"Bach is Back": incontro di frontiera tra musica classica e polifonia albanese

Le armonie celestiali di Johann Sebastian Bach e il patrimonio antico del canto polifonico albanese: “Bach is Back” è l’esperimento di un incontro di frontiera fra tradizioni musicali, quella colta occidentale e quella popolare del Mediterraneo, due colossi della storia culturale profondamente estranei l'uno all'altro, eppure sorprendentemente vicini, entrambi custodi del misterioso e incantevole prodigio della polifonia.

Quattro concerti in quattro chiese pugliesi per un omaggio inedito al genio di Bach ideato dal musicista Redi Hasa, con uno spettacolo che riporta nei luoghi originariamente deputati alla loro esecuzione alcune delle composizioni di musica sacra più note di tutti i tempi.

Bach is Back” è un progetto di Ponderosa Music & Art sostenuto dalla Regione Puglia nell’ambito del Programma straordinario 2018 in materia di cultura e spettacolo, realizzato in partnership con Polo Bibliomuseale di Lecce, SAC Terre di Lupiae, Delegazione Fai Andria Barletta Trani, associazione culturale Le 3 C e con il patrocinio del Comune di Bisceglie.

Protagonista della scena Redi Hasa, violoncellista dell’ensemble di Ludovico Einaudi, albanese di base in Puglia da oltre vent’anni, che ha fatto dell’ibridazione tra generi musicali la propria cifra d’artista, fondendo il rigore della formazione classica con l'immediatezza delle tradizioni popolari in un rapporto liquido e meticcio con il suono, che lo caratterizza negli anni.

A Bach e all'influenza che ha avuto sulla propria musica Hasa dedica uno speciale tributo nel live che unisce senza soluzione di continuità l'esecuzione di alcune Suite a brani ispirati al Maestro e firmati dal violoncellista albanese, in un approccio contemporaneo ed eclettico che collega passato e presente, omaggio e sperimentazione.

Un esperimento che si fa radicale grazie alle voci femminili di “Jehona” (Irini Qirjako, Fiqirete Kapaj, Sabahet Vishnja, Irena Saraci, Nevila Hasa Matjà), coro polifonico albanese di tradizione popolare diretto dalla maestra Irini Qirjako, una delle cantanti folk più popolari dell'Albania.

Gli arrangiamenti inediti sono composti da Ekland Hasa, già pianista solista al Teatro dell’Opera di Tirana, che sarà anche sul palco insieme al percussionista Vito De Lorenzi.

Un’inedita e audace intersezione di codici dal potente impatto è la sfida di questo progetto che viene presentato per la propria volta assoluta in quattro tra le più pregevoli chiese pugliesi: la Chiesa di San Giovanni Battista a Patù (Le), la Chiesa di Santa Margherita a Bisceglie (Bt), l’Auditorium Vallisa a Bari e la Chiesa di San Matteo a Lecce.

Giovedì 21 novembre alle 18.30 presso il Museo Sigismondo Castromediano di Lecce è in programma “Bach is back. Tutta un’altra musica per i luoghi della cultura in Puglia”, incontro pubblico di presentazione del progetto a cui partecipano l’assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia Loredana Capone, il direttore del Polo bibliomuseale di Lecce Luigi De Luca, Redi Hasa ed Ekland Hasa. Modera l’incontro Giorgia Salicandro, giornalista, curatrice del progetto.

Le date di “Bach is Back”

I quattro concerti sono in programma negli ultimi due wekeend di novembre.

Venerdì 22 novembre alle ore 20.30 presso Chiesa di San Giovanni Battista di Patù (Le) e sabato 23 novembre alle ore 20.30 presso la Chiesa di Santa Margherita di Bisceglie (Bt) è in programma l’omaggio in solo firmato da Redi Hasa.

