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Foto di repertorio

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Xylella, il dramma dei braccianti ignorato: persi 4mila posti di lavoro

Nel 2019 i braccianti pugliesi hanno perso mediamente 88 giornate. Buongiorno, Uila: "Subito interventi per tutelare il lavoro agricolo dipendente. Modificare la legge 223 del 1991"

LECCE -  Nel giro di due anni, tra il 2016 e il 2018, il batterio della xyella ha bruciato, nel solo Salento, 4 mila posti e quasi 200 mila giornate di lavoro. Ma guardando ancora più indietro nel tempo, avvisa la Uila Puglia, le cifre rischiano di essere ancora più drammatiche.

Intanto il batterio continua ad avanzare producendo effetti sociali ed economici in tutta la Puglia e con un impatto negativo notevole (e spesso trascurato) sul lavoro agricolo dipendente. Non solo, quindi, sull'economia generale e su paesaggio regionale.

Quella tratteggiata dal segretario generale del sindacato, Pietro Buongiorno, è una vera e propria emergenza occupazionale che ormai sta interessando tutte le provincie pugliesi: nel 2019, i braccianti pugliesi hanno perso mediamente 88 giornate; in provincia di Lecce la media è di 78 giornate.

La Uila Puglia chiede di correre ai ripari: “Serve un cambio di passo di riequilibrare le posizioni all’interno della filiera, al fine di sostenere i lavoratori agricoli che in Puglia sono 180 mila e necessitano di risposte concrete per fronteggiare la crisi contingente”.

Le iniziative politiche

Durante il primo governo Conte, è stato varato un decreto, convertito in legge nel maggio 2019, che doveva servire ad attivare gli ammortizzatori sociali per i braccianti, dando ristoro ai lavoratori agricoli dipendenti: secondo Uila, però, non si è rivelato uno strumento utile.  

“Lo hanno dimostrato gli elenchi anagrafici di variazione pubblicati dall’Inps: a nessun lavoratore, infatti, risultava accreditata nemmeno una giornata lavorativa. Questo significa che nessun lavoratore ha beneficiato ai fini previdenziali e assistenziali”, spiega Buongiorno.

Il sindacato ha quindi chiesto di modificare radicalmente la legge di riferimento, la  numero 223 del 1991, che disciplina il sostegno alle imprese in caso di calamità.

La norma prevede che il diritto del lavoratore sia condizionato alla comunicazione da parte dell’impresa. In altre parole se questa non c’è, il lavoratore non può usufruirne: “Le risorse stanziate con il Decreto Emergenze in favore dei lavoratori non sono state utilizzate proprio per questo motivo”, puntualizza l'esponente sindacale.

“La modifica della legge 223 deve passare dal ribaltamento della dinamica per la presentazione dell’istanza – propone Buongiorno -: chiediamo che la domanda divenga un diritto, e un onore, a carico del lavoratore”.

"Al governo chiederemo, come abbiamo sempre fatto, più attenzione nel predisporre strumenti di sostegno anche per il lavoro dipendente. A tal fine, la Uila, aveva proposto alle forze parlamentari il riconoscimento per il 2020, ai fini assistenziali e previdenziali, dello stesso numero di giornate lavorate nel 2019".

“Il raggiungimento di questo risultato, connoterebbe già un cambio di passo importante nella tutela del lavoro agricolo dipendente”, conclude il sindacalista.

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