Martedì, 15 Giugno 2021
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A Lecce i Re Neri lottano per la legalità

Nel quartiere Leuca di Lecce è iniziata una rassegna cinematografoca a cura dell’associazione di promozione sociale “Meticcia” in collaborazione con Pier Paolo Quarta, il Lua e con il patrocinio del comune di Lecce. Per tre domeniche consecutive verrà proiettato un film di respiro internazionale per stimolare la riflessione e l’integrazione sociale. Un giovane senegalese ha spiegato il progetto "I reneri": si tratta di impresa etica nata per combattere la contraffazione e trasformare i migranti che vendono illegalmente in lavoratori 100% legali. Vengono prodotti accessori realizzati con materiali di riuso e pelli “di scarto” prodotte e lavorate in Italia" in collaborazione con il carcere.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

"Insieme si può. ZERO CONTRAFFAZIONE. Belli, sostenibili, legali, 100% originali".

Questo il visual della locandina dei "Ireneri", un brand nato dalla volontà della comunità senegalese di Lecce di lavorare in regola, stimolando il made in Italy, in cooperazione con la comunità carceraria. Nella casa circondariale inizia la produzione di manufatti rigorosamente in pelle ottenuta dagli scarti delle grandi produzioni: portachiavi, cinture, portafogli, bracciali.

Al, diminutivo di Abdul, è un giovane senegalese che spiega il progetto, prima della proiezione del film "Pirogue," uno dei quattro scelti dall'associazione di promozione sociale "Meticcia" in collaborazione con Pier Paolo Quarta, il Lua e con il patrocinio del comune di Lecce per la rassegna cinematografica iniziata il 15 giugno nella zona del parco Tafuri di Lecce, a Ponticelli, quartiere Leuca. Ogni domenica verrà proiettato un film di respiro internazionale per stimolare la riflessione e l'integrazione.

Al è determinato, fermo e pieno di energia. Ci contagia quel che serve per sostenere la lettura di un film denso di messaggi: l'immigrazione clandestina è una tragedia in cui colano le storie individuali che diventano dolore collettivo. Siamo tutti lì, in quel barcone, col fiato tirato, durante la traversata dal Senegal alla Spagna, l'incrocio con un altro barcone col motore guasto, l'unica scelta di lasciare l'equipaggio al destino di morire di fame e di sete, lo stesso che insegue anche questi vecchi, giovani, le loro speranze, fragilità, forza. Facciamo il tifo, speriamo che ce la fanno. Alcuni riescono ad arrivare in Spagna e di lì a Parigi dove vengono rimbarcati per la loro patria. Il film inizia con il fotogramma di un ponte e si chiude con lo stesso, ma non è più lo stesso. Tornano a casa un pescatore, il capitano della piroga, e un musicista, l'elemento ottimista così tenace da difendere il sogno di una vita migliore.

Abdul aspetta i convenuti fuori dal sottopasso colorato di graffiti e murales in pieno stile metropolitano, per l'occasione tirato a lucido e piacevole come un cinema in cui le persone sono rimaste perfino in piedi per non perdere il film.

Il giovane ha allestito un gazebo, e firma ricevute alla vendita dei prodotti artigianali, chiarendo che "queste cose non accadono più da 4 anni. La Spagna e il Senegal hanno un accordo di lavoro e i giovani che vogliono lavorare in Spagna vengono prelevati direttamente dal governo per un certo periodo".

Come per la schiavitù, per le carestie, per gli esodi di profughi, siamo tutti là ad assentire, a tirare il fiato, affinché queste tragedie - ferite all'umanità - non si ripetano più.

Abdul sorride. Sul tavolo del gazebo ci sono i volantini. Il testo recita: "Ireneri è un progetto di impresa etica nato per combattere la contraffazione e trasformare i migranti che vendono illegalmente in lavoratori 100% legali. Una linea di accessori realizzati con materiali di riuso e pelli "di scarto" prodotte e lavorate in Italia".

È possibile approfondire le info sul sito https://www.ireneri.it in cui si legge: "I prodotti "Ireneri sono realizzati grazie a una partnership importante, quella con il marchio "Made in Carcere", nato nel 2007 grazie a Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina Creativa, una cooperativa sociale, non a scopo di lucro. I pezzi, contraddistinti dai due marchi "IrenerI" e Made in Carcere" sono confezionati da donne ai margini della società: venti detenute, alle quali viene offerto un percorso formativo, con lo scopo di un definitivo reinserimento nella società lavorativa e civile".

Michela Maffei

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