Turismo, più famiglie e meno giovani. “Si pensi a servizi e programmi, non solo ai numeri”

In attesa dei dati ufficiali l’andamento della stagione turistica si presenta tra luci e ombre ma più del numero di presenze preoccupano i problemi strutturali. Focus su Gallipoli tra cali percepiti o solo presunti

La spiaggia della Purità a Gallipoli

GALLIPOLI - L’asticella delle presenze turistiche è ancora oscillante, ma l’allarme e le previsioni catastrofiche paventate ad inizio stagione da osservatori e operatori, intimoriti dalla chiusa forzata dei capisaldi cult del divertimento di massa sul litorale di Gallipoli (Parco Gondar, Samsara, Le Cave su tutti), potrebbero essere calmierate da una seconda parte della stagione densa e affollata.

Il video di pochi giorni addietro fotografa una situazione tendenzialmente realistica della situazione, con un “tappeto” di bagnanti ancora assiepati sulle spiagge e opinioni divergenti tra gli addetti del settore. Il trend ufficioso sembra confermare la mutazione genetica incamerata negli ultimi due anni proprio nella città bella che viene considerata da sempre il termometro rovente dell’estate salentina: più famiglie e meno giovani. Un calo non proprio vertiginoso, ma reale della fetta di presenze giovanili, più legata al divertimentificio e soprattutto concentrata nella zona della marina della Baia Verde, che si percepisce a vista d’occhio, ma che nell’economia generale è anche quella più legata al mercato delle presenze mordi e fuggi, poco controllate e censite. Proprio sul quel tratto di costa, orfana di party e del lido più ricercato e famoso del litorale, il Samsara beach, operatori e gestori delle strutture hanno lamentato un calo di affluenza non inferiore al 30/40 per cento con tutte le ripercussioni del caso in termini di indotto: navette, ape calessino, case vacanze, noleggio bici e via discorrendo.

Si ragiona ancora in termini di numeri presunti e non ufficiali, anche se proprio quell’area demaniale (sgomberata per le note vicende giudiziarie e amministrative che hanno costretto i gestori all’esilio in altri lidi) e trasformata in una zona franca e in ricettacolo di rifiuti segna un pagina non certo edificante per la capitale del turismo regionale. Da contraltare fungono l’affollamento pulsante tra i meandri e le riviere del centro storico e nei contenitori culturali della città, i ristoranti pieni e le strutture ricettive di alto livello che, grazie anche alla fidelizzazione compiuta da diversi anni, specie in nella seconda metà di agosto, hanno fatto registrare il classico sold out o quasi. La flessione si è percepita tangibile nella prima parte di giugno lungo le zone balneari, causa anche la volubilità del meteo. E nello stesso periodo, e in quello di maggio, i dati di Pugliapromozione snocciolavano un incoraggiante crescita del  più 8 per cento per Lecce e le città d’arte. Mentre Ugento, Porto Cesareo, Otranto e anche Nardò (le marine di Santa Caterina e Santa Maria al Bagno prese d’assalto soprattutto nelle ore serali) hanno stabilizzato le presenze soprattutto straniere, Gallipoli ha mutato il suo appeal turistico compensando, dopo luglio, l’emorragia del turismo giovanile (contenuto nei numeri di massa, ma comunque sono stati tanti i giovani visti in giro e sulle spiagge) con l’aumento di famiglie e stranieri, con navi da crociera e yacht di lusso sempre in bella vista e alla fonda lungo il litorale e nel porto.

Un aspetto che al netto delle criticità logistiche è stato sottolineato, per inciso, anche dal sindaco e presidente della Provincia, Stefano Minerva: “Ragioneremo come sempre con dovizia con i dati alla mano a fine della stagione, abbiamo ancora un settembre interessante in termini di previsioni di presenze" ha detto il primo cittadino. E ancora: “per ora si parla di un calo percepito che non riguarda solo Gallipoli, ma diverse località turistiche in tutt’Italia. Manca forse il pienone incontrollato e quelle presenze non vanno perse, ma magari ridistribuite su livelli più alti. Va sottolineato che in questa stagione per la prima volta al nostro antico porto hanno gettato l'ancora grossi yacht privati, uno per tutti quello dello sceicco del Qatar il cui valore è stimato sui 300 milioni di dollari, con i suoi 124 metri di lunghezza, oltre a molte navi da crociera. Ma per fare un bilancio reale e complessivo è ancora prematuro, siamo aperti e accoglienti verso ogni forma di turismo e da sempre dico che abbiamo bisogno di regole certe e immediate per garantire l’attività dei nostri imprenditori turistici e il rispetto dei turisti”. 

