Kabìla in tour / etno-pop / world-music

Kabìla “Yallah!” 

“Con la nostra musica invitiamo le persone a uscire dai loro mondi e ad entrare in mondi nuovi che conoscono solo per sentito dire ... ecco noi crediamo che questo debba essere il messaggio di Yallah! ... entrate nel nostro mondo: una realtà possibile, un esperanto di culture. E un invito a tutti noi: di lasciare sempre la porta aperta al nuovo.“ (Kabìla) 

Terzo album per i Kabìla, formazione multietnica con base ad Arezzo in costante movimento. "Yallah!" (يلّلا) è la conferma di un percorso musicale intrapreso tre anni fa con il disco precedente, "Oltre noi" (Ai-music/Egea 2010), verso nuove sonorità, che, pur rimanendo nell’ambito della world-music, danno spazio a inedite alchimie ritmiche e ad una cura più definita delle voci, grazie anche alla presenza di un grande musicista come Raffaello Simeoni (Novalia, Orchestra Popolare Italiana) che ha curato e supervisionato le tracce vocali. 
Il nuovo disco si caratterizza per una grande ricchezza di suoni e il desiderio di esplorare nuove culture musicali e nuove contaminazioni sonore, facendo uso, per la prima volta, di sintetizzatori e chitarre elettriche in tutte le tracce. Tra le novità presenti nell’album c'è anche la scelta di includere strutture melodiche in cui l’italiano e l’arabo continuano ad alternarsi, ma senza ricorrere all’utilizzo schematico delle due voci che ha da sempre caratterizzato lo stile della band. 
I Kabìla sono Emad Shuman (voce solista, cori), Mirko P. Esse (voce solista, cori, piano, tastiere, sintetizzatori), Cristiano Rossi (oud, saz, chitarra acustica), Adriano "Nano" Checcacci (batteria, percussioni, loop programmino, sound manupulation), Marco "Kyano" Chianucci (basso elettrico, contrabbasso), Gabriele "Cato" Polverini (chitarre elettriche, voce e cori). 
Molti gli ospiti presenti: oltre a Massimo Giuntini (ex Modena City Ramblers, Whiskey Trail), che ha suonato numerosi strumenti (bouzouki, programmazione loops, uilleann pipes, chitarre acustiche, tastiere, percussioni), hanno partecipato Raffaello Simeoni (voce, armonie vocali, cori e flauto), Andrea Chimenti (voce recitante), Gabin Dabirè (voce e cori), Chady Dalaty-YaSeeDee (voce), Shady Hasbun, percussionista palestinese del gruppo “Maram” (darbouka, riq, mazhar, daff). 
“Yallah!" è un'espressione araba che significa "vieni", "vai avanti". Ha parallelismi in tutto il Mediterraneo per esempio con il greco Ela o il francese Allons. È il risultato di un lavoro intenso, che ha richiesto, tra scrittura e pre-produzione, quasi due anni di lavorazione. Le dieci tracce che compongono l’album rappresentano un ulteriore evoluzione della band, sia nella composizione e nei testi, sia nella cura delle voci, degli arrangiamenti, del sound e degli strumenti. 
Apre il disco “Dabkeh"(دبكة), brano che descrive al meglio lo spirito di crescita e sperimentazione dei Kabìla. La Dabkeh è una danza folkloristica popolare mediorientale che rappresenta l'amore per la terra e il proprio paese e, soprattutto, l'unione tra le persone. Il brano si caratterizza per una melodia dal forte sapore arabo, con un impianto ritmico elettronico e un ritornello rock. 
Segue il brano che dà il titolo al cd "Yallah (la lunga corsa)" ( يلّلا), una sorta di invito ad andare sempre avanti. Il brano vede la presenza del primo di una lunga serie di ospiti, l’artista elettro-rock libanese Chadi Dalaty- YaSeeDee. Il terzo brano, "Due stelle", è una ballata intimista, un inno alla figura dei genitori, che vede l’intervento del grande musicista burkinabé Gabin Dabirè che, nel brano, canta in lingua dagarì. 
La quarta traccia, "Confini", brano dalle sonorità più robuste, in cui spiccano le chitarre di Gabriele “Cato” Polverini, affronta il tema delle divisioni del mondo e dei muri che sono innalzati non soltanto davanti agli uomini, ma anche dentro le persone stesse. 
Il quinto brano, "L'ultimo grido", mette a confronto le due voci, italiano e arabo, in maniera molto definita, dando quel senso di incontro e contaminazione di due stili musicali distinti, evidenziati dalla strofa e dal ritornello. In questa canzone, dai tratti poetici, la Terra letteralmente grida contro l’Umanità che la consuma e la distrugge. Segue "Ummi” (أمّي ), che in arabo significa “mia mamma”, omaggio alla figura materna vista attraverso gli occhi di un figlio. Il brano è tratto da una poesia del grande poeta palestinese Mahmoud Darwish. 
La settima canzone, "Al di là del ponte", vuole essere una sorta di inno alla speranza, affinché i ponti possano sempre più unire le sponde del mondo, invece di allontanarle. Segue la canzone "Strade di Beirut”, introdotta da un omaggio alla cantante libanese Fairuz, che racconta della città che ha ospitato i Kabìla durante il tour libanese nel maggio del 2012; Beirut, un’araba fenice che sa risorgere dalle sue ceneri, più splendida che mai. 
Il penultimo brano è "Volo di rondine", più intimista, dove la voce è accompagnata solo da pianoforte, tastiere e contrabbasso. Nella coda finale è presente un volo verso la libertà che si chiude con una citazione di "Asfur", una tradizionale ninna nanna palestinese. 
La decima e ultima canzone, "Sidun", è l'omaggio a due grandissimi artisti italiani, Fabrizio De Andrè e Mauro Pagani. Il brano è stato completamente riarrangiato e suonato dai Kabìla e da Massimo Giuntini e vede la presenza di numerosi ospiti: Andrea Chimenti come voce recitante, Raffaello Simeoni e Gabin Dabirè nei cori finali. Anch’essa, per il forte significato che porta, rappresenta l’omaggio dei Kabìla al Paese dei cedri. "Sidùn" è la città di Sidone (Saida in arabo), teatro di ripetuti massacri durante la guerra che sconvolse il Libano dal 1975 fino al 1991. 
I Kabìla: 
Emad Shuman: voce solista, cori. 
Mirko P. Esse: voce solista, cori, piano, tastiere, sintetizzatori. Cristiano Rossi: oud, saz. 
Adriano "Nano" Checcacci: batteria, percussioni, loop programmino, sound manupulation. 
Marco "Kyano" Chianucci: basso elettrico, contrabbasso. Gabriele "Cato" Polverini: chitarre elettriche, voce e cori.

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