Notte della Taranta: in centinaia di migliaia in delirio per il concertone di Melpignano

Il successo della 17esima edizione va ben oltre le aspettative e riscatta il maestro Sollima. Ma la guest star è stato un pubblico straordinario e rispettoso sulle note di un ritmo coinvolgente, etnico e qualche volta malinconico, martellante e ipnotico

Un momento del concerto finale del 2014 (fotografie di Salvatore Chilla).

MELPIGNANO - Diciassette sono le volte che la Taranta ha pizzicato a Melpignano. Diciassette con il concertone finale di ieri sera. Un numero difficile che, scaramanzia a parte, vuol dire soprattutto che quell’idea balenata nel 1998 nella mente di quello sconosciuto sindaco di un piccolo comune salentino, Sergio Blasi, e degli etnomusicologi Maurizio Agamennone e Giancarlo Salvatore, non solo ha funzionato alla grande ma ha segnato una svolta per tutta la provincia contribuendo a promuovere e valorizzare un territorio dalle mille sfaccettature che proprio grazie a eventi come questo sta imparando a (ri)conoscersi e coagularsi attorno alla medesima matrice culturale.

Il ritmo, coinvolgente, certamente etnico e qualche volta malinconico, oppure martellante e ipnotico, è stato il protagonista assoluto della kermesse di quest’anno in cui ci si aspettava, evidentemente, qualcosa in più di quella scorsa. A cominciare dall’affluenza, in continua crescita, di spettatori che già durante le prove generali di venerdì erano 40mila e sono diventati, azzardando una stima piuttosto cauta, circa 150mila durante la serata (300mila per l'intera kermesse, considerando le tappe intermedie nei diversi comuni).

Uno spettacolo di musica, danza e colore che ha brillato anche per l’ordine pubblico e il rispetto dei luoghi. Cosa che la dice lunga anche sulla capacità organizzativa che, va sottolineato, ha saputo e potuto accogliere residenti, turisti italiani e stranieri provenienti da ogni dove per assistere all’evento trasmesso, oltre che in diretta streaming e televisiva sul Rai5” anche su “Rai Radio2” senza geo protezioni.

Una scelta, quest’ultima, che dimostra intelligenza e lungimiranza tanto nei confronti di un prodotto di elevato e indubbio valore culturale, quanto verso l’utenza radiotelevisiva e on-line che ha, così, potuto condividere pienamente e senza restrizioni il concertone a tutte le latitudini. Un mosaico di umanità in comunione perfetta, quello di ieri sera, con bandiere e striscioni inneggianti alla musica, ai suoi interpreti e a questa terra meravigliosa che ha meritato, tra gli altri, l’inattesa e spontanea dichiarazione d’amore di Roberto Vecchioni giusto prima di eseguire il brano “La Tabaccara”.

“È un grandissimo onore quello di essere qui – ha esordito il cantautore rivolgendosi in modo particolare ai turisti stranieri. Ma dovete sapere che in mezzo al ritmo frenetico e coinvolgente della pizzica ci sono parole e concetti che raccontano battaglie, vessazioni e amori per le donne e per la propria terra.” Così Vecchioni riassume il senso più profondo della musica popolare in generale e di quella salentina in particolare. E non si esime dal presentare la canzone sulle tabacchine come un manifesto “fortemente sociale e politico” che, per quanto possa apparire datato, dice “si fonda sulla forza d’animo di gente, come i salentini, che lavora e che ha costruito la nostra nazione”.

Ma l’omaggio di cui sopra giunge quando “il professore”, in un momento di rara intimità, rivela al pubblico di aver scoperto proprio in questa terra “un silenzio colto” che gli consente, a differenza di altre realtà, il lusso di poter parlare d’arte avendone voglia durante la quieta degustazione di un caffè, oppure quello, assai più prezioso e raro, di non farlo, senza esserne costretto da gente inopportuna “godendo quel rispetto che raramente ho incontrato altrove”. È una sorpresa anche l’arrangiamento di un’eccezionale “Samarcanda”, che Vecchioni canta addirittura in griko e fa accompagnare dalla zampogna, al termine della quale la folla gli dedica un lungo e meritato applauso.