Tra l’altro nei sondaggi in piena stagione Gallipoli è rimasta, per molti, la località considerata più divertente e giovanile anche per l’estate 2019, seguita da Porto Cesareo e da Cervia-Milano Marittima. I locali della movida (leggi il Praja), un cartellone di eventi più morigerato, e iniziative quali Battiti Live, ma soprattutto l’iniziativa privata di imprenditori e commercianti - e la buona volontà del Comune - hanno cercato di garantire una stagione turistica e una ricaduta degna del blasone della città bella. Con fortune alterne e criticità palesi in termini di organizzazione e programmazione (trasporti, parcheggi, servizio di raccolta differenziata e rifiuti, traffico, governabilità e sicurezza del territorio) sui quali si dovrà da subito rimettersi in marcia, tra tavoli tecnici e pianificazione interistituzionale con Regione e prefettura che dovranno affiancare le sterili possibilità del Comune nella gestione del complesso afflusso turistico.

In termini più realistici si potrà aver un quadro più dettagliato, tra Gallipoli e dintorni, solo dopo il 30 settembre, a stagione veramente conclusa. E con dati ufficiali. Da considerare anche le variabili dipendenti globali che vedono il rilancio di località quali Egitto, Turchia, Grecia e Spagna che stanno facendo sentire il loro peso sul mercato delle vacanze e le famiglie e gli stessi giovani sempre alle prese con i tagli forzati dei budget per le ferie estive. Per la prima volta negli ultimi cinque anni la durata media della vacanza balneare scende sotto i 10 giorni, è questo trend si è riverberato anche su località gettonate come Gallipoli. Se di calo si parlerà, dati comparati alla mano, percepito o reale che sia, la soglia del segno meno potrebbe oscillare tra il -11 o il -15 per cento, ma per non acuire la crisi del settore l’invito delle associazioni di categoria di operatori, imprenditori e commerciati è alquanto chiaro: “Aumentiamo servizi e programmazione a largo respiro, non è solo un questione di quantità e di numeri”.

Coppola (Confidustria-Turismo): “Giovani da governare. La politica si svegli”

“Fare un’analisi puntuale e concreta della stagione turistica è ancora prematuro atteso che dopo una innegabile flessione, riscontrabile anche nella prima settimana di agosto, c’è stato un notevole incremento anche nella seconda parte della stagione e anche le previsioni di settembre, soprattutto su Gallipoli, sono alquanto interessanti”. L’analisi del presidente della sezione Turismo di Confindustria, Giuseppe Coppola è chiara: “Per giugno, esclusa la prima parte del mese causata dall’incertezza meteorologica, e luglio rientriamo nell’alveo del trend normale almeno per la strutture ricettive di medio e alto livello. Siamo curiosi anche noi di conoscere i dati ufficiali di arrivi e presenze di quest’anno tenendo conto che località balneari come Gallipoli, Ugento, Porto Cesareo e Otranto hanno mantenuto negli ultimi dieci anni dei numeri stabili e ora riscontriamo una flessione fisiologica, più percepita che reale, e abbiamo necessità di capire e quantificare quello che per anni è stato il segmento incontrollato, quello delle presenze giovanili di massa abituate ad arrivare nelle località balneari, sospinte dall’offerta del divertimento, e che spesso arrivava nel tardo pomeriggio, dormiva in spiaggia e andava via la mattina seguente o al massimo, prendeva in affitto, anche per pochi giorni e in condizioni discutibili, le case in affitto nelle marine”.

