Economia

Uil contro manovre economiche: “Assumere e licenziare fa guadagnare le imprese”

Uil: “Jobs act e legge di Stabilità danno un aiuto indiscriminato alle aziende, penalizzando il lavoro dipendente. Se assumi e licenzi entro un anno, ottieni mediamente 5 mila e 500 euro, se licenzi dopo tre anni arrivi a quasi 16 mila e 500 ”

Una manifestazione davanti alla Prefettura (foto di repertorio).

LECCE – A meno di 24 ore dallo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil contro le manovre economiche del governo Renzi, arriva la simulazione degli effetti “distorti” del jobs act che, lungi dal favorire i dipendenti, determina persino un vantaggio economico per le imprese. Assumere e licenziare nel giro di pochi anni addirittura “conviene”. Vediamo come: “Con il combinato disposto della Legge di Stabilità ed il Jobs act, un’azienda che assume un lavoratore e lo licenzia, a fine anno potrà ricevere in media 5 mila e 500 euro, che diventano 16mila e 500 euro se licenziato dopo 3 anni”.

Nel dettaglio, stando ad una simulazione della Uil che ha calcolato i benefici per la decontribuzione delle nuove assunzioni, il prossimo anno, con i benefici dell’esclusione della componente lavoro dalla base imponibile Irap, per uno stipendio di 22 mila euro lordi all’anno  (mille e 692 euro lordi al mese), stipendio questo che equivale alla media dell’imponibile fiscale da lavoro dipendente, i benefici ammontano in un anno a 8 mila e 21 euro (6 mila e 930 dalla decontribuzione e mille e 91 dal taglio Irap).

Mentre se il lavoratore venisse licenziato a fine anno, secondo le prime indiscrezioni sulle nuove regole del lavoro (un indennizzo di una mensilità e mezzo) , il costo per l’azienda sarebbe di 2mila e 538 euro lordi. Il saldo per l’azienda, del tutto positivo, è pari a 5 mila e 500 euro, che diventano 6 mila e 268 euro per un reddito di 25 mila euro (mille e 923 euro mensili lordi), e di 2 mila e 865 euro per un reddito di 12 mila euro (923 euro mensili lordi).

Se invece i calcoli venissero fatti con un assunzione il prossimo 1° gennaio e il licenziamento avvenisse il terzo anno, i benefici fiscali per l’azienda su un reddito di 22 mila euro sarebbero di 24 mila euro (quasi 21 mila euro per la decontribuzione e 3 mila e 200 euro dal taglio dell’Irap).  Mentre il costo dell’indennizzo per l’azienda sarebbe di 7 mila e 600 euro lordi, con un saldo positivo per l’azienda di 16 mila e 500 euro, che diventerebbero 18 mila e 800 euro per un lavoratore con uno stipendio di 25 mila euro l’anno (mille e 900 euro lordi mensili), e 8 mila e 600 euro per un lavoratore con uno stipendio di 12 mila euro (923 euro mensili lordi).

“Le scelte del governo – commenta Salvatore Giannetto, segretario generale Uil Lecce - non ci soddisfano: si tolgono diritti ai lavoratori, si premiano tutte le imprese, anche quelle che licenziano o che non investono. Il risultato è un economia stagnante e un tasso di disoccupazione sempre alto. Per questo, venerdì 12 dicembre, parteciperemo allo sciopero generale indetto a livello nazionale da Uil e Cgil e saremo in piazza insieme a tanti lavoratori, giovani e pensionati del Salento per ribadire la nostra contrarietà alle manovre dell’esecutivo guidato da Renzi”.

“Il nostro non è uno sciopero indetto per far cadere il governo, ma per dare una scossa a questo Paese che oggi è in piena fase di regressione – ribadisce il segretario Giannetto - . Non si può governare bypassando le forze sociali e chi rappresenta gli interessi dei più deboli ed è per questo che scendiamo in piazza: non possiamo assolutamente accettare le decisioni adottate sulla base della piattaforma di Confindustria, decisioni che non vanno certamente a risolvere i problemi dei dipendenti, dei pensionati, dei giovani e delle persone meno abbienti”.

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