Venerdì 29 novembre alle ore 20.30 presso l’Auditorium Vallisa di Bari e sabato 30 novembre alle ore 20.30 presso la Chiesa di San Matteo a Lecce va in scena il live show con Redi Hasa, Ekland Hasa, Vito De Lorenzi e il coro “Jehona”.

Dal live show verrà tratto un documentario breve di Meditfilm, che verrà accompagnato dal booklet con lo storytelling del progetto firmato da Giorgia Salicandro.

Bach is Back – i protagonisti

Redi Hasa

Nei primi anni duemila contribuisce a portare nel Salento i ritmi della musica balcanica. Nel 2012 incontra Ludovico Einaudi, maestro concertatore della Notte della Taranta, che lo include stabilmente nella sua ensemble con cui si esibisce sui palchi di centinaia di città in tutto il mondo.

Parallelamente porta avanti il progetto in duo Hasa-Mazzotta con la cantante Maria Mazzotta. Nel 2017 Robert Plant, fondatore dei Led Zeppelin, lo invita a incidere tre tracce del suo ultimo disco, Carry fire. Nello stesso anno registra una traccia dell'ultimo disco dei Blonde Redhead. Nel corso di un carriera ventennale ha suonato tra gli altri con l'Orchestra popolare italiana, King Naat Veliov, Kocani Orkestra, Ambrogio Sparagna, Mauro Pagani, Rita Marcotulli, Pacifico. È in uscita il suo primo disco in solo.

Ekland Hasa
Si diploma in pianoforte classico a Tirana nel 1989, quindi inizia un’intensissima carriera internazionale. Ha suonato per la prima volta in assoluto in Albania la Rapsodia in blue e il Concerto in FA di Gershwin, è stato diretto da grandi direttori come David Andre,Vittorio Parisi,Vito Clemente, Ermir Krantia, Francesco Ledda, Andrea Morricone, con il quale ha eseguito la colonna sonora del film La leggenda del pianista sull'Oceano al Palazzo dei Congressi di Tirana.
Ha partecipato più volte al festival internazionale Pianocity a Milano. In Giappone ha partecipato a Kitakyiusciu Oper Haus come concert maestro nelle opere Gianni Schicchi e Cavalleria Rusticana. Ha accompagnato cantanti lirici di fama come Leo Nucci, Giuseppe Gipali, Monserat Cabalet, e inoltre Albano Carrisi per venticinque anni. È stato direttore artistico dell'Accademia lirico pop presso la Tenuta Albano Carrisi Produksion. In Italia ha suonato tra gli altri per 11/8 records con Cesare Dell'Anna, Raffaele Casarano, Marco Bardoscia.

Irini Qirjako

Irini Qirjako è una delle più note e apprezzate cantanti tradizionali dell’Albania. Con alle spalle una carriera ultradecennale, attualmente con il coro “Jehona” interpreta e custodisce il repertorio del canto iso-polifonico albanese, riconosciuto dall’Unesco Patrimonio orale e intangibile dell’umanità nel 2005.

La musica iso-polifonica è una forma sofisticata di canto di canto a cappella, fa parte del repertorio musicale di un’area che copre quasi tutto il meridione dell’Albania e dal punto di vista etno-culturale, è tipico di due grandi aree, quella di  Toskëria e quella di Labëria.

I luoghi protagonisti

Chiesa di San Giovanni Battista (Patù, Le)

La deliziosa città di Patù e la sua frazione di Torre di San Gregorio si trovano in uno splendido territorio caratterizzato dalla macchia mediterranea con i cespugli di mirto e timo e delimitato dallo stupendo mare Ionio.Nei tempi antichi il mare però costituì il lato più pericoloso a causa delle frequenti incursioni Saracene sempre alla ricerca di estendere il proprio controllo nella penisola salentina e un esempio è proprio la Chiesa di San Giovanni Battista che risale al X secolo. Di fronte al monumento delle Centropietre, la chiesa venne realizzata in ricordo della famosa e cruenta battaglia del Campo Re tra i Saraceni e l’esercito del re di Francia Carlo il Calvo nel 24 giugno 877 proprio ai piedi della città messapica di Vereto, oggi Area Archeologica di Vereto.La chiesa è a pianta rettangolare a tre navate ed è uno degli esempi più caratteristici dell'arte romanica-bizantina pugliese dove però purtroppo degli affreschi all'interno rimangono solo poche tracce, mentre molto bello è l’ampio rosone nell'abside, e la facciata principale esprime il carattere di essenzialità tipico dell’arte romanica con la bifora situata al di sopra del portale d'ingresso.