“Ciò che continuo a ritenere da tempo nell’ambito del dibattito sul modello di turismo del Salento e di Gallipoli in particolare che da anni ormai fa da traino alla crescita del settore dell’intera regione” continua Coppola, “è che bisogna dare un indirizzo preciso su cosa questa regione e le nostre località vogliono ormai fare da grandi, avendo l’opportunità potenziale di diversificare l’offerta turistica, stabilendo regole certe e precise entro cui, tanto gli operatori quanto i fruitori delle strutture ricettive o gli stabilimenti, devono muoversi per avere un flusso turistico organizzato e controllato e per garantire quei servizi essenziali per puntare ad un’offerta tale da innalzare l’asticella e garantire una ricaduta redditizia in termini economici e non fossilizzarsi sulla mera guerra dei numeri e delle presenze. Il concetto chiaro è che Gallipoli e il Salento non possono rinunciare al turismo giovanile, che non va demonizzato e bloccato, ma va solo governato. E questo è il compito primario delle istituzioni territoriali che non possono più lasciare il settore in balia dell’improvvisazione e dell’impreparazione nell’accoglienza e nella gestione dell’arrivo dei turisti”.

Il presidente della sezione Turismo degli industriali ritiene che “a Gallipoli più che mai è necessario riprendere il mano il controllo del territorio e far capire a tutti, operatori e imprenditori da un lato e utenti dall’altro, che le regole ci sono e devono essere rispettate e non che ci si trova in una terra di nessuno dove le regole che valgono in alte zone d’Italia o della regione, qui invece sono suscettibili al libero arbitrio. In tale direzione anche il ruolo dei Comuni e della Regione è fondamentale dopo che è ormai venuto meno, da alcuni anni, l’indirizzo e l’orientamento della Provincia che con il marchio e il progetto di Salento D’Amare aveva cercato di fornire un’impronta nuova. Un’idea poi abbandonata. Prima di pensare a come cambia il turismo a Gallipoli o nelle altre località bisogna pensare ai servizi e alla professionalizzazione del comparto, ma soprattutto è necessaria una politica lungimirante e di largo respiro per il turismo, che ancora manca, per stabilire un traguardo da raggiungere, con un obiettivo chiaro e definito, con progettualità e programmi che possano sfruttare le opportunità messe a disposizione con i fondi comunitari”.

“E’ impensabile che ancora oggi” incalza nello specifico Coppola, “non si pongano obiettivi per la rivalutazione dei paesaggi rurali dell’entroterra gallipolino o che città come Gallipoli, ormai prossime a cambiare pelle e al turismo di qualità, non puntino dirette al diportismo nautico e a creare le infrastrutture necessarie: dai trasporti ad un vero porto turistico per conquistare una fetta di mercato importante. A danneggiare l’immagine di Gallipoli non c’è solo la battaglia sui numeri” prosegue Coppola, “ma a mio avviso è la mancanza di un indirizzo chiaro e programmato con atti amministrativi precisi per capire su quale turismo si vuole puntare e come raggiungere un obiettivo che  ancora non è stato fissato. E in tale direzione, sul versante imprenditoriale, e per garantire una reale crescita e un piano di sviluppo del territorio, bisogna dotare anche le imprese di regole certe ed eliminare le lungaggini burocratiche, snellendo le procedure per ottenere le autorizzazioni, in modo da consentire agli operatori di viaggiare alla pari con le altre realtà turistiche ed economiche del resto d’Italia”

Tra le criticità evidenti anche in questa stagione turistica secondo Coppola “resta in quel di Gallipoli il problema dei rifiuti e del servizio di nettezza urbana che va affrontato in maniera diretta e risolutiva al di là delle colpe riconducibili a cittadini e villeggianti per il mancato rispetto delle regole sul conferimento o all’avvio a singhiozzo del servizio. Più che colpevolizzare la ditta credo che è il progetto della raccolta che non è all’altezza della situazione non rispondendo alle esigenze del territorio e delle marine gallipoline. Anche la scelta della composizione dell’Aro è poco funzionale: che senso ha mettere Gallipoli con Melissano o Alliste, quali sono le economie che potrebbero derivarne? Un progetto logico sarebbe quello di mettere insieme Gallipoli, Alezio e Sannicola che in termini di storia e tradizioni ed anche di abitudini presentano non solo contiguità territoriale ma anche maggiori identità. Infine anche sul centro storico ci sarebbe ormai da compiere una vera e propria risvolta” conclude Coppola, “un borgo nel quale valorizzare il patrimonio storico e architettonico, la gastronomia tradizionale e di qualità e l’artigianato tipico e non mestamente derubricato a mangiatoia a cielo aperto. Se Gallipoli vuole cambiare, o sta già cambiando turismo, deve capire come e in che modo farlo con criterio e lungimiranza per costruire un’identità chiara. Il futuro va programmato”.