Mani unite, braccia levate, corpi danzanti e ondeggianti per quattro intere ore al suono di percussioni, archi, organetti, mandolini, armoniche, chitarre e tamburelli. E neanche la pioggia ha potuto contaminare l’atmosfera magica della notte della musica popolare che, questa sì, è stata densa di contaminazioni. Come quelle proposte da Goumar Almoctar, in arte Bombino, che accompagnato dalla splendida e brava Alessia Tondo (la quale ha raggiunto un eccellente livello canoro portando la voce a una maturità assolutamente insolita e stupefacente) ha eseguito “Lu rusciu de lu mare” in Tamasheq, la lingua parlata dalle tribù nomadi del Niger cui il cantante soprannominato il “Jimi Hendrix del deserto” appartiene. Oppure quelle del musicista israeliano Avi Avital che ha incantato il pubblico con il suo mandolino innestandosi alla perfezione sulle note della pizzica in una sorta di scambio osmotico che la platea di Melpignano ha dimostrato di gradire esortando l’artista a non smettere di suonare.

Degna di nota la performance in konnakol della cantante Lori Cotler e del percussionista Glen Velez, forse la meno apprezzata (chissà se per via dell’abito di paillette verde scintillante abbinato a scarpe vertiginose e assolutamente fuori luogo) dagli spettatori già in preda alla frenesia causata dal morso della tarantola, i cui straordinari vocalizzi, tuttavia, hanno rappresentato, insieme ai fratelli siciliani Enzo e Lorenzo Mancuso, la vera novità di questa edizione. Il Konnakol, infatti è una disciplina indiana che aiuta la concentrazione nelle fasi di meditazione e si basa sull’utilizzo di una serie cangiante di frasi ritmiche in maniera improvvisata.

Non ha deluso le aspettative il romano Alessandro Mannarino, look total black neo-zigano e sorriso stampato sul viso, il quale ha coinvolto l’intero uditorio con l’ardua prova di un travolgente “Santu Paulu”. Mentre, forse a causa di un cielo offuscato da pesanti nembi, non ha brillato particolarmente la stella di Antonella Ruggiero, un po’ in difficoltà durante l’esecuzione di “Pizzicarella mia”, tanto da essere costretta a concludere con i ben noti vocalizzi per non farsi sovrastare dall’orchestra.

Di note stonate, ad ogni modo, non ce ne sono state poi molte. Anzi, l’articolata scaletta, modificata soltanto in minima parte, è stata un crescendo continuo di ritmi e melodie sorprendenti, alternati dalla sapiente e agile direzione artistica e dalle coreografie dello spagnolo Miguel Angel Berna e Manuela Adamo.

“Cosa ci si poteva aspettare se non un concerto all’insegna dell’ancestrale e del primordiale?” ha detto il maestro concertatore Giovanni Sollima, ponendo l’accento sulla questione principale che durante la scorsa edizione aveva sollevato qualche dubbio e provocato non poche polemiche, ovvero quella di un potenziale snaturamento della ragione stessa per cui è nata la Notte della Taranta e, di conseguenza, la fondazione omonima. Si torna al primordiale, dunque, alla vibrazione più bassa e basilare dalla quale tutto ha inizio, e fine, secondo le recenti teorie dei fisici teorici.

Ed è proprio Giovanni Sollima, basco nero in testa e camicia bianca aperta fino al petto, ad aprire con un brano strumentale “Pizzica indiavolata” l’edizione 2014, la seconda consecutiva per lui, in cui ha sfoderato una verve non comune e mandato in visibilio i trecentomila morsicati. E tutto assolutamente gratis. Il gran finale, in realtà un finale a sorpresa, ha visto calare il sipario del grandioso palcoscenico sull’arrangiamento di Matinata in cui si sono esibiti tutti gli artisti mentre il pubblico di Melpignano cantava in coro il ritornello.

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Nota di rettifica della redazione: per errore inizialmente era stato inserita una bozza non ancora corretta. La stima iniziale di 300mila si riferiva al totale del pubblico presente in tutto l'arco della kermesse, comprendente quindi anche le tappe intermedie della Notte della Taranta. La stima di 150mila è quella standard dell'organizzazione per il concerto finale di Melpignano. Il titolo finale, che punta sull'indeterminatezza, ricalca invece la nostra convinzione che sia difficile stilare una cifra esatta.

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