Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cinema

"Caccia al paziente zero"

Un cortometraggio che mette in scena un incubo

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

Pronto per essere distribuito nel circuito dei festival il nuovo cortometraggio che attraverso lo sguardo di una scrittrice, un filmaker e un musicista, racconta in modo trasversale la nostra ossessiva ricerca del “colpevole” Si chiama CACCIA AL PAZIENTE ZERO ed è il nuovo cortometraggio indipendente realizzato da un trio d’eccezione: le parole di Cristina Carlà, la musica di Toni Tarantino e le immagini di Vincenzo Carlà, tutti salentini ma con una spiccata apertura al mondo.

Il testo scritto interamente in dialetto come se fosse un racconto popolare da strada, racconta la storia di un viaggio spietato che parte dalla Cina e che attraverso la Spagna, la Francia, e poi le regioni, le province, i comuni e i quartieri arriva dritto dentro casa nostra. Un linguaggio crudo, deciso e diretto, scevro da ogni tipo di stereotipia e retorica, un modo di raccontare la realtà portandola all’estremo e rendendola così grottesca, a tratti paradossale. In alcuni punti ci scapperà un sorriso, talmente l’immagine offerta dalle parole ci sembrerà assurda, ma giusto il tempo di realizzare che il nostro è in realtà un riso amaro, un modo per esorcizzare quello che più ci accomuna.

Un cortometraggio sulla miseria umana, quindi, che usa il dialetto per parlare alle viscere e che lo eleva a vera e propria lingua viva e in continuo adattamento, simbolo di un’identità che va pian piano disgregandosi per diventare qualcosa di diverso senza perdere la memoria, però. Un’identità che come un gigantesco albero ha rami aperti verso la vastità del mondo e delle pluralità, visto che il cortometraggio riporta i sottotitoli in inglese, segno della volontà da parte degli autori di estendere la comprensione e la fruizione dell’opera a quello che comunemente chiamiamo “il grande pubblico”.

I runner, i bambini a spasso con i nonni, gli universitari improvvisamente tornati al sud subito dopo la proclamazione del lockdown, i negazionisti: sono stati tanti finora gli untori che abbiamo individuato in questo campo di battaglia tra poveri. Tanti gli indici che abbiamo puntato al fine di redimerci, finalmente, dalle nostre colpe; ma che cosa potrebbe succedere se l’untore, il Colpevole, si trovasse proprio dentro casa nostra? Cosa potrebbe succedere se dovessimo scegliere tra la vita e la morte?

Le musiche, composte magistralmente al pianoforte dal Maestro Toni Tarantino, scandiscono il ritmo del racconto tramite scenari cuciti nota su nota, in un crescendo di emozioni che esplode e permette allo spettatore di entrare in un mondo di emozioni condiviso. Un vero e proprio abito disegnato su misura per il testo e le immagini, una parte integrante del progetto che diventa opera comune e collettiva.

Un lavoro inseparabile dal resto che segna una vera e propria punteggiatura emozionale e che orienta il senso, sollecita degli interrogativi e delle relazioni all’interno dell’intero racconto. Oltre che per la scelta del dialetto come lingua madre, CACCIA AL PAZIENTE ZERO si distingue dalle produzioni di massa anche per le scelte registiche. Il bianco e nero per le scene girate dal vivo, i colori invece per le immagini che hanno a che fare con i ricordi, esattamente il contrario di quello a cui la cultura mainstream ci ha abituato. Una narrazione che si espande, si spalma e si modifica sulla base di un archivio audiovisivo dedicato alle memorie filmiche private.

Vecchie pellicole Super8 o 16mm, girate in famiglia o per diletto, riversate in digitale e poi fatte uscire di nuovo dall’archivio per creare un puzzle di senso nuovo e imprevisto. Un ibrido ispirato dal testo narrativo che insieme agli archivi amatoriali e le ulteriori riprese, racconta non più una sola storia, ma tante storie unite sotto un’unica trama. L’opera si caratterizza quindi per lo studio e il recupero storico di materiali filmici, esperienze che costituiscono un patrimonio e la cui riscoperta può dare un significativo contributo alla riflessione contemporanea.

CACCIA AL PAZIENTE ZERO mescola repertori visivi amatoriali, alternandoli a sequenze girate nel presente, per raccontare un incubo non reale ma verosimile. Sogno e realtà sono due binari paralleli che, col procedere della storia, si avvicinano e confluiscono, come se le nostre sicurezze non fossero che mere illusioni. Un incubo raccontato dalla voce dissacrante dell’autrice che si mescola ai filmati di famiglia e che fa di CACCIA AL PAZIENTE ZERO un ritratto sarcastico e grottesco della realtà contemporanea.

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