Commerciati e imprenditori. Spada: “Si cambia, ci vogliono più servizi”

“Dai dati in nostro possesso, sicuramente parziali e raccolti tra telefonate ed sms ai nostri associati, emerge una situazione contrastata e contraddittoria sotto diversi aspetti, date le tante variabili” dichiara Matteo Spada, presidente del sodalizio associativo di categoria. “In ogni caso la percezione dei più è che il turismo è sicuramente cambiato ma, al contrario di quanto saremmo portati a pensare, sono stati comunque tanti i ragazzi, anche stranieri, che hanno scelto la destinazione Gallipoli”. Secondo l’osservatorio privilegiato e attento dell’associazione dei commerciati gallipolini, risulta  stabile, e in alcuni casi in crescita il comparto enogastronomico, con le tante attività di ristorazione eccellenti presenti sul territorio, si confermano punta di diamante dell’offerta turistica, mentre a registrare delle difficoltà sono maggiormente quelle attività a basso investimento di capitale, o che hanno fatto dei giovanissimi, spesso poco esigenti in termini di standard qualitativi, il loro target principale. E tutto sommato stabilità, rispetto alla scorsa stagione, anche per le attività commerciali al dettaglio. 

“In sofferenza, tranne rare eccezioni” precisa Spada, “il comparto dell’intrattenimento, con numeri sconfortanti se paragonati alle stagioni in cui Gallipoli era all’unanimità incoronata regina dell’estate. Settore trainante, senza eguali in Italia, per circa un decennio. Un pezzo importante della nostra economia completamente cancellato, se non ridotto all’osso. Un pezzo importante della nostra offerta turistica che ci auguriamo di poter tornare a vantare. In merito alla ricettività, che ha visto negli anni un costante incremento dei posti letto in B&b e case vacanza, ha certamente sperimentato qualche difficoltà. Nonostante una riduzione dei prezzi si è registrata comunque una lieve flessione soprattutto per le strutture al di fuori del centro storico”. 

In linea di massima e nonostante tutto, Gallipoli continua a difendersi, come tante altre rinomate mete turistiche italiane che hanno subito un rallentamento, subendo la concorrenza di località internazionali ritornate sul mercato del turismo con prezzi altamente concorrenziali e un’offerta competitiva, guarda caso molto di queste in paesi con una burocrazia più snella di quella italiana. “In un simile contesto non possiamo perseverare nel non predisporre un piano di sviluppo pluriennale condiviso in grado di rilanciare, rinnovare e gestire i veri grandi flussi turistici. È così che saremo metà anche di grandi capitali” analizza Spada, “e un altro spunto di riflessione utile a tutti credo sia infine questo: i dati. Se si vuole analizzare nello specifico un fenomeno, soprattutto se complesso come il turismo, bisogna studiarlo con un approccio scientifico. Uno studio che si alimenta di dati raccolti in maniera sistematica, che siano imparziali e puntuali quanto più possibile. Ciò al fine di cogliere le diverse sfaccettature di un fenomeno esposto ad infinite variabili, macro e micro, esogene ed endogene. I dati sono la vera ricchezza del terzo millennio” conclude Spada, “qualsiasi industria, attività, progetto, parte e si struttura attraverso l’analisi dei dati che rappresentano un fenomeno o ne descrivono l’evoluzione. Noi, sotto quest’aspetto siamo ancora in grave ritardo. Tavoli tecnici ed osservatori vari, in questo senso, non sono risultati utili alla causa, qui. Altrove invece hanno positivamente inciso nella politica e progettualità territoriale. I problemi strutturali rimangono irrisolti, né sembrano essere all’ordine del giorno in una ipotetica agenda istituzionale. Traffico, parcheggi, viabilità in generale, abusivismo e trasporti, problemi atavici che interessano il Salento tutto, ben lontani dall’essere affrontati in maniera risoluta e definitiva dalle nostre istituzioni”.

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