Venerdì, 30 Luglio 2021
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Terzapagina. Pfm sotto il segno dell'amico Faber: "Noi sempre contemporanei"

Torna nel Salento, con un live stasera ad Otranto, la storica band della musica italiana, con un concerto che ripercorre la loro carriera e con un omaggio a Fabrizio De Andrè, con cui hanno condiviso lo storico tour del 1979

@TM News/Infophoto

OTRANTO - Tornano nel Salento, pronti ad infiammare la notte di Otranto, nel solco di una carriera ricca di successi e nel nome di Fabrizio De André: suonerà questa sera nella splendida cornice del Fossato del castello la Premiata Forneria Marconi, che proporrà uno spettacolo avvincente in due parti. Nella prima sezione, ci sarà spazio per il tributo a Faber e alle sue più belle canzoni, che la Pfm ha saputo rivestire di suoni moderni in una storica tournée; nella seconda parte, ci saranno tutti i più grandi successi della band, che ha solcato i mari del rock progressive fino alle più particolari sperimentazioni, da “Impressioni di settembre” sino a “È  festa”  e “La carrozza di Hans”.

Non è la prima volta che la Pfm suona nel Salento. È interessante capite come venga accolta ogni volta la loro musica in un contesto che sta diventando un laboratorio di sonorità. "Innanzitutto, siamo convinti - spiega Franz Di Cioccio, voce del gruppo - che il Salento meriti tutte queste attenzioni e siamo contenti di tornare qui, anche perché percepiamo una grande anima musicale. La vivacità culturale, espressa in questi anni, e non mi riferisco solo alla Taranta, ci fa sentire a casa, perché noi siamo una band attiva a tutto tondo, che ha fatto della sperimentazione la propria cifra stilistica".

Il concerto di stasera, poi, nel segno di De André. Correva l'anno 1970, quando la Pfm, che ancora si chiamava "I Quelli" incontrò per la prima volta il cantautore genovese. Da allora le reciproche carriere e vite si sono incrociate numerose volte, unite da un file rouge invisibile ma resistente. Poi arrivò il 1979, l’anno dello storico tour insieme, da cui nacque un doppio album, ancora oggi pietra miliare nella discografia della canzone d’autore italiana.

Il live otrantino diventa un grande omaggio a Faber amico, uomo e poeta: "Noi abbiamo sette tipologie di concerti differenti - racconta Di Cioccio - che proponiamo al pubblico, ma questo resta quello che affascina più di tutti. Con Fabrizio De André si è creato fin da subito uno scambio felice, perché lui aveva una qualità testuale unica, noi abbiamo arricchito musicalmente le sue canzoni, forti della nostra conoscenza e della nostra continua voglia di sperimentare".

Esiste l'attualità del messaggio di un artista come De André che continua ad entrare nel cuore di chi ama la musica? "C'è sicuramente - puntualizza - ed è nello spessore rivoluzionario dei suoi testi, nella sua capacità di descrivere un tema, senza mai puntare il dito contro nessuno, e con una forza visionaria incredibile. La sua musica supera le generazioni, le investe. Noi l'abbiamo attualizzata aggiungendoci il nostro modo di intendere la musica".

Un po' come Bob Dylan con la Band: "Lui ha offerto un contenuto - aggiunge -, noi come con Avatar, gli abbiamo messo gli effetti speciali". Eppure all'inizio apparivano due culture musicali che sembravano avere tanti detrattori: "Abituati all'America - prosegue - e alla contaminazione, noi non ci siamo mai fermati dinanzi a ciò che appariva inconciliabile in certe culture campanilistiche. Fabrizio ha accolto la nostra sfida, in un periodo molto particolare per lui. È stato un successo".

Per quanto riguarda un ricordo di De Andrè, Di Ciccio non ha dubbi: "Il momento più bello era quando ci forniva delle riflessioni a voce e ci raccontava le storie che erano dentro le sue canzoni". Ma non c'è solo l'omaggio a Faber: la musica della Pfm ha aperto brecce nel rock italiano, con il progressive (di cui insieme agli Area sono stati gli antesignani). La loro forza si è poi tradotta nella consacrazione internazionale che li ha portati a viaggiare molto, soprattutto in America: "Noi abbiamo registrato sempre dischi uno diverso dall’altro, mostrando che la musica italiano poteva essere qualcosa di diverso dalla tradizione melodica. Non abbiamo mai cercato di ripeterci e questo ci ha permesso di essere contemporanei in tutte le epoche".

Nella seconda parte del concerto, dunque, la Pfm suonerà i propri successi, quelli di una carriera contraddistinta per una ricerca costante, ricca di linguaggi differenti e di uno stile inconfondibile, imitato anche da gruppi del mondo indie, come Marlene Kuntz, Timoria ed altri ancora. Dopo aver "rivestito" De Andrè di modernità, altri gruppi provano a "rivestire" di proprio la Pfm. Cosa si prova lo spiega lo stesso Di Ciccio: "Ognuno deve essere se stesso. A noi piace quando la musica oltre ad essere un suono è anche un gioco, fa divertire. Ascoltiamo la musica degli altri, senza preclusioni, e ci troviamo bene con colleghi in cui riconosciamo la nostra stessa voglia di divertirsi che abbiamo noi. Certo, ci fa piacere vedere che gli altri ci hanno come punto di riferimento, significa aver lanciato dei semi che oggi vediamo raccogliere".

Uno di questi è anche contenuto nei suoni della pizzica salentina: "C'è un ritmo, una musicalità da tarantella rock in alcuni nostri pezzi di trent'anni fa". Provare per credere, ad esempio, "È festa". Proprio per questo, non sarà un caso che uno degli storici componenti della band, Mauro Pagani, sia stato per alcune edizioni il maestro concertatore della Notte della Taranta. Ma questa è tutta un'altra storia: e stasera sul palco di Otranto il rock avrà le mille sfaccettature di una delle più straordinarie esperienze musicali internazionali.

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