"La Giostra", il nuovo disco dei pugliesi Kërkim

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    Dal 24/10/2020 al 31/12/2020
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Un’ideale colonna sonora dello spirito dei popoli che abbracciano il Mediterraneo. Un viaggio contemporaneo lungo le rotte delle mille storie intrecciate nei secoli, per riscoprire la fibra vivente delle tradizioni e il loro percorso nel tempo. Un percorso da sempre mobile, itinerante, migrante.

Tutto questo è La Giostra, il nuovo disco di Kërkim, in uscita sabato 24 ottobre per l’etichetta Liburia Records.

A cinque anni dal primo album omonimo, Kërkim, La Giostra approfondisce il percorso artistico della band basata nel Salento ma rivolta alle ispirazioni che vengono da fuori. Il disco, registrato e missato presso il Centro studi musicali Bazù di Giuggianello (Le), fonde composizioni originali con un’attenta selezione di brani autoriali e di diversi repertori tradizionali che insiste, in particolare, sul tema della partenza, un motivo molto presente nelle musiche popolari dei Paesi del Mediterraneo, a testimonianza di quanto il migrare sia un fenomeno diffuso e radicato nello spazio e nel tempo.

Il gruppo pugliese formato da Maurizio Pellizzari (voce, chitarra, saz e mandolino) Vincenzo Grasso (clarinetto e sax soprano) Bruno Galeone (fisarmonica) Manuela Salinaro (percussioni) e Francesco Pellizzari (batteria) arricchisce ulteriormente il lavoro sul disco, caratterizzato dall’attitudine polistrumentistica dei suoi componenti, grazie alla collaborazione di numerosi ospiti tra cui Irene Lungo e Jamila Harbi alla voce, Antonio Alemanno al contrabbasso, Gianpaolo Saracino al violino, Giovanni Chirico al sax baritono, Andrea Perrone alla tromba e Giuseppe Spedicato al basso tuba

Il cammino dei popoli e le storie che questi portano con sé sono il filo rosso di questo disco che per raccontarsi si affida all’immagine della giostra, l’attrazione per bambini che viaggia di paese in paese animando le feste di piazza, tra musiche, riti, consuetudini, lingue, volti sempre differenti. L’inarrestabile roteare della giostra diviene, quindi, simbolo per eccellenza delle culture migranti, tra gioia e incontro, partenza e nostalgia.

Attorno a questi temi si sviluppano le otto tracce del disco, legate dal linguaggio ibrido della world music. A cominciare dal singolo Tu che parti, che allarga il viaggio musicale di Kërkim fino al Maghreb, un omaggio al grande autore algerino Dahmane El Harrachi e al suo famoso brano Ya Rayah, ripreso da numerosi interpreti tra cui, di recente, dal cantante algerino Rachid Taha che lo ha portato al successo in Francia. «Tu che parti, dove vai…» recita il testo che mette in guardia sui molteplici pericoli e sulle probabili disillusioni del viaggio. Un monito che risuona oggi quanto mai attuale, e che sembra liberare l’eco di una denuncia delle barriere e degli altri congegni di disumanità costruiti dal mondo occidentale.

Il pezzo, interpretato con minuzioso rispetto della lingua da Maurizio Pellizzari, vede la partecipazione straordinaria di Jamila Harbi, voce marocchina scoperta dalla band. Jamila, mediatrice interculturale arrivata in Italia a 14 anni, con la sua partecipazione dona al lavoro di Kërkim non solo il suo incantevole timbro ma la testimonianza autentica di chi, a causa della propria esperienza personale e professionale, ha conosciuto sulla propria pelle storie difficili come quella cantata in questo pezzo. Il videoclip del brano è uscito il 4 ottobre scorso per la regia di Gabriella Cosmo.

Altro manifesto della storia delle migrazioni è Lulle lu, tratto dal tradizionale Lulle lulle, brano del repertorio arbëreshë degli albanesi emigrati nel Sud Italia nel quindicesimo secolo. La traccia è stata scelta per la colonna sonora del docufilm Neverland del giovane regista albanese Erald Dika, lavoro che ha ottenuto importanti riconoscimenti in diversi festival europei. Alle voci di Maurizio Pellizzari e Irene Lungo è affidato il carattere ambivalente del brano, di cui la versione di Kërkim tenta di recuperare l’anima autentica: da un lato l’insanabile malinconia della lontananza e dell’abbandono, dall’altro l’incontro e il rito di comunità che accompagnano l’esecuzione del brano, alleviando ogni dolore.

