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Anche “Birra e Sound” si arrende alla mobilitazione: Tap non sarà sponsor dell’evento

Gli organizzatori della manifestazione in programma a Leverano dal 29 luglio al 4 di agosto, dopo l'annuncio della defezione del trombettista e compositore Roy Paci, hanno temuto una diserzione di massa e hanno rescisso l'accordo con il consorzio

Una foto d'archivio di Birra e Sound.

LEVERANO – La grande festa della birra ha provato a tener duro, ma alla fine ha annullato l'accordo con Tap. Dopo aver appreso della defezione di Roy Paci, solidale con la causa ambientalista, gli organizzatori hanno infatti ritenuto fosse meglio annullare l'accordo di sponsorizzazione con il consorzio che intende costruire il gasdotto.

Lo staff di “Birra e Sound” in un primo momento ha pensato di rassicurare il pubblico sull’assenza di qualsiasi interferenza o condivisione implicita rispetto agli interessi dello sponsor, ma dopo l’annuncio diel trombettista e compositore si è arreso al timore di uno "sciopero" di massa degli artisti coinvolti nella kermesse in programma dal 29 luglio al 4 di agosto. 

L’evento in programma a Leverano dal 29 al 4 di agosto rientrava fino a questa sera nell’elenco della manifestazioni sostenute economicamente dal consorzio che tra l'altro nei giorni scorsi ha avviato una massiccia campagna di comunicazione. Ma sull’associazione tra il logo e gli eventi dell’estate salentina si è scatenato un dibattito molto ampio e le proteste si sono diffuse soprattutto attraverso i social network dove le mobilitazioni sono quasi istantanee e, bisogna ammetterlo, capaci di sortire effetti con altrettanta rapidità.

Tanto che sia la Fondazione di San Rocco che Radionorba hanno fermato l’accordo con il consorzio per quanto riguarda le rispettive feste musicali: il concerto del 18 agosto a Torrepaduli e la kermesse musicale in programma a Gallipoli il 3 di agosto. Prima che il vortice delle polemiche diventasse così intenso si erano svolte – comunque tra vivaci dissapori che hanno aperto la questione “etica” dello sponsor - le feste religiose di San Pietro e Paolo, a Galatina, e di Santa Domenica, a Scorrano. Di quella lista era rimasto solo “Birra e Sound”, ma in serata una nota della società Ramses srl - che si occupa della raccolta pubblicitaria - ha definitivamente chiarito l'esito della vicenda.

Blasi: “Ora portiamo il gas a Cerano”

Della presa di distanza dalla strategia di comunicazione approntata da Tap per l’estate si compiace il consigliere regionale del Pd, Sergio Blasi, che punta ad incanalare la consapevolezza della mobilitazione verso un obiettivo più strutturale: “Questa forza va messa al servizio di un’altra, importante battaglia, che da tempo rappresenta una priorità per il Salento: la riconversione della Centrale di Cerano. Mi piacerebbe che sindaci e cittadini del Brindisino e del Leccese si sentissero uniti allo stesso modo nell’obiettivo spegnere quella ciminiera. Il Salento è a primo posto in Italia per l’incidenza dei tumori al polmone. Bisogna lavorare su quelle che sono le possibili cause di questo triste primato”.

L’ex segretario del Pd regionale e già sindaco di Melpignano non ha dubbi: “L’Agenzia europea per l’Ambiente ha stimato che il danno in termini di salute e ambiente provocato dalla centrale di Cerano è tra i 500 e i 700 milioni di euro all’anno. Bisogna intervenire. E siccome la politica negli ultimi anni non si è mostrata troppo sensibile al problema di Cerano, bisogna che lo facciano i cittadini, anche grazie all’orgoglio mostrato nella vicenda delle sponsorizzazioni Tap”.

Blasi fa anche capire che il governo difficilmente potrà dire no, anche sulla spinta delle pressioni europee, al progetto del gasdotto e allora indica l’unica strada secondo lui davvero percorribile: quella della riconversione di una centrale per la quale, ricorda, un’apposita convenzione fu firmata da Enel con Comune e Provincia di Brindisi giù nel 1996. “Tocca alle persone di buona volontà ricordarglielo – sottolinea il consigliere regionale - e fare della Tap un’opportunità per riconvertire di Cerano. Nel brindisino e nel Salento, come ci ricorda la Lilt, le persone si ammalano più di quanto sia tollerabile: è arrivata l’ora di indignarsi anche per questo e di mobilitarsi per far diminuire il numero dei malati, anche a costo di mettere in discussione i basti costi di produzione che il carbone assicura alle multinazionali dell’energia”.  

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