Innesti per salvare la "Regina" e dare speranza a tutti gli ulivi monumentali

Coldiretti usa le varietà resistenti "Leccino" e "Favolosa" per ridare linfa a un patriarca della terra che vanta ben 2mila anni e che si trova nella zona di Strudà, frazione di Vernole. L'operazione s'è svolta questa mattina

VERNOLE – Salvare la “Regina” per dare speranza a tutti gli ulivi del Salento.

“Regina” è un ulivo che vanta circa 2mila anni. Dedicato di recente alla ex first lady americana Michelle Obama, è un patriarca della terra come pochi al mondo. Vive nel cuore del Salento da un tempo così remoto da aver attraversato le fasi più cruciali della storia. Basti pensare che negli anni in cui era probabilmente appena un arbusto, moriva lo storico Tito Livio e la Cappadocia diventava una provincia di Roma.

Questo affascinante e silenzioso testimone di due millenni di vita sulla terra, sorge in località Masseria Visciglito, a Strudà, frazione di Vernole. E oggi è un ulivo intaccato in modo molto pesante dal batterio killer, la Xylella fastidiosa.  Gli esperti della Coldiretti di Lecce, che è scesa in campo da tempo per salvare gli ulivi monumentali salentini, questa mattina hanno effettuato gli innesti con le due varietà resistenti, “Leccino” e “Favolosa”. Il tutto, nel corso di una conferenza stampa “in campo” alla quale hanno partecipato il presidente e il direttore di Coldiretti di Lecce, Pantaleo Piccinno e Giuseppe Brillante, e il ricercatore del Cnr Ipsp di Bari, Pierfederico Lanotte.

La tecnica degli innesti – spiegano da Coldiretti -, seguita scientificamente nel campo sperimentale di Presicce e con la regia della stessa sezione locale della Confederazione nazionale coltivatori diretti, in cui sono stati innestati 5mila ulivi con diverse varietà, forse è l'unica ancora di salvezza per un patrimonio di così raro valore, come quello costituito dagli ulivi millenari del Salento. E come la “Regina”, c’è anche il “Re”, sempre in agro di Vernole, più o meno della stessa età, altra attrazione per visitatori e turisti.

Coldiretti Lecce ha avviato da tempo una serie di corsi per formare maestri innestatori che possano intervenire con tecniche ad hoc. Finora sono già novanta i coltivatori formati. E i corsi diventeranno sempre più capillari nelle prossime settimane.

“L’innesto in campo – dice il presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno - è una pratica, andata quasi in disuso, ma che può rappresentare una risposta valida alla esigenza di salvaguardare un patrimonio storico-ambientale quale gli alberi monumentali ampiamente diffusi ed apprezzati nel nostro territorio. Per tale ragione andrebbe sostenuta fortemente da un piano regionale di intervento. E’ anche una risposta degli imprenditori che non si vogliono rassegnare e soccombere al declino cui ci condanna la Xylella”.

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“Gli ulivi monumentali - aggiunge Pierfederico Lanotte, del Cnr Ipsp di Bari - meritano ogni sforzo perché oltre ad essere paesaggio e tradizione sono anche un patrimonio produttivo: ci sono piante nel Salento che da sole arrivano a produrre un quintale e mezzo di olive. Per quanto riguarda gli innesti, i rilievi che stiamo effettuando sui campi sperimentali continuano a darci speranza e siamo impegnati nel comprendere le ragioni fisiologiche dell'apparente successo di questa tecnica”.

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