Domenica, 16 Maggio 2021
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Un’orchestra per i bimbi prematuri: suona per donare loro le apparecchiature

Speciale concerto, domenica, al Teatro Apollo. L’iniziativa organizzata dal Lions club e dall’associazione “Cuore e mani aperte verso chi soffre”

Il concerto di domenica sera.

LECCE - Si è tenuto nella serata di ieri sera, nel Teatro Apollo di Lecce, un concerto di Natale con la nota Orchestra di fiati e percussioni Jonico-Salentina composta da cinquanta elementi e diretta dal Maestro Leonardo Laserra Ingrosso. Grazie al ricavato della serata, il Lions club Lecce “Messapia” e l’ associazione Fondo di solidarietà permanente “Cuore e mani aperte verso chi soffre” onlus, per la terza volta strette in una rete di solidarietà, al fine di garantire la umanizzazione degli spazi ospedalieri con particolare riguardo all’utenza pediatrica, hanno donato delle apparecchiature medicali e supporti all’Unità terapia intensiva neonatale e al nido dell’ospedale "Vito Fazzi", per le cure e l’accoglienza dei piccoli pazienti e delle loro mamme.

L’Orchestra Jonico Salentina ha eseguito brani del repertorio classico, celebri ouverture per symphonic band e medley in tema natalizio, che hanno raccolto grande consenso tra il pubblico in sala. Il direttore responsabile dell’Utin, Giuseppe Presta ha così commentato la donazione: “Ancora una volta devo sottolineare la sensibilità della onlus Associazione Cuore e mani aperte verso chi soffre e del Lions club Lecce Messapia verso i piccolini ricoverati nella Terapia Intensiva Neonatale e al Nido. Per migliorare l'assistenza in un reparto di Terapia intensiva non sempre è necessario acquisire apparecchiature molto costose e la donazione odierna ne è un esempio. Le sedie serviranno ad accogliere, in modo adeguato, le mamme che fanno Marsupioterapia (contatto pelle-pelle), gli scaldabiberon a garantire che anche i neonati più piccoli ricevano i benefici del latte materno, e infine il bilirubinometro a evitare il trauma della puntura del tallone”.

Particolare commozione ha suscitato tra i presenti la testimonianza di una mamma: “Avere un figlio prematuro vuol dire diventare genitori prematuri, vuol dire negarsi la gioia di abbracciarlo, di portarlo a casa subito, vivendo un forte stato di ansia e paura che il bambino non riesca a sopravvivere … si esce dall’ospedale senza bimbo. Si entra in un mondo sconosciuto: l’Utin, ma cos’è l’Utin ti chiedi? L’Utin è quel reparto dove non sai cosa aspettarti, attraversi corridoi lunghi, deserti, silenziosi, si arriva davanti alla porta di terapia intensiva e un’infermiera ti accoglie sorridente, perché infermieri e medici, in quel reparto, non si prendono cura solo di tuo figlio ma coccolano anche i genitori e ti fanno sentire in una grande famiglia. Quell’infermiera sorridente ti spiega come funziona: i camici, visite ogni tre ore e tutto il resto; poi, finalmente, ti accompagna all’incubatrice, e lì vedi tuo figlio attaccato a una macchina e lo accarezzi da un oblò. Lo vedi piccolo indifeso, lontanissimo, perché non puoi stringerlo a te".

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