Chiesa di Santa Margherita (Bisceglie, Bt)

Bene promosso dai volontari del Comitato Fai di Andria Barletta Trani. Esempio raro di romanico pugliese puro risalente al XII secolo. Il piccolo tempietto, dedicato a Santa Margherita d’Antiochia, rappresenta un “attestato di gratitudine” da parte del suo fondatore, Falco, giudice della Curia Imperiale. La chiesa, innalzata in ottima pietra da taglio a corsi disuguali, ha una semplice facciata a capanna a paramento liscio, con un portale lunato a doppia ghiera sovrastato da un oculo, originariamente traforato. Il timpano di facciata, coronato da una teoria di archetti rampanti, incornicia una rosa scolpita con le iniziali della Santa, titolare del tempio. Il tetto presenta una copertura piramidale che nasconde l'estradosso della cupola ed è a “chiancarelle”, piccole lastre di pietra calcarea locale. La chiesa è arricchita da un elegante apparato ornamentale. Inoltre vi sono lapidi iscritte che trasmettono la memoria dei personaggi qui sepolti, come Riccardo, Mauro e Basilio Falconi, e l'abate Giacomo; vi è, infine, una iscrizione del 1136 proveniente dalla chiesa di San Fortunato, ormai scomparsa. A corredo della chiesa venne realizzata, nel XIII secolo, una tavola raffigurante le eroiche imprese e le virtù di Santa Margherita che si mostra con le mani alzate in atto di preghiera (attualmente la tavola è conservata presso la Pinacoteca provinciale di Bari).

Chiesa della Vallisa (Bari)

La chiesa della Vallisa (già Raveddise, cioè dei Ravellesi) venne così chiamata per la presenza di gruppi di mercanti amalfitani e ravellesi nella città. L’edificio oggi si presenta molto diverso da quello che era un tempo, a causa dei restauri “in stile” (dal 1957 al 1962) in cui fu eliminato tutto l’apparato barocco, lasciando a vista l’apparecchio murario. Questo ripristino in forme medievali tuttavia non ridà al tempio l’immagine originaria che doveva apparire in gran parte affrescata, come dimostrano i pochi resti della decorazione pittorica conservatasi su alcune parti della muratura. Resta comunque un importante monumento medievale all’interno della città vecchia di Bari, costruito in onore di una comunità impiantatasi in città fin dal IX secolo e che conservava con i Baresi uno stretto legame, sia da un punto di vista religioso che commerciale. Amalfitani e Baresi costituivano infatti un gruppo commerciale omogeneo, probabilmente condividendo anche le proprie flotte; testimonianza di questo stretto legame mercantile rimane nella celebre Crisobolla concessa dall’imperatore Basilio II ai Veneziani nella quale si faceva esplicito divieto a questi ultimi di caricare a bordo delle loro navi “merci degli Amalfitani e dei Longobardi della città di Bari”. Dal punto di vista religioso, interessanti similitudini si ritrovano anche nei rispettivi culti patronali: il culto di san Nicola ad esempio, era diffuso anche ad Amalfi, così come a Bari erano presenti le chiese di Sant’Andrea “in marittima” e il monastero di Sant’Andrea delle Vergini fuori le mura, che veneravano il protettore di Amalfi. La chiesa della Vallisa ha riacquistato una insperata celebrità dopo il restauro della pavimentazione di piazza Ferrarese, sulla quale si affacciano le sue tre absidi semicircolari. L’entrata principale invece, con il portico a tre fornici, è situata in strada Vallisa. Oggi la chiesa è sconsacrata e ospita l’Auditorium Diocesano, un centro polifunzionale per la promozione della cultura e dell’arte.

