.

In genere da settembre-ottobre in poi, ritorna il "mantra" della "destagionalizzazione", mentre negozi ed attività abbassano le serrande e le riaprono (se le riaprono) solo per brevi periodi e magari sotto l'impulso di ordinanze ad hoc. Anche sul versante "culturale", ad Otranto non mancano iniziative ed attività (a proposito di giovani, da segnalare la rassegna di Hydromusic Fest), eppure il "non si fa niente" è un altro refrain diffuso sotto l'ombrellone idruntino.

Si vuole una città che esponga in bella mostra i propri tesori, nel nome della "qualità", eppure le aperture prolungate dei monumenti più importanti sono materia di cui si dibatte da una vita, senza una risposta efficace.  Si chiede "quantità", ma poi le lamentele piovono giù quando, ad esempio, manifestazioni come "I sentieri del gusto" mettono a dura prova un'area sensibile come il centro storico, con la violazione evidente di norme igieniche e scontrini "facoltativi".

A questo si aggiunga il fastidio espresso da molti per la musica "diffusa", per gli artisti di strada e tutto ciò che spesso caratterizza il periodo estivo, dove si confrontano le esigenze più diversificate, da quella del giovane che cerca uno spazio per ballare, al turista che cerca enogastronomia e relax. Il punto d'incontro, però, sembra lontano. Per semplificare, c'è una Otranto che vorrebbe assomigliare un po' di più a Gallipoli e una Gallipoli, che, invece, vorrebbe essere un po' più simile ad Otranto. Ma ci sono due realtà differenti dove tutto non è nero o solo bianco. L'organizzazione dei parcheggi e la tassa di soggiorno, sempre per restare ad Otranto, qualche vantaggio lo hanno portato.

Certo, non si può avere tutto e il contrario di tutto. Il turismo che si vuole deve essere chiaro innanzitutto nella testa degli operatori e degli amministratori e, forse, questo è il punto di partenza per qualsiasi ragionamento. Ma se ne discute da tempo senza una idea di "sistema" (che coinvolga anche Lecce ed altre realtà di riferimento). Che "identità" dare al turismo? Ecco, se lo si domandasse a diversi soggetti, le risposte probabilmente sarebbero molto diverse. E finché resterà questa visione frammentaria, il dibattito rischia di rimanere un equivoco irrisolto.

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