Domenica, 25 Luglio 2021
Economia

Tagli del 92 per cento allo studio. L’Udu si rivolge a ministro e Regione

I portavoce dell’Unione degli universitari hanno manifestato perplessità circa la revisione dei Livelli essenziali delle prestazioni, parametri di merito e reddito contenuti nel recente Stato di previsione del ministero

LECCE – “Come può, il ministro Francesco Profumo, approvare un decreto sul diritto allo studio, senza chiarire quali siano i reali stanziamenti previsti per i prossimi anni?”. E ancora: “ Il ministro ha recentemente dichiarato che con i nuovi criteri si garantirebbero più borse di studio, ma in che modo se vengono ulteriormente tagliati i finanziamenti?”.

Questi i dubbi che assalgono i componenti dell’Unione degli universitari, preoccupati da un taglio del 92 per cento sul fondo dei diritto allo studio, previsto entro il 2015, “così come si legge all'interno del documento Stato di previsione del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca".

La minaccia della riduzione delle spese che si intravede all’orizzonte, si andrebbe a sommare ai tagli già effettuati. “Siamo passati da una cifra di 246 milioni stanziati nel 2009 per la copertura delle borse di studio, ad una di 103 per quest'anno e passeremmo a 12,5 milioni l'anno prossimo. Riteniamo che se questo si verificasse, l'approvazione dei criteri previsti dal decreto, congiuntamente ad un ulteriore calo degli stanziamenti determinerebbe una situazione irreversibile per il diritto allo studio in Italia”, hanno dichiarato i portavoce dell’Udu in una nota.

Proprio in queste ore, si continua a discutere del nuovo decreto Profumo sul diritto allo studio, la cui approvazione è già stata rimandata nella scorsa Conferenza Stato-Regioni del 7 febbraio al 21 febbraio, grazie alle proteste studentesche in numerose città dello Stivale.

Secondo quanto affermato dal ministro e poi riportato dall’associazione universitaria, il nuovo provvedimento normativo non comporterebbe tagli alle borse di studio, ma rimodulerebbe i cosiddetti Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni:  i criteri di reddito e di merito attraverso i quali si può accedere al sistema de diritti e dei sussidi per la formazione, per intendersi.

Questi parametri, secondo l’Udu, costruirebbero una “differenziazione per l'accesso alla borsa di studio tra le varie regioni: uno studente con un certo reddito potrebbe quindi avere diritto a ricevere una borsa di studio se scegliesse di studiare in una regione piuttosto che in un’altra”. Lo stesso decreto, inoltre, oltre ad irrigidire il criterio per essere definito uno studente fuori sede, aumenterebbe i criteri di merito.

“Chiediamo che sia immediatamente bloccata ogni decisione riguardante questo decreto e pretendiamo delle immediate spiegazioni da parte del ministro. Chiediamo, inoltre, che nei cento giorni successivi alle elezioni politiche, il prossimo Governo apra un serio dibattito pubblico individuando soluzioni concrete in merito ai finanziamenti, alle politiche in materia di istruzione, ricerca e sviluppo”, hanno concluso gli esponenti dell’Udu, sollecitando la Regione Puglia a farsi garante di questa necessità, “al fine di far saltare qualsiasi possibilità di riformare il sistema di diritto allo studio universitario con una copertura economica insufficiente persino a coprire le borse di studio in Puglia”.

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