Alla Romania guarda Tre tzigani (dall’originale Trec Tzigani) il primo singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, una ballata che esalta l’idea del cammino nel canto dell’amore e dell’allegria dei gitani.

La Giostra, la title track dell’album, è un brano originale composto da Vincenzo Grasso e ispirato alla suggestione dell’incontro tra le tradizioni musicali macedone e del Sud Italia, nello spazio-tempo ideale di una festa di paese. Il brano è introdotto da un testo recitato da Maurizio Pellizzari: «È un giorno di festa, sulla cassarmonica la banda suona un dolcissimo valzer triste...».

Tra gli altri brani, Zapievala racconta di un amore impossibile e dialoga con il genere tradizionale “sevdah”, musica folk della Bosnia-Erzegovina caratterizzata dal contrasto tra i ritmi moderati e le melodie intense ed emotive.

Tutti frutti è ispirato alla colonna sonora del film Gadjo Dilo (Lo straniero pazzo) del regista francese di origini rom e cabile Tony Gatlif. Una danza tipica che, come gli altri brani del disco, serba in sé il carattere ambivalente della gioia e della perdita, le lacrime e la festa.

Ballata a ritmo incerto, composizione firmata da Vincenzo Grasso, è un dialogo in musica tra le due sponde dell’Adriatico che alterna tempi pari e tempi dispari, questi ultimi tipica espressione dei Balcani.

Chiude il disco More Socol Pie, un ideale saluto a tutti i migranti nel canto macedone che racconta di partenze e braccia spezzate.

Tutti i brani sono frutto del lavoro di rilettura di Kërkim, affidato in particolare agli arrangiamenti originali che innestano temi strumentali inediti all’interno delle melodie, mantenute fedeli alla tradizione, in un dialogo contemporaneo con il passato all’insegna della sperimentazione.

«Questo disco è il nostro modo di contribuire a un dibattito circa l’esigenza di un ripensamento da parte della cultura occidentale – dichiarano i membri del gruppo - sempre più autoreferenziale, chiusa nelle proprie barriere mentali e nelle proprie paure. Eppure, se pensiamo a società come quella sefardita spagnola, la storia ci insegna che la condivisione delle culture crea esperienze floride e progredite».

Kërkim

Il progetto Kërkim nasce a Lecce nel novembre del 2012 sulla scia di un percorso di ricerca musicale che lega le terre del bacino del Mediterraneo lavorando sulle sonorità tradizionali dei diversi territori, dalla musica mediorientale al flamenco, dal balkan al folk salentino e campano, dai canti greci a quelli albanesi. Proprio dall’Albania Kërkim prende il suo nome, nel significato di “ricerca” e “osservazione”, un continuo movimento reso possibile dal dialogo, essenza della worldmusic, e dalla sperimentazione di un linguaggio contemporaneo. Le provenienze musicali e il percorso artistico di lungo corso di ogni singolo componente sono messi a bagaglio nel viaggio di questo progetto che porta nelle proprie composizioni le frequenze, i ritmi e i colori di molti Paesi, riletti e riarrangiati secondolo stile Kërkim. La band si è esibita in importanti festival in tutta Italia e in Europa, facendo tappa tra gli altri in Francia, Germania, Bulgaria, Gran Bretagna, Repubblica Ceca.

Link per l’ascolto

Singolo Tu che parti:

spotify: https://sptfy.com/5cbz

videoclip youtube: https://www.youtube.com/watch?v=13vhXEfIuvM

Singolo Tre tzigani:

videoclip youtube: https://www.youtube.com/watch?v=OA50XeS_Cys

In allegato trovate il comunicato stampa, una foto del gruppo e la copertina dell’album.

A questo link è possibile scaricare ulteriori foto del gruppo:

https://drive.google.com/drive/folders/14IxHlR5rhYXkJ1vYpkK_eTZivfPbKp8A?usp=sharing

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