Chiesa di San Matteo (Lecce)

La chiesa di San Matteo è particolarmente importante nel panorama leccese per la sua facciata, che, con la linea curva del prospetto, in parte concavo, in parte convesso, si differenzia dai canoni del Barocco leccese, richiamando invece il barocco romano del Borromini ed in particolare la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane.
Progettista del tempio fu Achille Larducci, architetto proveniente dall’ambiente lombardo, al quale il vescovo Pappacoda commissionò la fabbrica che fu realizzata tra il 1667 e il 1700, nell’area di un preesistente convento di Terziare Francescane (XV secolo). Probabilmente i lavori furono ultimati da Giuseppe Zimbalo a causa della morte dell’architetto lombardo.
Il prospetto è convesso al piano inferiore, concavo al secondo, il fastigio, in mezzo a pinnacoli, si innalza verso il cielo. Non si ritrovano qui le ridondanze decorative delle facciate della gran parte delle chiese cittadine: un portale piuttosto ampio sul quale è posta una trabeazione con sopra una nicchia vuota e, più in alto, lo stemma dell’Ordine dei Francescani. Il secondo ordine, convesso, ha al centro una trifora, sulla quale corrono decorazioni con pigne e fiori.
L’interno è a pianta unica ellittica, con le pareti laterali scandite da brevi cappelle con altari, generalmente attribuiti al Cino e alla sua bottega. Al piano superiore si aprono 10 bifore una volta protette da grate, dietro le quali le religiose assistevano alle funzioni. Quello maggiore è sicuramente opera di Giuseppe Cino (1684), con al centro la statua lignea di San Matteo realizzata alla fine del Seicento da Gaetano Patalano (1691). Intorno alla navata si ergono, su un piedistallo, le dodici statue degli apostoli, opere di Placido Buffelli di Alessano (1691-1692). Di non poco conto le numerose tele, alcune di Serafino Elmo, che sono inserite su diversi altari. Una Pietà in legno, lavoro veneto databile fra il XV e il XVI secolo, orna il 5° altare a sinistra.
Due coppie di santi scolpiti in pietra locale forse da Mauro Manieri nei riquadri degli altari.
La chiesa presentava un soffitto ligneo rimosso ai primi del secolo per far posto a quello attuale in cemento. La Chiesa è conosciuta dai locali anche come Santa Maria della Luce. Questo titolo parrocchiale fu qui trasferito nel 1812, insieme ad un bellissimo affresco raffigurante la Vergine col Bambino, proveniente da una chiesa diroccata fuori dalle mura e oggi collocato nella cappella alla sinistra dell’altare maggiore.

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

A proposito di Concerti, potrebbe interessarti

  • “Boom”: il brano della salentina Alessia Leo

    • solo oggi
    • 22 novembre 2020
  • Scirea: nuovo singolo del cantautore salentino Tuma

    • dal 6 al 27 novembre 2020
  • Come un matto, singolo d'esordio del duo salentino Yorker

    • dal 12 al 30 novembre 2020

I più visti

  • La mostra di Gianni Berengo Gardin a Otranto

    • dal 16 luglio 2020 al 20 novembre 2021
    • Castello Aragonese
  • “Boom”: il brano della salentina Alessia Leo

    • solo oggi
    • 22 novembre 2020
  • Venerdì Siria: sapori e profumi vegan dal Medio Oriente

    • dal 18 dicembre 2019 al 18 dicembre 2020
    • Agricola Samadhi
  • “Progettando il territorio”: cronache del Collegio dei Geometri

    • dal 4 al 30 novembre 2020
  • Potrebbe interessarti

    Torna su
    LeccePrima è in caricamento