"Allacciate le cinture", la città che non esiste nell'anteprima di Ozpetek

E' stata presentato nel pomeriggio, il nuovo lungometraggio del regista turco, interamente realizzato nel Salento grazie a un contributo di Apulia film commission. Cast d'eccezione, sindaco Paolo Perrone compreso, per una pellicola che proietta l'idea dell'amore che resiste, ma anche una Lecce edulcorata e poco aderente alla realtà

Un momento della coneferenza

LECCE  - La mascotte di un’eventuale “Lecce capitale 2019” potrebbe diventare un benzinaio stilizzato. Quello che dà il nome al bar, inesistente, fulcro delle scene del nuovo film di Ferzan Ozpetek, “Allacciate le cinture”. Forse non migliore dei suoi precedenti. Una caffetteria ricavata per l'occasione dall’ex stazione di servizio “Agip”, nei pressi dell’Obelisco durante le riprese, l’estate scorsa.

Storia di passione di una coppia (Smutniack e Arca) che resta e resiste nonostante le difficoltà iniziali. Nonostante le infedeltà. Nonostante le differenze del milieu di provenienza. E nonostante sia contrastata da amici e parenti. Ma poi finisce per resistere anche alla più amara delle esperienze umane: quella di un tumore al seno che porta via i sogni e la fiducia “senza soldi”, che riecheggiano nella canzone finale con la voce di Rino Gaetano (autore Riccardo Cocciante). Il resto è un contorno di archetipi : equivoci, battibecchi da famiglia italiana media e affini. Già visti.

Un aspetto, doveroso dirlo,  è innegabile: l’empatia. Quella che lega i protagonisti nella carrellata di vicende umorali e umoristiche, e quella, a detta degli attori, percepita tra la gente della città. Realizzata grazie a un finanziamento da parte di Apulia film commission, pari a 350mila euro, con “una ricaduta economica sul territorio di un milione e mezzo di euro”, la pellicola è stata girata in 47 giorni, con un impiego di 46 persone.

Prodotto da Tilde Corsi e Gianni Romoli, presentato oggi in anteprima per i giornalisti,​ approderà nelle sale il prossimo 6 marzo: è meno frizzante del precedente “Mine vaganti”, altro lungometraggio sempre ambientato nel Salento, ma, sicuramente, molto più leccese. Amore, amicizia, senso del tempo, decadenza del corpo e della salute. Anche un (azzardato) tentativo di strappare i paraventi per rivelare la morte. Ma con cast d’eccezione che vede Kasia Smutniak come protagonista, assieme all’ex "tronista" Francesco Arca e Filippo Scicchitano. Da registrare anche la partecipazione di Carolina Crescentini, Elena Sofia Ricci, Francesco Scianna, Paola Minaccioni, (questi ultimi due in foto) foto1-24-2Carla Signoris, Luisa Ranieri, il piccolo Alessandro Paticchio e una futura promessa cinematografica, Maria Sole Piccini.

Oltre agli attori più noti, ve ne è anche un altro. Meno celebre, ma conosciuto in città; il sindaco, Paolo Perrone. Che si materializza, assieme alla compagna, in una delle scene della pellicola, per poi riapparire, tra i ringraziamenti nei titoli di coda, assieme all’assessore ai Trasporti, Luca Pasqualini.

Ma se, come lo stesso primo cittadino ha dichiarato durante la conferenza stampa “la politica è ormai spettacolo”, nelle sequenze si fatica a distinguere che cosa ci sia di davvero autentico in quella città perennemente soleggiata e accogliente, in cui i riflettori non hanno voluto zoomare sulla decadenza. Ne viene fuori una Lecce dalle tinte color ocra, edulcorata dai coni d’ombra.

Tutto sembra perfettamente funzionante e in ordine. Dai bar alle strade cittadine, ai corridoi del polo oncologico dell’ospedale “Vito Fazzi”, in cui sono ambientate le scene più toccanti del film. Un lungometraggio-cartolina per una promozione turistica a base di pasticciotti, e sule, e mare, e jentu. Non ci crede più nessuno. Fatta eccezione, sembra di capire, per l’inquilino di Palazzo Carafa, Paolo Perrone che insiste sul successo turistico (innegabile) della città, e ironizza (?) sul suo futuro attoriale. “Se l’attuale premier è partito con una partecipazione al programma La Ruota della fortuna, io che ho recitato in una pellicola di Ozpetek…”.

Allacciate le cinture. Perchè non vi rimarrà che un senso di spaesamento e vertigine. L’immagine iniziale è quella di un bus urbano che transita in piazzetta Sigismondo Castromediano. Proiettando un eldorado che non c’è. Del resto, se la Smutniak ha descritto il luogo come un posto iperfamiliare e caldo (tanto da essere rincorsa da alcuni cittadini che le hanno restituito il telefono cellulare smarrito accidentalmente), qualcuno del cast ha forse ricordato l’episodio che, il 6 giugno, nel pieno delle riprese, ha visto un furto da 50mila euro da parte di alcuni malviventi che, una volta nella sartoria, trafugarono i gioielli che avrebbero dovuto indossare gli attori?

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