Giovedì, 29 Luglio 2021
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"Ciò che resta del fuoco". In memoria di Renata Fonte

Nardò: 24 anni fa avvenne l'efferato omicidio di Renata Fonte, un caso ancora aperto nella memoria collettiva. Il 10 marzo si ricorderà la sua figura con una lettura-concerto del Teatro Astragali

"Una festa di non-compleanno per Renata. Quest'anno Renata non compirà 57 anni. Per questo suo non-compleanno ci sarà una festa: bella, intensa, con tutti i suoi amici e quelli che comunque la ricordano con affetto, con rimpianto, con stima, con nostalgia, con amore, con ammirazione, con rammarico, con simpatia, con rancore, con rimorso". Sono parole della professoressa Claudia Raho, grande amica di Renata Fonte, che da sempre ne ricorda la figura carismatica e la grande limpidezza morale. Quella limpidezza che appartiene ai Giusti, e che è stata, purtroppo, causa del suo efferato omicidio. Il 30 marzo a Nardò e in tutta la provincia di Lecce si celebrerà il 24esimo anniversario dalla scomparsa di Renata Fonte, la donna che, nelle vesti di politico dedicato al bene della sua terra, ha pagato con la vita la sua ferma opposizione al malaffare e ad una speculazione edilizia che avrebbe riguardato il parco protetto di Porto Selvaggio. E sebbene per quell'assassinio, vi sia chi abbia pagato il pegno con la giustizia, il sospetto da sempre ammantato da più parti ed emerso anche in un libro ed in un film che da quelle pagine prende spunto, è che i veri mandanti l'abbiano fatta franca.

Sarà, dunque "una festa per Nardò", dice Claudia Raho. "Che non si meritava l'orrore, ma che non ha saputo difendere Renata; che l'ha scelta assessore, ma non conosceva Renata; che l'ha vista uccidere, ma ha presto distolto lo sguardo. Una festa per stare insieme, per il gusto di farlo. Senza celebrazioni o processi. Per incontrare persone, sguardi, e chissà, forse anche storie. Una festa senza etichette, simboli, sigle o steccati. Perché le idee possono essere diverse, le posizioni possono differenziarsi, ma il rispetto e la dignità sono diritti uguali per tutti. Una festa di impegno consapevole, di memoria civile, per la sua vita spezzata e per le nostre, da vivere tutte, fino in fondo, intensamente, anche per lei. Una festa per Renata. E ci saranno fresie, che le piacevano tanto; e ci sarà musica, che ascoltava con trasporto; e ci saranno immagini, che tracciava in disegni; e ci saranno parole, che raccontavano nelle sue poesie; e ci saranno ricordi, quelli che ci fanno compagnia; e ci sarà l'assenza, la sua, più presente e vera di ogni realtà".

"Ciò che resta del fuoco" ("Feu la cendre" il titolo originale), l'opera filosofica di Jacques Deridda, è stata scelta per ricordare Renata Fonte. Il 10 marzo, alle 20, presso la Chiesa della Purità di Nardò, Il Teatro Astragali di Lecce proporrà una lettura-concerto in cui a stralci di testo scelti da Fabio Tolledi, regista e direttore artistico, si alternerà la musica del trio jazz composto da Marco Bardoscia (al contrabbasso), Mauro Tre ( al pianoforte) e Marcello Nisi (alla batteria). L'intervento è pensato come un incontro simposiale, un modo per mescolare parole e buona musica. "Il y a là cendre", dunque, opera di Derrida che riprende e sollecita una frase indecidibile, dolorosa e straordinaria nel suo essere commemorazione, sigillo. Là, vi è cenere; vi è la cenere. Questo "polylogue" dipana, intreccia, annoda e disperde - attraverso un intersecarsi di voci maschili e femminili, anche responsive o rivolte alla voce dell'autore - il motivo della cenere in quanto resto, sia di ciò che "fu" (feu) sia di ciò che è stato "dato al fuoco" (feu).

Il Resto, per Derrida, non serba traccia né di sé né di niente, è emblema della "traccia" in quanto cancellazione progressiva del percorso, la cenere: ciò che si consuma e si disperde di un grande rogo (di un olocausto), fatto di parole e di nomi (nomi comuni e nomi propri), di lettere rubate e di cartoline ("cartes postales"), di firme e di dediche: polvere del fuoco, ma per ciò stesso "polvere innamorata". Il filosofo francese, nato ad El Biar, in Algeria nel 1930 e morto a Parigi nel 2004, è ritenuto fra i più importanti pensatori dell'ultimo secolo, maestro della decostruzione. Ha contribuito a minare alla base le tradizionali categorizzazioni della filosofia ed è autore di pietre miliari del pensiero filosofico come " La scrittura e la differenza" ('67), "Della grammatologia" ('67), "La disseminazione"('72), "Glas"('74), "Il fattore di verità"('78), "La mano di Heiddegger"," Donare il tempo. La moneta falsa"('91) "Aporie"('99).

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